Charlie Brown

"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)


Maria



Ognuno di noi ha un Santo a cui votarsi e a cui chiedere protezione. Pur non essendo credente, posso dire di avere due Marie che, anche se non sono Sante, sono delle sante persone a prescindere (sto aspettando la terza per il panettone delle Tre Marie; come si dice? Non c’è due senza tre e il quarto vien da sé).

Tra le due (Marie) non sono in grado di dire chi ha la precedenza. Nel mio cuore non c’è un podio. Semplificando: non esiste un primo, un secondo, un terzo posto.

Riflettendoci, tolti gli affetti stretti, non c’è alcuna differenza. Sono tutti sullo stesso piano (davvero non riesco a pronunciarmi su chi tengo di più, ho amato e amo tutti in egual misura).

Per raccontare della persona protagonista di questo post devo però distinguerla dall’altra Maria, altrimenti non si comprende a quale delle due mi riferisco.

Cominciamo col dire che una della due è la segretaria del mio medico di base, l’altra è Maria la ragazza che ho conosciuto a Napoli lo scorso anno durante un mio soggiorno nella città partenopea (con cui mi sento e sono rimasta in contatto).

Anche Maria la segretaria è napoletana. Insomma… viva Napoli! (mo’ ha vinto pure il quarto scudetto… ‘o vedete che il quarto vien da sé? Non è il caso dello scudetto, s’intende. Lì c’è stata dedizione, concentrazione, passione, e chi più ne ha più ne metta. Sto buttando, al solito, parole a cavolo).

L’aneddoto in questione riguarda quest’ultima.

Il mese scorso mi ero recata presso lo studio del dottore per farmi prescrivere gli antistaminici sperando di trovarla alla solita scrivania (scassata, come il condizionatore, e pericolante come la stampante che vi era poggiata sopra. Mo’ però non cominciate col dire “e che cosa vuoi pretendere dai napoletani? Quelli così sono, sempre ad arrangiarsi e a campare abborracciandosi di qua e di là” ché Maria, in queste cose qua, non c’entra proprio nulla. Anzi, permettete? Un consiglio: smettetela di emettere giudizi a prescindere e di vivere con la testa colma di pregiudizi. Aprite gli occhi, il cuore e soprattutto il cervello).

Quando mi recai due mesi fa Maria non c’era, al suo posto c’era una sostituta. Ebbi timore di chiedere se il dottore l’avesse sostituita con un’altra segretaria, mi sembrava poco carino e irriguardoso nei confronti della “vice” domandarle, insomma, che ci stesse a fa’ al posto della mia Maria.

Da circa due anni Maria è sempre più magra. Più passano i giorni e più dimagrisce. Ho pensato volesse tenersi in forma data l’età, – che avanza per tutti – è sempre meglio, infatti, mantenersi agili col fisico, senza abbandonarsi al sovrappeso; oppure che i figli la tenessero impegnata con i nipoti e che non le concedessero un attimo di respiro.

La verità, come poi ho scoperto, è un’altra.

Tutto è partito da questa benedetta scrivania scassata. Eravamo in due nella sala d’attesa.

Maria ci ha scherzato su questa cosa della scrivania, e noi le abbiamo dato spago commentando con battute ironiche fino a quando non se ne è uscita dicendo “fino a che sono queste cose che si rompono non me ne frega niente, la cosa brutta è quando si rompono le persone”. Ha poi proseguito confessando “dopo quello che mi è successo quest’anno mi basta e m’avanza. Non ne voglio sapere più nulla, perché perdere due nipoti… giovani… nel giro di un anno penso che sia abbastanza, o no? (calca l’interrogativo con la voce, n.d.r.) Due nipoti per i quali nutrivo un amore immenso… non vi sto a spiegare quanto è stata grossa questa perdita e la sofferenza che ho provato e che provo ancora”.

(Per assurdo che possa sembrare, mentre la raccontava, l’ho sentita anch’io).

Retorico dire che a queste sue parole è calato un silenzio “tombale”.

“Poi mi vengono a dire che sono dimagrita…grazie che sono dimagrita! Ti pare niente quello che mi è successo?” (alza verso noi pazienti due occhi verdi che luccicano come solo il dolore riesce a far luccicare queste due finestre umane aperte sul mondo).

“Come se non bastasse ieri mi chiama mio fratello a telefono e mi dice che devo scendere giù perché mamma ha preso una storta al piede e non riesce a camminare. Dicette ‘Marì, devi scendere!’ Che aggia fa’? Posso dire di no?”.

“A Napoli?” le chiedo. Annuisce.

“Beh, consolati. Almeno ne approfitti per immergerti nelle bellezze della tua città”.

Fa un cenno con la testa che sta a metà tra l’essere fiera e l’altra metà, suo malgrado, sconsolata.

“Ci mancava solo questo” continua “tra nipoti, madre, e figli che come finisco qua devo pure correre di là che m’aspettano… e poi mi vengono a dire che sto magra…”

Mentre parla alza e abbassa la testa, con un occhio rivolto all’agenda, al pc e alle incombenze da sbrigare che le ha lasciato il dottore sulla scrivania e un altro rivolto a chi le sta di fronte, provando a tenere alto l’umore.

“Tu mo’ hai capito come sto combinata?” conclude.

Quando i suoi occhi, prima rivolti all’altra paziente, incontrano i miei l’impressione è quella di avere davanti due chiodi che bucano la parete per sostenere il peso di un quadro.

“No, non ho capito” rispondo. “So”.

Autrice : Carla Iannacone | Categoria : Pensieri