Avevo un castello di lego
un giorno un bambino ha aperto la porta della mia casa
e ha spalancato gli occhi sorpreso,
il tempo di invitarlo a sedersi accanto a me per osservarlo meglio da vicino
e gli è scivolato sopra un piedino.
"Scusa, non l'ho fatto apposta"
ha detto indicando i mattoncini con vergogna
confusi tra le sedie, il tavolo e il tappeto
di colore blu, rosso, giallo, verde e nero.
"Non preoccuparti" gli ho detto "non è successo niente"
con una pazienza infinita
ho raccolto pezzo per pezzo.
Ho ricominciato da capo
ho ricostruito il castello
ho ricombinato i colori,
assorta
e in silenzio.
Ma il bambino era sbadato
si guardava intorno in cerca di qualcosa
ed è inciampato,
così cadeva di nuovo, di nuovo sul mio castello
mandandolo in frantumi
crash!
eccoli: i resti.
Ancora una volta
sono tutti a terra.
Ho guardato il bambino
ma lui non mi vedeva,
pensava fosse tutto un gioco
non me la sono sentita di sgridarlo
appassirgli la risata che si era conquistato a suon di tonfi.
Di nuovo ho preso i mattoncini
e li ho impilati uno per uno,
non era il tempo che impiegavo a mettermi paura
ma il frastuono che irrompeva nella casa
ogniqualvolta si schiantavano sul pavimento
e mi chiedevo: "perché fa così rumore un pezzo di lego?"
Ho risollevato il castello
ma le mani adesso mi tremavano
ed è venuta su una torre un po' sghemba -
il bambino ha urlato estasiato "che bella!"
in quel momento un vento imprevisto ha spalancato la finestra -
ho aperto le braccia e il bambino si è tuffato sul petto
gli ho chiesto: "perché stai piangendo?"
e lui mi ha risposto: "perché mi ero perso".
Siamo rimasti fermi l'uno nel silenzio dell'altra
aspettando che la terra chetasse il suo boato.
Avevo un castello di lego
che non è precipitato
perché a tramortirmi stavolta fu un suono più grande
che mi rimbombava stretto tra le braccia.
(Charlie)