Charlie Brown
"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)
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Qual buon vento vi porta qui?
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L'immagine è di Silvia Ziche (fonte: www.silviaziche.com)
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Saverio nella retro della copertina Il segreto della rocca disegnato da Sergio Zaniboni (fonte: sito ufficiale di Diabolik)
Nelle storie diabolike i protagonisti assoluti non possono essere altri che Diabolik ed Eva Kant. Subito dopo troviamo Ginko, e qualche volta Altea, compagna dell’Ispettore (la cui presenza dona un tocco in più di eleganza, di bellezza e di fascino agli episodi).
Nelle storie, nei racconti, nei romanzi, così come nei fumetti non ci sono solo i protagonisti ma altri personaggi complementari che arricchiscono, sviluppano, danno senso e compiutezza alla storia. Negli albi di Diabolik succede la stessa cosa.
Chi segue le vicende de il Re del Terrore sa che l’Astorina ama (da sempre) viziare e sorprendere i propri lettori. Ciò avviene non soltanto affidandosi all’inventiva dei propri autori, ma anche facendosi “aiutare” da alcuni personaggi che, col tempo, sono diventate delle figure fondamentali al pari dei protagonisti, e che la Astorina ciclicamente ripropone dopo alcuni anni.
Queste figure sono tante. A capo di tutte troviamo quella di Gustavo Garian, amico di Ginko e “prima” vittima di Diabolik che decise di scagliarsi contro la sua famiglia per impossessarsi del patrimonio dell’allora giovane Gustavo (è il primo personaggio della serie a pronunciare il nome di Diabolik, apparso nel primo numero del 1962).
Seguono poi Elizabeth Gay, “prima”¹ fidanzata di Diabolik, Bettina, la piccola amica dei due criminali apparsa per la prima volta in Angoscia (albo n. 9 del maggio 1966), l’anziano Matteo Raven in La morte sulla collina (albo n. 20 del settembre 1971), Valentino, conosciuto in La vendetta ha la memoria lunga (Il Grande Diabolik del 1998), Nina River, la spia dei servizi segreti (Patto al veleno dicembre 2007 e Rischio calcolato maggio 2013)², Sibilla Navcenko la maga/veggente di Notte magica del febbraio 2001 e de Il ritorno di Sibilla del dicembre 2008, il poliziotto Ivan Rudenko (L’uomo che non conosceva Diabolik, Il Grande Diabolik 2015, L’esca inedito del febbraio 2018, Lo scettro della discordia Il Grande Diabolik, aprile 2024) e via discorrendo.
Tra questi personaggi complementari, uno si differenzia più di tutti gli altri. Si chiama Saverio Hardy.
Saverio è uno scrittore. Facciamo la sua conoscenza nel numero 4 del febbraio del 1972.
Un tipo strano, solitario, pacato, che non ama farsi vedere troppo in pubblico sebbene sia uno scrittore molto conosciuto, molto amato e molto apprezzato per le sue opere che hanno avuto – e continuano ad avere – tante trasposizioni cinematografiche. Prova ne è che proprio in L’uomo della rocca, titolo che dà il nome all’albo del 1972, lui stesso si trovi a dare ospitalità nella propria dimora all’attrice Barbara Brent.
Saverio, in linea col proprio carattere e con la sua riservatezza, vive in una rocca che affaccia sulla costa del mare di Ghenf. È una persona con un cuore immenso. Impossibile da non amare. Tenero, dolce, sensibile, empatico, umile, senza tanti grilli per la testa. L’uomo perfetto.
Saverio è omosessuale e, forse, proprio questa sua caratteristica lo rende una persona di una sensibilità fuori dal comune. Persone come lui sono veramente poche.
Con l’entrata in scena di Saverio, per la prima volta in casa Astorina si affronta il tema dell’omosessualità. Un argomento molto caro a Luciana Giussani a cui non le riuscì di essere partecipe a causa della sua morte avvenuta nel 2001, prima che si scoprisse la vera natura di Saverio Hardy (che avverrà solo con l’albo Il segreto della rocca del gennaio 2007).
Eva intuisce subito le qualità di Saverio. È una sua grandissima ammiratrice e accanita lettrice dei suoi libri (per chi non lo sapesse, Eva Kant è una bibliofila). Diabolik all’inizio stenta a darle retta, conosce la sua compagna e sa che su certi aspetti e su certi argomenti tende ad esagerare perché si lascia prendere troppo dall’emotività e dall’istinto. Nell’episodio su citato avrà modo di ricredersi anche il Re del Terrore sul conto dello scrittore.
Sarà lui stesso a dichiararlo in una autobiografia (Io sono Diabolik) che Mondadori pubblicò nel 2010, riproposta nel 2012 nella collana Oscar bestsellers (pp. 176, €. 9,50).
Ho deciso di proporvi uno spezzone in modo che possiate farvi anche voi un’idea, attraverso le parole de Il Re del Terrore (un criminale), di chi è Saverio, delle ragioni della sconfinata ammirazione di Eva nei suoi riguardi, dei motivi per cui Diabolik lo considera un grandissimo amico e alleato e, da ultimo, del perché tra i tanti personaggi “diabolici” è il personaggio preferito dell’autrice del post.
“Una persona degna del mio rispetto è lo scrittore Saverio Hardy, autore di libri venduti in tutto il mondo, dai quali sono stati tratti molti film di successo.
Saverio conduce una vita riservata, addirittura solitaria. Lo abbiamo incontrato la prima volta durante una vacanza al mare sulla costa di Ghenf. In quell’occasione mi sono sostituito a lui per rubare i diamanti di una sua amica, l’attrice Barbara Brent.
Pur senza conoscerlo personalmente, Eva, che aveva letto tutti i suoi libri, nutriva per lui una specie di venerazione. Lo apprezzava tanto come scrittore quanto come persona. Non avrebbe mai acconsentito a fargli del male.
Durante la sua prigionia, rimanendo a stretto contatto con lui, ho capito che l’intuito di Eva aveva colto nel segno ancora una volta: la sua ammirazione non era affatto mal riposta.
‘ Chi mi dà il diritto di giudicarvi ’ ci ha detto Saverio ‘ o addirittura di tentare di redimervi? La vita che conducete è sbagliata, ma chi sono io per cercare di farvelo capire? ‘
Quelle parole mi hanno colpito.
Per rubare i gioielli della sua amica attrice ci stava volendo più tempo di quanto avessi previsto, ma intanto abbiamo avuto modo di conoscerci meglio.
La splashpage dell'albo L'uomo della rocca (febbraio 1972)
Apprezzavo la sua calma e la sua lucidità. Una volta ha avuto addirittura la possibilità di fuggire (avevo battuto la testa contro una porta, mossa da un colpo di vento, ed ero privo di sensi) ma non ne ha approfittato, mi ha solo soccorso. Da quel momento non ho più chiuso a chiave la porta della stanza dove era confinato. Sapevo di potermi fidare.
Ci siamo incontrati ancora tempo dopo: io stavo fuggendo, ero braccato dalla polizia, ferito e stremato. Pensavo che non ce l’avrei fatta, quando mi sono accorto di essere nei pressi della casa di Saverio, una rocca isolata sulla scogliera di Ghenf. Ho raccolto le ultime forze per trascinarmi fin lì, nella speranza che fosse disposto ad aiutarmi. Anche in quel difficile frangente non mi ha deluso: mi ha accolto, mi ha prestato le cure necessarie ed è riuscito con il mio radio-orologio ad avvertire Eva. Alla fine si è fatto addirittura arrestare per darmi il tempo di fuggire.
In seguito, per scagionarlo, il suo avvocato ha lasciato intendere che lo avessi costretto a collaborare… ma ora che sono passati tanti anni posso dire, senza timore di danneggiarlo, che Saverio mi ha aiutato spontaneamente, per amicizia.
Ho avuto modo di ricambiare il favore – almeno in parte – quando mi sono reso conto che Saverio era finito nel mirino di una banda senza scrupoli.
Fino a poco tempo fa, non sapevo che Saverio fosse omosessuale. Forse Eva lo aveva intuito e, in effetti, nonostante lui frequenti spesso attrici bellissime, le cronache mondane non hanno mai pubblicato pettegolezzi sul suo conto.
Ma poteva anche significare che è un individuo molto discreto, che ama tutelare la propria privacy. Ed era così, sia pure per altre ragioni: nonostante fosse uno scrittore affermato, non poteva uscire allo scoperto perché vincolato da un contratto capestro con il suo agente letterario. Quando si è dovuto difendere dall’accusa di omicidio del suo compagno, Davide Mann, ha dichiarato pubblicamente la propria omosessualità. Giustamente, senza vergogna.
Eva si era aspettata che mi scandalizzassi o mi stupissi. In effetti la notizia mi ha meravigliato, ma solo perché non me n’ero accorto: quando avevo preso il suo posto per rubare i gioielli di Barbara Brent, avevo pensato che il suo rapporto con la bella attrice fosse solo di amicizia e che lui non le facesse avance perché era, per usare un vocabolo forse in disuso, un gentiluomo. Insomma, non avevo colto alcun segnale della sua omosessualità. Forse perché, quand’anche l’avessi saputo, davvero la cosa non avrebbe fatto alcuna differenza.
Per me, ora che lo so, non è cambiato niente. Saverio era ed è un buon amico, una persona che, per essere stato leale con Eva e con me, ha corso grossi rischi.
Quando lo abbiamo visto in difficoltà, accusato dell’omicidio di Mann, non ci siamo tirati indietro. Abbiamo fatto del nostro meglio per aiutarlo, abbiamo svolto le nostre indagini e provato la sua innocenza.
La nostra legge, di Eva e mia, prevede semplicemente che chi è stato dalla nostra parte meriti aiuto. Naturalmente lui non si sarebbe mai sognato di rivolgersi a noi.
È anche per questo che la nostra amicizia è così salda”.
Breve ma significativo accenno che giustifica ancor più l’ammirazione e la grande stima, al pari di quella di Eva, che nutro per Saverio.
Il personaggio, sin dalle matite di Alarico Gattia (succedutesi con quelle di Sergio Zaniboni in Il segreto della rocca e Emanuele Barison in Addio, mia amata complice, ne Il Grande Diabolik del luglio 2013), viene sempre disegnato con un’aria molto malinconica, sofferta. Basta osservare bene i suoi occhi per rendersi conto che Saverio reca con sé un dolore di grossa portata dovuto non solo all’assassinio del suo compagno Davide Mann, ma – per dirla basandosi sull’intuito di Eva Kant – come un marchio che lo accompagna da tempo, quasi il dolore fosse congenito alla sua natura. Ed è per questo che riesce a comprendere chiunque gli stia di fronte, a calarsi nei suoi panni, a non giudicarlo. Per questo ha sempre una buona parola per tutti, non offende, non insulta, non recrimina, non cerca pretesti per litigare o fare la guerra, non chiede.
Saverio non ha paura delle sue scelte, delle sue azioni, anche se queste azioni possono tradursi nel prestare aiuto o soccorso ad un criminale (non scorge il male e la cattiveria nell’animo delle persone).
E se è anche un criminale a ricredersi nei suoi confronti… i motivi che spingono ad apprezzarlo e ad amarlo ci sono tutti.
¹ Il virgolettato sta ad indicare le prime persone così come apparse dal primo albo di uscita sino ad oggi. Temporalmente, non sono le prime vittime, amanti, fidanzate, amici o amiche de Il Re del Terrore. Scorci del suo passato saranno rese note ai lettori solo con l’avvento degli albi de Il Grande Diabolik e, quindi, anche i nomi delle prime fidanzate, le prime vittime e i primi amici e nemici.
² L’elencazione degli albi sono indicativi, ne seguono altri con le avventure dei personaggi citati.
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Ognuno di noi ha un Santo a cui votarsi e a cui chiedere protezione. Pur non essendo credente, posso dire di avere due Marie che, anche se non sono Sante, sono delle sante persone a prescindere (sto aspettando la terza per il panettone delle Tre Marie; come si dice? Non c’è due senza tre e il quarto vien da sé).
Tra le due (Marie) non sono in grado di dire chi ha la precedenza. Nel mio cuore non c’è un podio. Semplificando: non esiste un primo, un secondo, un terzo posto.
Riflettendoci, tolti gli affetti stretti, non c’è alcuna differenza. Sono tutti sullo stesso piano (davvero non riesco a pronunciarmi su chi tengo di più, ho amato e amo tutti in egual misura).
Per raccontare della persona protagonista di questo post devo però distinguerla dall’altra Maria, altrimenti non si comprende a quale delle due mi riferisco.
Cominciamo col dire che una della due è la segretaria del mio medico di base, l’altra è Maria la ragazza che ho conosciuto a Napoli lo scorso anno durante un mio soggiorno nella città partenopea (con cui mi sento e sono rimasta in contatto).
Anche Maria la segretaria è napoletana. Insomma… viva Napoli! (mo’ ha vinto pure il quarto scudetto… ‘o vedete che il quarto vien da sé? Non è il caso dello scudetto, s’intende. Lì c’è stata dedizione, concentrazione, passione, e chi più ne ha più ne metta. Sto buttando, al solito, parole a cavolo).
L’aneddoto in questione riguarda quest’ultima.
Il mese scorso mi ero recata presso lo studio del dottore per farmi prescrivere gli antistaminici sperando di trovarla alla solita scrivania (scassata, come il condizionatore, e pericolante come la stampante che vi era poggiata sopra. Mo’ però non cominciate col dire “e che cosa vuoi pretendere dai napoletani? Quelli così sono, sempre ad arrangiarsi e a campare abborracciandosi di qua e di là” ché Maria, in queste cose qua, non c’entra proprio nulla. Anzi, permettete? Un consiglio: smettetela di emettere giudizi a prescindere e di vivere con la testa colma di pregiudizi. Aprite gli occhi, il cuore e soprattutto il cervello).
Quando mi recai due mesi fa Maria non c’era, al suo posto c’era una sostituta. Ebbi timore di chiedere se il dottore l’avesse sostituita con un’altra segretaria, mi sembrava poco carino e irriguardoso nei confronti della “vice” domandarle, insomma, che ci stesse a fa’ al posto della mia Maria.
Da circa due anni Maria è sempre più magra. Più passano i giorni e più dimagrisce. Ho pensato volesse tenersi in forma data l’età, – che avanza per tutti – è sempre meglio, infatti, mantenersi agili col fisico, senza abbandonarsi al sovrappeso; oppure che i figli la tenessero impegnata con i nipoti e che non le concedessero un attimo di respiro.
La verità, come poi ho scoperto, è un’altra.
Tutto è partito da questa benedetta scrivania scassata. Eravamo in due nella sala d’attesa.
Maria ci ha scherzato su questa cosa della scrivania, e noi le abbiamo dato spago commentando con battute ironiche fino a quando non se ne è uscita dicendo “fino a che sono queste cose che si rompono non me ne frega niente, la cosa brutta è quando si rompono le persone”. Ha poi proseguito confessando “dopo quello che mi è successo quest’anno mi basta e m’avanza. Non ne voglio sapere più nulla, perché perdere due nipoti… giovani… nel giro di un anno penso che sia abbastanza, o no? (calca l’interrogativo con la voce, n.d.r.) Due nipoti per i quali nutrivo un amore immenso… non vi sto a spiegare quanto è stata grossa questa perdita e la sofferenza che ho provato e che provo ancora”.
(Per assurdo che possa sembrare, mentre la raccontava, l’ho sentita anch’io).
Retorico dire che a queste sue parole è calato un silenzio “tombale”.
“Poi mi vengono a dire che sono dimagrita…grazie che sono dimagrita! Ti pare niente quello che mi è successo?” (alza verso noi pazienti due occhi verdi che luccicano come solo il dolore riesce a far luccicare queste due finestre umane aperte sul mondo).
“Come se non bastasse ieri mi chiama mio fratello a telefono e mi dice che devo scendere giù perché mamma ha preso una storta al piede e non riesce a camminare. Dicette ‘Marì, devi scendere!’ Che aggia fa’? Posso dire di no?”.
“A Napoli?” le chiedo. Annuisce.
“Beh, consolati. Almeno ne approfitti per immergerti nelle bellezze della tua città”.
Fa un cenno con la testa che sta a metà tra l’essere fiera e l’altra metà, suo malgrado, sconsolata.
“Ci mancava solo questo” continua “tra nipoti, madre, e figli che come finisco qua devo pure correre di là che m’aspettano… e poi mi vengono a dire che sto magra…”
Mentre parla alza e abbassa la testa, con un occhio rivolto all’agenda, al pc e alle incombenze da sbrigare che le ha lasciato il dottore sulla scrivania e un altro rivolto a chi le sta di fronte, provando a tenere alto l’umore.
“Tu mo’ hai capito come sto combinata?” conclude.
Quando i suoi occhi, prima rivolti all’altra paziente, incontrano i miei l’impressione è quella di avere davanti due chiodi che bucano la parete per sostenere il peso di un quadro.
“No, non ho capito” rispondo. “So”.
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