22.04.2026
Charlie Brown
"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)
22.04.2026
Accedi o Registrati per commentare l'articolo
Due giorni fa si è concluso il referendum e sull’argomento vorrei spendere alcune parole.
Prima cosa (la più importante): non mi è piaciuto per niente la maniera in cui si è svolta questa campagna referendaria, mai tanto aggressiva, esacerbata e violenta come questa volta rispetto ai referendum del passato che l’hanno preceduta. E questa vale tanto per il fronte del no quanto quello per il sì.
Vedere persone di una certa autorevolezza – o quantomeno che rivestono un ruolo autorevole nelle Istituzioni – menarsela e darsela di santa ragione (a parole, s’intende, anche se penso che l’espressione più corretta sia “a suon di insulti, minacce e tracotanza”) esclusivamente per fame di potere, credetemi, per chi scrive è stato uno spettacolo orribile e raccapricciante.
Premesso che il tema di questo referendum (Giustizia e non Magistrati e non Costituzione) non era di facile comprensione, me ne rendo conto: era ed è un argomento molto tecnico e complesso. Lo era finanche per gli “addetti ai lavori”, figuriamoci per i cittadini (che non sono tutti Avvocati, Magistrati, Pubblici Ministeri, Poliziotti, Ufficiali Giudiziari ecc.).
Qual era allora il metodo per approcciarsi con libertà e serenità al voto? Spegnere la televisione e “congelare” – per il tempo necessario alle riflessioni e alla valutazione finale – qualsiasi notizia fatta circolare sui social, sui canali youtube ma – possiamo affermare in generale – su internet; dopodiché sedersi dietro una scrivania e studiare. Il da farsi era acquistare un testo di diritto costituzionale, gravoso come studio okay ma conoscere il Pilastro dove nascono e si poggiano le Leggi che ci governano e ci tutelano non fa mai male, anzi. È una cosa utile e necessaria, oltre ad essere un dovere di ogni cittadino.
Una soluzione più rapida? Carta Costituzionale alla mano e testo della riforma all’altra mano. Leggere, sottolineare le parole (il tenore è quello che è: letterale. Una cosa è chiara nel nostro ordinamento che non lascia spazio a dubbi e interpretazioni rispetto ad altre norme: la Costituzione), comprenderle, assimilarle e confrontarle con quelle che sarebbero state il nuovo testo che avrebbe sostituito il precedente. Tirate le somme, si arriva al risultato che ci accompagnerà sino al giorno X (la croce è d’obbligo, permettete, simbolo di tanti significati).
Solo a quel punto al termine dello studio, e sempre se si vuole, si può ritornare ad accendere la tv, i computer e i cellulari (magari anche riaffacciarsi in edicola per comprare i quotidiani per chi non ha le app scaricate sui telefoni personali) e seguire dirette, partite di boxe, duelli, film horror, commedie e pagliacciate.¹
Quello che mi ha dato molto, molto, molto ma molto fastidio è stata infatti la continua, vessatoria e vomitevole ingerenza da parte di tutt’e due le fazioni (SÌ e NO) finalizzata a coartare la mia volontà di pensiero e di espressione. A mio avviso la propaganda politica non dovrebbe esistere quando si sceglie di affidarsi allo strumento di DEMOCRAZIA diretta (referendum), perché un conto sono le Elezioni (dove si è chiamati a votare i rappresentanti del proprio Paese al Parlamento, alias Chi) e un altro è il Referendum (dove il popolo è chiamato ad esprimersi su determinati temi quali il divorzio, l’eutanasia, la procreazione assistita, l’aborto, la giustizia, alias Cosa).
Se nella prima ipotesi – Elezioni – posso accettare (con riserva) slogan e pubblicità becere per le lotte al potere, nella seconda ipotesi – Referendum – la strumentalizzazione politica su temi importanti che vanno ad incidere profondamente sulla mia vita come individuo e come componente di una aggregazione sociale non mi sta affatto bene. Siamo o non siamo un Paese democratico? Che fine fa allora la Democrazia se tutti mi vogliono convincere delle loro prese di pozioni che non coincidono con le mie considerazioni personali?
Ma restiamo in ambito di considerazioni visto che le ho tirate in ballo, considerazioni che hanno origine da un Dubbio che mi ha assillato per tutto l’arco di tempo di questa campagna referendaria.
Se la Giustizia è un Ordine Autonomo e Indipendente sì come regolato dalla nostra Carta Costituzionale, slegato dal Potere Esecutivo (Governo) e Legislativo (Parlamento)… perché allora ci si infila la politica con tutte le scarpe? (zozzissime, per giunta!).
Guardate che questa mia considerazione – ripeto, sottolineo con forza e ribadisco – del tutto personale è rivolta non soltanto al fronte del SÌ, ma anche al fronte del NO (pensavate di farla franca eh?).
È un dato di fatto, e lo dimostra la miserabile e feroce propaganda che ha preceduto questo referendum: avete fatto pena dall’inizio alla fine. Davanti agli occhi non ho visto altro che una nidiata di bambini petulanti e capricciosi che non facevano altro che giocare a Monopoli e tirarsi a capelli facendo a gara a chi acquistava maggiore potere e consenso su un tema quale la Giustizia (signori miei!), Potere giudiziario che nulla dovrebbe c’entrare – almeno sulla Carta ma, in realtà, almeno in teoria – con la politica (che, a quanto pare, c’entra).
Ero arrivata al punto che non sapevo più se mi trovavo allo stadio, al mercato del pesce, in un’assemblea di condominio, in un circuito di Formula Uno oppure sotto il tendone di un Circo… (un incubo! Non vedevo l’ora che finisse, n.d.a.)
Se non fosse così drammatica la situazione la butterei sul ridere, ma per la prima volta non ho nessuna voglia di scherzare, e la faccenda assume contorni ancora più inquietanti, drammatici e grotteschi se pensiamo che Queste Persone sono state le prime a buttarla in “farsa”; quelli del SÌ prendendo a prestito come slogan Per sempre sì di Sal da Vinci, e quelli del NO arruolando Vasco Rossi con C’è chi dice no.
Ditemi se tutto questo non è imbarazzante, ridicolo e volgare (no comment poi sui messaggi propagandistici inviati via whatsapp e sit-in negli Atenei).
Il fatto è che, volenti o nolenti, la politica ci si mette sempre di mezzo, e quando ciò avviene è davvero difficile restare neutrali o indifferenti.
Ebbene, a seggi chiusi, dopo aver preso coscienza del Prima adesso quello che temo sarà il Dopo. E, badate bene, questo lo penso anche nel caso avesse vinto il fronte del SÌ.
La campagna referendaria è stata molto accesa e, aggiungo, sono cadute anche molte maschere (sintomo che si è dato davvero il peggio di sé, senza alcun rispetto per il prossimo e per la Libertà altrui).
Dai dati emersi – 53% NO contro il 46% SÌ – quello che ho sotto gli occhi è un Paese spaccato.
Se davvero si è guardato al merito della riforma, e non al Partito come molti pensano, ciò significa che esiste una fetta degli italiani (quasi la metà) che spingeva verso questa riforma.
È ovvio che quando c’è di mezzo una Fede, una Ideologia, un Credo (chiamatelo come vi pare) che dibattono e si scontrano tra loro, una delle parti è destinata a soccombere… ma come soccomberà nel tempo? Sarà in grado di guardare avanti lasciandosi l’odio, la rabbia e la frustrazione alle spalle? Potrei dirvi che la risposta si cela nella Democrazia (ma non ne sono sicura).
In queste settimane sono tornata a rileggere le opere del mio Mentore, Luciano De Crescenzo, e proprio iersera ho terminato la lettura di Panta Rei (tutto scorre)² un testo in cui l’intellettuale partenopeo illustra e spiega il pensiero del filosofo di Efeso, Eraclito.
C’è un passaggio del libro che recita così “La tracotanza è necessario spegnerla ancor più del divampare di un incendio”, massima a sua volta ripresa dall’autore da Vite dei filosofi di Diogene Laerzio. Come a dire che quel che è da temere non è tanto l’eccesso in sé, ma il modo o il mezzo in cui si eccede. Ho fatto questa riflessione: la tracotanza è sinonimo di Superbia, e quindi di Odio verso gli altri, e quindi di Egoismo, distacco.
Da mesi abbiamo assistito a queste battaglie di arroganza e di presunzione che hanno preso ancora più corpo con l’avvento del referendum sulla giustizia. Vi chiedo, con uno sguardo al dato riportato sopra: pensate che la questione sia davvero conclusa?
Luciano diceva anche che sulla carta di identità di ognuno sarebbe meglio annotare, assieme al colore degli occhi, dei capelli, all’altezza e allo stato civile, se si è presepisti oppure alberisti. Se me lo avesse chiesto qualche mese fa gli avrei risposto che questa sua proposta mi garbava, anzi gli avrei addirittura avanzato una controproposta: perché non annotare pure se si è eraclitei o parmenidei sul documento di identità?
Alla luce di quanto accade – e stando ad alcune voci di corridoio – non sono più sicura che ambedue le proposte siano una buona idea.
Ah dimenticavo… nonostante tutto, ho votato.
Ho dato 0.
25.03.2026
¹ Si consiglia la diretta solo per gente dotata di stomaco forte.
² Consiglio la lettura del testo.
Accedi o Registrati per commentare l'articolo
Siccome durante l’arco delle ventiquattro ore che ci sono concesse quotidianamente facciamo sempre schifo – mi ci metto pure io nel mucchio – stanca di tutta questa pupù, lievitata spropositatamente specie in queste ultime settimane pre-referendum, mi sono messa a guardare la cara Maria nazionale.
Ehhh… cara Maria è cara assai… ma proprio assai!
È talmente cara, pacifica e tenera, che me la voglio sposare.
Mari’, mi vuoi sposare?
Il Dottor Costanzo – con rispetto parlando, riposi in pace e così sia – è morto, tu sei vedova da qualche anno ormai (almeno così mi risulta, non mi sono recata all’anagrafe per controllare se hanno apportato modifiche al tuo stato civile, poi se nel frattempo frequenti qualcuno o ti sei fatta qualche amichetto mi sfugge, abbi pazienza), male quindi non facciamo male a nessuno, di peccare non commettiamo peccato stiamo apposto pure con la chiesa insomma (eh, insomma… manco tanto… per via del sesso dico. Comunque nun ce ne frega gniente Mari’, al massimo ci sposiamo in Comune lo sai come sono i preti, quelli vedono porcherie e peccati dappertutto, mica lo vedono l’Amore, non hanno mai capito niente dell’Amore in tutti questi secoli), figli mi pare che non ne tieni, io altrettanto… se poi li vuoi adottare non c’è problema, basta dirlo. Ne parliamo e provvediamo. Mo’ la cerimonia… oh io non sono di grandi pretese, me accontento anche solo dei moccoli dei chierichetti, tu vuoi le rose? Le margherite sull’altare? Che vòi Mari’? Il velo con lo strascico? Oppure te stanno bene i soliti jeans sdruciti e la maglia der pigiama che qualche volta hai indossato durante il serale di Amici?
Per due sabato sera non sono uscita, sono rimasta a casa. Mentre, seduta sul divano, facevo fuori il pacco dei Kinder cereali con relativa tazza di cioccolata calda annessa mi sono messa a guardare Maria. Esatto, proprio quel programma lì. Però non è che ho guardato proprio il programma, ho guardato solo Maria. Ho osservato come si muove (Mari’ comunque sopra li tacchi nun sai cammina’, fai molto effetto Tore de Pisa), cosa dice, come si pone con gli ospiti e con chi le sta di fronte, come presenta le storie al pubblico in studio, come gestisce gli spazi, le situazioni (spesso spinose vicissitudini familiari) che le persone le affidano che manco al loro confessore guarda… (il prete crede di sapere ma non sa nulla dei peccati che sa Maria, Santa Maria di Mediaset).
Ho prestato attenzione al tono della voce, alle parole che sceglie, alle espressioni che le compaiono sul volto, al modo in cui studia le espressioni sul volto di chi le sta davanti; e ogni volta mi stupisco come faccia a cogliere tutto quello che non viene detto e a dare sempre il consiglio giusto, risolvendo – il più delle volte – i rapporti che si presentano più ostici e che sembrano intrappolati in un tunnel senza via d’uscita.
Le persone non parlano e lei intuisce al volo cosa stanno pensando. E interviene (quando sa di poter intervenire. Maria conosce anche i tempi). Con tatto, pacatezza e offrendo tanto, tanto conforto.
Capite bene che di fronte a scene del genere, in un periodo turbolento come quello che stiamo vivendo tra guerre internazionali e guerre intestine, Maria mi rilassa e mi riappacifica con la parte più oscura di me.
Questa donna non alza la voce, non è mai stata al centro di una polemica né ne ha mai create, è stata sempre coerente con le sue scelte, il suo pensiero e la sua linea di condotta. È leale, onesta, sa stare allo scherzo ed è davvero un piacere conversare con lei (Maria non si offende mai).
Trasmette tranquillità, serenità. La gente da casa le si rivolge chiamandola direttamente per nome dandole del tu come se fosse una di famiglia. Maria lascia fare, non si atteggia perché è una persona di spettacolo. Ricordo che una volta una signora di una certa età fu invitata a prendere parte al programma, la quale vedendo Maria così magra le chiese se mangiasse (“Maria ma tu mangi?”, le domandò proprio così). A me fece tanta tenerezza quella scena perché fu bello vedere quanto i fan di Maria si preoccupassero e si preoccupino per lei o per la sua salute. Maria comunque si affrettò a rassicurare l’anziana donna che mangiava.
Maria è una persona molto educata e garbata. Ringrazia sempre le persone che vengono nelle sue trasmissioni, per lei non esiste differenza tra bianco o nero, povero o ricco, scemo o intelligente, brutto o bello, italiano o straniero. Sarà che sono stanca di vedere solo odio e violenza, fatto sta che questi “piccoli” dettagli li noto in una persona, specie se è una persona molto generosa.
Mi piace. Mi piace moltissimo. E pure a voi piace Maria, lo so.
(Mari’, lo vuoi un bacetto? Comunque se vuoi che ti cucino un piatto di pasta e fagioli non hai che da chiederlo, te nun te preoccupa’. Penso a tutte cose io).
Non si arrabbia mai (ma come cavolo fa? A me me stanno a parti’ i neuroni, nun li trattengo più), non ha una parola cattiva per nessuno, ha un autocontrollo pazzesco ed ha una capacità di mediare impressionante (te invidio Mari’, in senso buono e senza peccare perché io a differenza di te… non sono una signora/una con tutte stelle nella vita/non sono una signora…)⁶.
Maria lancia anche messaggi subliminali. Non ci credete? Osservatela anche voi come lei osserva voi: non parla (muta je)⁷, ma agisce.
Cosa celi dietro il tuo silenzio Maria? Qual è la tua magia? Il tuo segreto per piacere a tutti?
(Parlami di te bella signora/parlami di te che non ho paura/parlami di te, dei tuoi silenzi/signora solituuuuudine!/Signora solituuuudineeee!)⁸
Adesso non so se anche voi inviate messaggi subliminali alla dolce Maria, sicuro la chiamate al telefono. Pure ad agosto, a quanto mi sembra di aver capito.
“Mari’ tengo⁹ un problema”
“Non ti preoccupare ti mando il postino”
“No no, non sia mai. E se quello poi bussa mentre faccio la spesa e non mi trova?”
“Statti tranquillo che ti trova. Quello, il postino bussa sempre due volte”
Insomma di Maria vi potete fidare. Tutti si fidano di Maria. Pure i morti si fidano di Maria, la chiamano dall’oltretomba.
“Maria, mi fai resuscitare? Mi so’ dimenticata di dire a Pasquale dove ho messo il pitale, quello rimbambito com’è è capace che se la fa a letto”
“Ci penso io a Pasquale tuo, dimmi dove abiti ché glielo vado a cercare. Se vuoi gli cambio pure il pannolino”
Maria è così. Fa fare pipì a tutti, fa parlare tutti, ascolta tutti, fa la spesa a tutti, canta la ninna nanna a tutti, fa cantare e ballare tutti, fa presentare a tutti, fa mangiare a tutti. Tranne al ‘sor Costanzo, buonanima.
Sempre per una lontana reminiscenza rammento che una volta la Littizzetto, durante il programma Che tempo che fa, chiamò in diretta al cellulare Madonna Maria. Per la cronaca sbagliò per tre volte il numero. Al quarto tentativo Maria rispose. Non ricordo bene cosa si dissero – si tratta di molti anni fa, era ancora vivo il Dottor Costanzo – quando ad un certo punto dalla regia si misero direttamente in comunicazione video con la casa dei coniugi Costanzo&De Filippi.
L’Esimio era seduto a tavolino nella sua stanza studio a compulsare carte e Maria era da tutt’altra ala della casa (forse stava buttando la pasta per questo non rispose subito alla Luciana negli studi di Rai3).
Maria non me ne volere, sto scherzando lo sai (ti voglio bene sul serio, credimi). Prendilo come un tentativo maldestro da parte mia di smorzare i toni di questi giorni, torno a ripetere non sono una Signora come te. E comunque brava Maria, brava! Anche se lo avessi fatto sul serio t’avrei approvato
Quando raggiunse il ‘sor Costanzo ci fu un siparietto molto divertente tra i due (anche molto tenero); Maria infatti stava raccontando a Luciana Littizzetto che doveva “litigare” tutti i giorni strenuamente col consorte perché finiva intere vaschette di gelato che il dottore gli aveva proibito di mangiare. Ovviamente l’altra campana smentiva dichiarando che la moglie lo dipingeva come un ingordo.
Tra i due chi avesse ragione non fu dato saperlo (sicuramente Maria), quel che rammento fu solo che la scena mi portò alla mente una gag di un’altra strepitosa coppia che è quella di Sandra Mondaini e Raimondo Vianello.
Adesso… come sono arrivata ad approdare al duo Mondaini-Vianelli partendo da Sal Da Vinci non so dirlo, so solo che stavo parlando di Maria, della sua empatia, della mia sessualità e dei Kinder cereali metabolizzati nel mio stomaco (con annessa cioccolata calda). Forse perché il dolce attira il dolce come accade con le calamite, e dove c’è il dolce c’è anche Maria.
(Esci ‘sta banana Maria!)
Se l’espressione può aver rimandato a strane allusioni nella vostra testa (brutti zozzoni, pulciosi, puzzoni…!) a me la banana fa pensare a qualcosa di dolce.
(Esci ‘sta banana Maria che me la devo magna’)
Ma sto divagando oltre che allontanarmi da quello che volevo dire.
Volevo dichiarare il mio amore a Maria, ecco cosa volevo e voglio dire. Me la voglio sposare, okay? E ci voglio pure andare a letto con Maria! Deve cantarmi la ninna nanna Maria.
E Il Dottor Costanzo che non s’arrabbiasse e manco si deve ingelosire, qui a Maria la trattiamo tutti coi guanti e le vogliamo tutti bene.
“Che state a fa’ là sotto co’ Maria mia? Bbbooooni, state bboni!!!”
“Stateve senza pensieri Commendatore. Quella, la femmena, è una brava guagliona¹⁰. Mai fu che vi mancò di rispetto”
E voglio di’ pure un’altra cosa al Dottor Costanzo visto che ci siamo: Esimio, tratti bene il mio di consorte, fateve ‘na bella chiacchierata, ‘na bella risata come quando eravate sul palco del Teatro Parioli in Roma (sito in Via Giosué Borsi al civico numero 20 per chi fosse interessato ad una visita guidata o alla programmazione in cartellone), che ne so raccontateve ‘na barzelletta, nu fattariello¹¹ e, visto che state, chiamate pure il Maestro Demo Morselli (non nel senso di chiamata al cielo ma nel senso di “fa’ nu fischio” e quello sòna) e fate parti’ l’orchestra pe’ fa’ balla’ angeli, Santi e cherubini (e pure San Pietro).
Un solo appunto (mi consénta): tra i tanti artisti che hanno conosciuto il successo grazie a Lei ci poteva, però, pure risparmiare il Dottor Sgarbi – non per la sua vasta cultura, per carità, di quella ce n’è sempre bisogno e anzi la ringraziamo e la ringrazieremo sempre per avercelo fatto conoscere – ma la sua irascibilità col tempo, e soprattutto con l’avvento dei social, Dottor Costanzo Lei capisce bene ci ha resi tutti un po’ sgarbati gli uni con gli altri. Siamo diventati tutti degli sgorbi sgarbati (che sc’kifo!). Lo vede mo’ con Sal da Vinci che è successo?
(Scusate, ch’è successo?)
Oh, e mi raccomando, non si offenda se mi profondo in apprezzamenti nei riguardi della Sua signora ma sa com’è… Maria è Maria. Gliela invidiano tutti Dottò, non ha che da rallegrarsene (Lei ha occhio carissimo, Lei ha occhio! E che occhio!).
E per dimostrare a Maria tutto l’amore che le voglio, le dedico una canzone (anzi due).
E, mi raccomando, adesso datemi della drogata o fatemi passare per una che spaccia stupefacenti. Dopo Sal Da vinci, al quale hanno fatto notare che il suo brano contiene contenuti maschilisti¹² (oltre a darci dentro con altri insulti), mi aspetto di tutto.
18.03.2026
⁶ Non sono una signora, brano di Loredana Bertè del 1982
⁷ Trad.: muta è.
⁸ Bella signora, brano di Gianni Morandi del 1989.
⁹ Trad.: ho un problema.
¹⁰ Trad.: Quella, la donna, è una brava ragazza.
¹¹ Un aneddoto.
¹² “Abbiamo il patriarcato nel sangue, come la malaria e, attenzione, ce l’ho anch’io: l’importante è rendersene conto, perché noi nasciamo maschi e uomini si diventa, tu nasci femmina e donna diventi. Non tutte diventano donne e non tutti diventano uomini” così Alessio Boni in una intervista al quotidiano La Stampa del 6.03.2026 a proposito dello spettacolo teatrale portato in tour dal 2024 ad oggi Uomini si diventa, nella mente di un femminicida.
Accedi o Registrati per commentare l'articolo
16.03.2026
Accedi o Registrati per commentare l'articolo
16.03.2026
Accedi o Registrati per commentare l'articolo
Bene, bene, bene. Anzi. Male, male, male.
Ma… dico, ci mancava anche Sal Da Vinci nelle polemiche? A parte che erano assurde tutte le critiche mosse prima ancora a Laura Pausini per la veste canora (e personale) conferita dall’artista all’Inno di Mameli, adesso manco le canzoni d’amore vi stanno più bene? Ecchec…osa!
Ma allora è proprio vero che del bene, dell’affetto, della dolcezza e della tenerezza non vi importa nulla, che fate solo finta di essere dei buonisti e dei pacifisti e delle persone educate e perbene e che “io dei pregiudizi? Ma quando mai!”.
Okay, la canzone vincitrice del Festival di Sanremo – si sa – può piacere o non piacere, ma che ne deve seguire una scarica di insulti mi pare nu poco esagerato (per restare in territorio napoletano), o no?
Questo povero cristiano di Sal Da Vinci pensava di portare sul palco dell’Ariston un testo che parlasse d’amore, ora non dico che si aspettava applausi a cascate da parte del pubblico, della giuria e della “critica”, ma un minimo di riscontri benevolenti ce l’aveva (in fondo non offende nessuno, è una pura e semplice manifestazione del sentimento d’amore alla persona amata). Affermare che è una canzone che si ascolta solo ai matrimoni dei camorristi, e che “madonnamiasaichefigurachecifaremoallEurovisioncoquesto?” o, peggio ancora, che ha connotati patriarcali…mamma mia ragazzi!
Che dire? Abbiamo davvero oltrepassato ogni limite come società civile che si rispetti e come individui in quanto esseri umani dotati di un cervello pensante (ma mi sembra di capire che qui Qualcuno o chi per Lui si è scordato di darci un cervello)¹.
Ora, esaminiamo bene le parole contenute nella canzone di Sal Da Vinci. Se ad un primo ascolto il tenore possa risultare “patriarcale”, con il testo alla mano si scopre che non è così.
Quando due persone si vogliono bene – ripetiamo: si vogliono bene significa che vogliono l’uno il bene dell’altro, e non l’uno il bene e l’altro il male – non esiste ostacolo che non si possa superare insieme (insieme = volontà da ambedue le parti); diversamente se l’ostacolo comincia a diventare un problema dovuto alla cocciutaggine di uno dei due soggetti (tanto maschile quanto femminile), allora vuol dire che l’amore è finito. Stop. Chiuso. Terminato. Esaurito (non nel senso mentale ma in senso quantitativo). Inutile quindi incaponirsi. L’amore non è un credito telefonico che puoi ricaricare quanto e quando vuoi, né il serbatoio di una macchina di lusso con cui scorrazzare per le strade per fare gli strafighi.
Altra perifrasi “so bene che è una grande incognita il futuro/ ma insieme a te non mi spaventerà perché/costruiremo tutto ma non alzeremo un muro”.
Ci sono tre parole su cui è essenziale soffermarsi: futuro, incognita e muro. Sulle prime due soprassiedo perché non c’è bisogno di spiegazioni, sull’ultima – muro – vorrei ragionarci.
Muro come sostantivo è una parola brutta perché evoca qualcosa che separa, divide, isola e che non permette di raggiungere l’altra persona, né di vederla o di sentirla. Ma Sal Da Vinci afferma proprio l’esatto contrario, parla di costruire (voglio far notare che il verbo è declinato al plurale): costruire tutto partendo da zero e, sempre al plurale, prosegue dicendo che “non alzeremo un muro” (c’è una negazione).
Ora, se il muro è un sostantivo che ha un’accezione negativa ed è seguito a sua volta da un’altra negazione, se non ricordo male – per una regola matematica – meno per meno fa più. E se il prodotto è positivo, dove si nasconde il significato maligno della canzone?
Un’esemplificazione? Delle più banali, mi sento di aggiungere.
Se mi apro ad una persona, ci parlo, ci discuto, ciò vuol dire che sto comunicando con quella persona, cerco un contatto. Se mi chiudo a riccio, la taglio fuori da qualsiasi decisione, accordo, scelta o altro, non la rendo partecipe di quel che sta accadendo, ergo sto “alzando un muro”.
E se non c’è comunicazione, né ascolto, esiste solo un hikikomori che s’accompagna col nulla. Da questo momento in poi l’amore si polverizza, svanisce ed entra in gioco la solitudine.
Mi rendo conto che, all’occhio, il titolo del brano possa indurre in errore. Per sempre sì sottintende un legame sempiterno, ma lasciate che dica una cosa: ci sono tantissime canzoni che, negli anni passati come ancora oggi, hanno espresso, esaltato ed omaggiato l’amore come un sentimento eterno, esclusivo e duraturo tra due persone. Di pari passo ci sono tantissimi libri (e tantissime favole) che dirottano il finale verso il classico “e vissero per sempre felici e contenti”; pertanto, la domanda che mi pongo è: perché stamo a fa’ tutta ‘sta caciara soltanto ora? E perché solo con Sal Da Vinci e non anche con Adriano Celentano o Riccardo Cocciante?² Niente niente vi dà fastidio che abbia vinto una canzone che abbia colori e sfumature “popolari” (e pertanto non proprio conforme allo stile di Sanremo)?³
No, perché mi sembra che qui qualsiasi cosa si dica, si faccia, si canti, si scriva o si pensi è diventata una grandissima camurria. E non importa se il soggetto in questione sia Sal Da Vinci, Laura Pausini, Andrea Pucci o un piddino o un meloniano.
Si deve offendere perché l’offesa e l’insulto è diventato il passatempo, nonché il costume dell’Italia (Paese democratico!), a prescindere se la questione sia giusta o sbagliata (nun ce ne frega niente, vabbè?). Può essere anche onesta e corretta ma… no! Non va bene! Devi stare attento a come parli, a come ti muovi, a come pensi e persino a come ti vesti e ti spogli! Non si fa.
Non si fa, non si fa e non-si-fa.
(Ma allora che famo?)
Sono addirittura arrivata a pensare che quest’anno, proprio perché non c’era niente su cui sparlare in tema Sanremo (un anno che potevamo starcene tranquilli, ma pensa te), qualcosa alla fine dovevamo inventarcela per accendere un po’ gli animi, e cosa c’era di meglio che buttare un po’ di benzina sul fuoco con la canzone vincitrice del Festival?
Questa volta è toccato a Sal Da Vinci (perdonaci Sal, perdonaci. Non tenevamo, come al solito, niente a che fare) ma – torno a ripetere – non è, non è stato e nemmeno sarà l’ultimo ad essere tacciato di patriarcato. Ci sono tantissimi film (si veda la scena di Johnny Stecchino quando lui, Benigni, e Maria, Nicoletta Braschi, sono seduti a teatro e il primo spettatore - seduto in platea - ad alzarsi per andare via, dopo aver riconosciuto Johnny, ordina alla moglie di seguirlo fuori senza neanche fiatare), tantissime opere teatrali (si legga l’Alcesti di Euripide), tantissimi testi di letteratura, ma anche componimenti lirici (La donna è mobile di Rigoletto, tanto per citarne uno), opere d’arte (Apollo e Dafne di Gian Lorenzo Bernini) che, seppur nel loro piccolo, hanno un quid di “patriarcato”.
Cosa dobbiamo fare allora? Aborrire tutto solo perché rimandano ad una certa supremazia maschile? A questo punto anche le favole sono da abolire, anzi: sono la prima cosa da abolire. Cresciamo con le favole, ci nutrono di favole, ci fanno vivere di favole, ci fanno sognare le favole e ci fanno morire con le favole. È un seme che ti ficcano in testa sin dalla nascita per farlo meglio attecchire.
Lasciate che ve lo dica (l’ho già detto in precedenza): le favole sono pericolose (non Magica favola⁴ di Arisa che, a parere di chi scrive, meritava la vittoria a Sanremo). Non vanno lette e non vanno nemmeno scritte. Narrano di Principi Azzurri ma i principi azzurri non esistono. Le Principesse si salvano da sole, manco le Forze dell’ordine o la Legge le salvano.
È questo che andrebbe inculcato nel cervello: non dipendere da nessuno. E non solo economicamente, ma anche sentimentalmente. Meglio un possibilista “Fino a quando ti amerò lo farò con tutta me stessa, ma potrebbe anche finire domani” invece di un “Ti amerò per sempre” (ma quando mai? Mamma e che uaj!⁵ E tu questa croce mi vuoi mettere addosso?).
Che poi ci siano persone più o meno romantiche, più o meno appassionate, più o meno sensibili, più o meno innamorate oppure più o meno esagerate è un altro discorso. È una questione di prospettive.
Gino Cecchettin ha ravvisato nel brano di Sal Da Vinci dei contenuti maschilisti, e ci sta. È una persona che è stata attraversata dal dolore, ci convive tutti i giorni col dolore perché gli è stato strappato il bene più prezioso che aveva al mondo, come volete che interpreti questa canzone? Una “tarantella” come l’ha interpretata Cazzullo?
Ecco, alle orecchie di Aldo Cazzullo arriva altro. La canzone è la stessa, il ritmo è lo stesso, gli accordi musicali sono gli stessi, eppure queste due persone – Cecchettin e Cazzullo – hanno ascoltato una canzone diversa. Come è possibile? (È possibile).
Non vediamo le cose come sono, le vediamo come siamo ci insegna Isabel Allende.
E a proposito di come siamo ritengo che debba cambiare il mio orientamento sessuale il prima possibile. Tenterò di spiegare a breve il perché.
12.03.2026
¹ E persino un cuore dato che pure la sensibilità è partita per un lunghissimo viaggio, lontano lontano
² Ricordate il brano Margherita del 1976 e la chiusa finale?
³ E che dire allora de L’italiano di Toto Cutugno?
⁴ Il significato del brano viaggia verso tutt’altra direzione: sveglia dalla favola.
⁵ Trad.: guaio.
Accedi o Registrati per commentare l'articolo