C’è un tipo di letteratura che è diversa dalla letteratura come la conosciamo e da cui siamo assuefatti. È una letteratura che non si impone, che non ha nulla di ampolloso, che non pretende di insegnare nulla e che non ama mettersi in mostra, tutt’altro. Ama mettersi a nudo. Confrontarsi con l’universo da cui discende il suo stesso universo.
Tutto il contrario di quello che fa Cécile, giovane diciassettenne parigina, con la complicità del suo altrettanto giovane padre, Raymond.
Doveva essere una vacanza tranquilla e spensierata quella dell’estate in cui si sarebbe compiuto il passaggio nella maggiore età della ragazza durante il viaggio in Costa Azzurra con suo padre ed Elsa, amante di quest’ultimo, nella splendida villa presa in affitto sul Mediterraneo. Tuttavia l’arrivo di Anne, amica intima della mamma deceduta quando Cécile aveva solo due anni, complica le cose stravolgendo i piani degli ospiti.
Cécile e Raymond sono molto simili tra loro più di quanto non vogliano dare a vedere. Sono l’uno lo specchio dell’altro, l’una il confidente dell’altro, il sostegno, la spalla, l’amico. Un’unione che fa pensare che ci sia sotto qualcosa di più del semplice legame padre-figlia, che affonda le sue radici dove le circostanze della vita le radici le ha, invece, recise consentendo che questa unione si consolidasse: la scomparsa della moglie di Raymond rimasto vedovo quando aveva venticinque anni.
Raymond e Cécile vivono la vita giorno per giorno senza un piano, senza fare programmi, senza accollo di responsabilità, senza pensieri e senza preoccupazioni. Raymond è un dongiovanni che cambia amante ogni due o tre mesi, Cécile una ragazza che vive la propria vita cogliendo tutto ciò che di bello possa offrirle, che la faccia star bene e felice ma, soprattutto, libera da qualsiasi regola, compito, riflessione o impegno.
A Cécile non piace studiare; la cultura, l’arte, i libri non le interessano. Tutto ciò che richiede sforzo e dedizione se lo fa scivolare di dosso.
Prima di quell’estate, alla fine del college, suo padre l’aveva mandata a vivere con Anne che l’aveva istruita cercando di fare di lei una ragazza a modo, colta, dal fare garbato e ben vestita, e le due donne – per quanto molto diverse tra loro – erano riuscite anche ad andare d’accordo.
Anne è l’opposto di padre e figlia. È molto raffinata, erudita, affascinante, di una bellezza oscura e impenetrabile. Tutto il contrario rispetto allo standard delle amanti di Raymond, più vicine all’età di Cécile, frivole e superficiali.
Come sua figlia, anche a Raymond piace vivere la vita con leggerezza, senza pensieri o preoccupazioni per la testa. Nel romanzo l’autrice ce lo comunica con molti dettagli, come ad esempio la decisione di non averla tra i piedi dopo che la ragazza termina il college spedendola in casa di Anne (e quindi lasciando alla donna il compito di educarla), di non starle addosso costringendola sui libri pur se rischia di essere bocciata, di lasciarla ubriacarsi alle feste (e fumare) sia che siano quelle in cui Cécile è in sua compagnia sia quelle in cui è da sola, di vivere l’amore in maniera libertina, di andare e venire quando vuole da casa o andarsene a zonzo in vacanza con Cyril, un universitario anche lui in vacanza in Costa Azzurra con la madre, o ancora di poltrire fino a tardi nel letto.
Il loro modo di vivere e di “affrontare” la quotidianità fa sì che Cécile resti indifferente di fronte alle innumerevoli amanti del padre (anzi, arrivando persino a giustificarlo) tanto quanto Raymond resti imperturbabile ai rischi in cui la ragazza possa andare incontro stante la giovane età. Invero esiste una specie di “patto segreto” tra padre e figlia, un non detto su cui si basa ed è costruito tutto il loro rapporto affettivo: conta solo la felicità dell’altro, e niente può e deve tangere questa regola. Pertanto la tristezza nella loro vita non è contemplata (causa il trauma del lutto?).
È strano ed inspiegabile quindi per Cécile quando un giorno, dopo pranzo, viene a sapere che il padre ha intenzione di sposare Anne, significherebbe sovvertire completamente il loro stile di vita ed entourage familiare. Anne, come detto, conduce la propria esistenza in maniera differente. Non ama gli eccessi, tende sempre a controllare tutto, a dettare regole, a dire cosa è sconveniente e cosa non lo è, e quel che è peggio è che Cècile sa che la presenza costante di quella donna in casa loro comporterebbe la fine della complicità che la lega a suo padre.
Insomma la comparsa di Anne non viene vista di buon occhio dalla ragazza, non perché Anne non susciti la sua ammirazione, anzi (in certi momenti sembra persino farle piacere assecondarla e trovare con lei una sinergia), ma proprio perché è cosciente che le cose cambieranno presto. A partire dal giorno stesso in cui Anne mette piede nella villa.
Non passa molto tempo infatti che Raymond tronca la relazione con Elsa che, disperata, si confida con Cécile con la quale ha sempre avuto grande affinità. Ed è a questo punto che la ragazza escogita un piano per mandare a monte il matrimonio ma che avrà delle conseguenze drammatiche, conseguenze che la porteranno per la prima volta a conoscere il sentimento della tristezza e che decreterà il passaggio alla vita adulta.
Non è facile definire questo romanzo. È molto semplice nella sua prosa e nella sua struttura, come lo sono i protagonisti di questa storia ad eccezione di Anne. Raymond, Cécile, Elsa, Cyril sono delle persone molto sempliciotte, senza spessore e senza particolari attrattive. La Sagan è stata molto brava nel raccontarcele nella loro superficialità. Tutta la prima parte della storia, e per larga parte la seconda, è permeata da questa vacuità, da questo senso di leggerezza, di fatuità che accompagna il lettore fino alle ultime pagine del libro dove, solo negli ultimi due capitoli, avviene la svolta che ribalta le premesse.
Tuttavia anche questo cambio di direzione è solo un passaggio effimero, quel segmento che serve a far entrare in contatto Cécile con la tristezza; perché Cécile resterà Cécile. Una ragazza che non sa cosa siano i sentimenti, non sa come gestire la propria vita, non conosce il peso delle responsabilità e delle proprie azioni, e l’evento che la porterà a scoprire per la prima volta la tristezza sarà solo una parentesi, poiché tutto tornerà a ripetersi come prima di quell’estate in Costa Azzurra.
Non ho empatizzato con i personaggi, complice la loro banalità e il prendere ogni cosa con leggerezza, pronostico che, a conclusione del libro, ha confermato quelle che erano le mie considerazioni iniziali visto il triste epilogo della vicenda, dalla cui tristesse cui mi sono sentita travolgere come una valanga.
Cécile e suo padre sono due individui molto irritanti, dei due non so dire chi è il peggiore o chi mi ha dato più fastidio. Il testo si fa leggere facilmente, anche se tra un capitolo e l’altro non accade granché, quasi come se l’autrice volesse mantenere questa semplicità (o linearità) senza grossi scossoni anche nella scrittura e nello svolgimento della trama.
Françoise Sagan non ha voluto stravolgere più di tanto la trama, pur se ciò che accade e come accade fa credere ad una catarsi dei personaggi, in realtà resta addosso – fino alla conclusione del romanzo – quella inconsistenza che li caratterizza un po’ tutti.
È un testo semplice nella prosa, ma complesso da un punto di vista analitico.
Tantissimi sono i fattori da compulsare. Innanzitutto la giovane età dell’autrice quando scrisse quest’opera che la consacrò al successo (come Cécile, la Sagan aveva diciotto anni e Bonjour tristesse fu il suo primo romanzo), in secondo luogo il contesto storico e sociale in cui questo libro fu dato alle stampe (l’anno di pubblicazione fu il 1954, siamo quindi nella Francia del dopoguerra dove la Sagan divenne simbolo della ragazza libera che rappresentava la gioventù francese affrancata da stereotipi e convenzioni, non a caso il romanzo divenne un vero e proprio caso letterario messo al bando dal Vaticano) e non da ultimo per le affinità della scrittrice col personaggio di Cécile, una ragazzina che, nonostante la sua età, presenta particolari sfumature che non la collocano strettamente su un piano “adolescenziale”, ma di un gradino poco più su.
Per questo e per tantissimi aspetti connessi alla psicologia dei personaggi – che non ne escono bene, ad eccezione di Anne e della madre di Cyril – nonché di tutto un mondo che richiama quello di oggi basato tutto sull’apparenza, sui legami allacciati solo per l’occorrenza e che non hanno nulla di solido se non l’ostentazione di sé stessi e il bisogno perenne di basare la propria vita sugli eccessi costituiti da svaghi, feste, viaggi, Bonjour tristesse non è un libro di cui ci si dimentica facilmente.
Un libro che ha il pregio di ricordare che l’esistenza contempla i suoi diversi momenti, fatti di salite e discese, di alti e bassi, di piaceri e tristezze.
11.05.2026