Ho un cannibale come materasso
Ingordo
Ha divorato il tuo corpo
Di te nelle lenzuola
Non mi resta né l’odore
Né l’impronta.
Ho steso un braccio sul cuscino
Quello che non è il mio
Ho immaginato la forma
La carne che v’era posata sopra,
fino a un istante fa
Ti avevo sulla mia bocca.
Nella veglia quel lembo di tela
È la tua pelle dove vengo a sdraiarmi,
all’alba
con le tapparelle bucate dal sole
Devo farti cadere dal cuore.
Non puoi immaginare quanto rumore fai
Dentro o fuori non fai alcuna differenza
Quel che ferisce e ammala
È la voce della tua assenza,
devo scordarmi le braccia
Fermare la voglia che m’assale
Di averti nelle gore del sudore
Io non sono la donna
Quella all’altezza delle tue parole,
e mentre la notte lascia questo letto al giorno
Per far posto alle noie e alle possibilità del mondo
Che
Innocente e fragile
Mi saluta affacciandosi dalla finestra di questa stanza
Mi costringo
Automa
A rinascere
Dalle ceneri della tua ombra.
(Charlie)