22.09.2026
Charlie Brown
"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)
Accedi o Registrati per commentare l'articolo
22.09.2026
Accedi o Registrati per commentare l'articolo
"I libri sono come sentieri di sabbia che conservano le impronte dei passi".
(Graham Greene)
22.09.2026
Accedi o Registrati per commentare l'articolo
Addì, 17 settembre 2026
Ciao cuore mio,
ti scrivo per sapere come stai, io che non ti ho mai scritto nulla, né una lettera, né un telegramma e nemmeno una cartolina.
Ti scrivo oggi che non ci sei più, in un dialogo immaginario, in questo tempo sospeso, in un luogo sconosciuto della mia fantasia con l’auspicio che tu mi dedichi un po’ del tuo tempo ad ascoltarmi.
Ti scrivo per raccontarti cose stupide, per farti sapere come ho trascorso questi ultimi due mesi anche se so che non v’è alcun bisogno, ma io che ho ancora necessità di sedere alla tua tavola e di servirmi alla tua mensa, ti scrivo lo stesso.
Le mie parole non avranno lo stesso tessuto delle tue parole che avevano il pregio di essere raffinate nella loro semplicità, che erano chiare, dirette ed efficaci; son sicura che cadrò nella tentazione di fare uso di un lessico riciclato, di scarsa foggia, rozzo, scelto con poca attenzione e dettato da una stupida urgenza che tanto ti stava in antipatia.
Ebbene, eccomi qua.
Strano, nevvero? Proprio io che negli ultimi tempi facevo un uso ridotto delle parole e sai per quale ragione? Perché occorre sceglierle con cura affinché conseguano il loro scopo, il che non vuol dire usare frasi ad effetto, citazioni tratte da chissà quali saggi, testi filosofici o proverbi intrisi di saggezza, né occorre essere dei poeti per conquistare l’anima e la simpatia delle persone: basta un soggetto, un predicato e un complemento. La differenza la fa il pensiero, l’analisi riposta nelle tre componenti della frase.
Sembra facile, giusto? Eppure in pochi ci riescono. E meno ci riescono e più si sentono inarrivabili, del resto come dargli torto? Più dotto è il linguaggio più è grande la distanza che li separa dall’uomo comune.
Cosa credono di comunicare? Cosa si nasconde dietro le loro espressioni? Chi ha dato loro il potere di plasmare le folle attraverso la seduzione delle parole, e quanto tempo è passato dall’ultima volta prima che si svuotassero del loro significato perdendo la sapidità?
Ci sono stati due grandi cambiamenti nella calda stagione del 2026. Il primo, lo sai, ho messo un anno in più addosso. Non devo spiegarti cosa significa, non a te che hai sempre misurato la vita con il metro della morte attraverso la filosofia che, “in mano tua”, era tipo una bacchetta magica: bastava un tuo tocco, una parola… e quella una favola diventava! Una buona novella, una barzelletta. Altro che filosofia!
Ma, ti dicevo, l’anno in questione ha avuto il suo peso, si è fatto sentire. Il corpo si fa sentire adorato cuore mio… cuore mio, già. Cuore mio.
Il cuore c’entra, come c’entri tu. Tu c’entri sempre Lucia’, ti ricordi? Te lo dicevo sempre. È successo quest’anno al mare, in due occasioni. La prima volta con un’amica di mia madre (poverina, non se la stava passando bene) che, quando ho fatto il gesto di salutarla avvicinandomi per abbracciarla – mi aveva stretta forte forte Lucia’ –, aveva gli occhi che le luccicavano. Quando si è sciolta dall’abbraccio si è voltata dall’altra parte come se si vergognasse, poi, quasi a volersi giustificare ha detto “Sto diventando proprio vecchia, mi commuovo per ogni cosa”. Mi sono ricordata che una volta anche tu avevi detto una cosa del genere, che più passava il tempo e più ti commuovevi per un nonnulla, così le ho risposto “È una cosa comune, succede a tutti”. Avrei voluto confessarle che anch’io mi commuovo, che ultimamente mi capita sempre più spesso ma non l’ho fatto, mi era sembrato di averlo appena detto.
La seconda volta è accaduto con una mia amica di vecchia data. Era un pomeriggio in cui si era agli sgoccioli delle ultime settimane di vacanza e stavo passeggiando sul bagnasciuga. All’improvviso mi sono sentita chiamare, non era proprio un richiamo ma un grido, un grido che veniva dal mare (ma davvero provniva dal mare o dal passato?). Ho girato la testa posando lo sguardo ovunque… l’avevo davvero udito quell’eco oppure era solo una mia impressione? E poi eccola lì, la mia amica che si sbracciava in acqua, arrancando per raggiungere la riva il prima possibile e sgolandosi come una matta per attirare la mia attenzione.
Hai letto bene: “si sbracciava”, ho usato l’espressione corretta. Si stava davvero slogando le braccia e quindi si sbracciava, si scomponeva, muoveva le braccia fino a farsele cadere. E “si sgolava”. Perché urlava. Urlava Lucia’.
Lo senti anche tu il sapore che hanno le parole quando si usano correttamente per significare quanto stava avvenendo davanti ai miei occhi?
È stato un vero piacere rivederla, fermarmi a scambiare due chiacchiere con lei, e non solo per il gusto di parlarci di nuovo come i vecchi tempi ma per l’affetto e la felicità che mi aveva dimostrato nel rivedermi con quel semplice gesto di sbracciarsi e di urlare a perdifiato il mio nome. Capisci cosa voglio dire cuore mio, vero?
Che buffo, che buffo Lucia’… ti sto scrivendo queste povere e misere parole dopo aver letto un libro in cui una donna svela il suo amore all’unico uomo che ha amato per tutta una vita. Noi di quante vite siamo fatti? Hai sempre detto che sei stato fortunato perché, essendo nato e cresciuto a Napoli, sei un uomo d’amore, e che se avessi avuto la possibilità di vivere un’altra volta avresti voluto rinascere di nuovo a Napoli perché per te Napoli non era solo una città ma uno stato d’animo anzi, una componente dell’animo umano che eri sicuro di poter trovare non solo in ogni napoletano, ma in qualsiasi persona al mondo. Sai che ti dico? Che ne sono convinta anch’io. Il genere umano non è cattivo, nessuno nasce cattivo, nessuno desidera far del male a qualcun altro; che gusto c’è a farci la guerra tra noi? Vivremmo tutti male, non ci sarebbe alcuna armonia. E sono convinta anche che, pur se incontrassi la persona più malvagia, c’è stato un tempo in cui quella persona è stata anche lei un bambino con i suoi sogni, i suoi desideri, le sue tristezze e le sue malinconie, che conserva ancora, nonostante tutto, una parte pura nel suo cuore, ma come sai – lo sai meglio di me – è molto complicato spiegare il mondo alle persone.