Charlie Brown
"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)
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La copertina dell'albo Trappola nel deserto (fonte: sito ufficiale di Diabolik)
Una delle cose che riesce meglio a Diabolik è la riproduzione facciale delle persone alle quali deve sostituirsi attraverso la fabbricazione delle maschere di plastica. Questo non significa che non sia un esperto anche nel progettare un piano per mettere a segno i colpi, tante volte però, nonostante calcoli ogni minimo dettaglio e ogni singolo imprevisto, è costretto ad improvvisare per sfuggire alla galera o ai suoi nemici.
Le sue maschere sono talmente perfette che è la stessa Eva a farglielo notare in più di un’occasione come avviene nell’albo Delitto dietro la maschera del 1972, Colpo a sorpresa del 1979 e in altri episodi in cui i due complici non si riconoscono con le sembianze di qualcun altro, senza la necessità che sia Lady Kant a rilevarlo.
Trappola nel deserto è uno di questi.
Per rubare un cofanetto con dei preziosi al suo interno di proprietà di Ben Zaer, figlio dello sceicco del Mahadar, i due criminali saranno costretti a giungere in un’oasi sperduta nel deserto a causa di una variante non prevista e non prevedibile nel loro piano originario.
Ben Zaer si trova a Ghenf per un viaggio di piacere assieme alle sue svariate mogli. Eva e Diabolik approfitteranno di un ricevimento dato in suo onore al consolato del paese durante il quale Eva, nelle vesti dell’ultima moglie “acquisita”, ruberà il cofanetto custodito nella cassaforte del panfilo.
Le usanze orientali non prevedono la partecipazione delle donne ai ricevimenti o alle cene, queste occasioni sono riservate ai soli uomini mentre le mogli avranno modo di riempire il tempo facendo shopping nei negozi più lussuosi della città e, al termine, di fare rientro sul panfilo.
È in una di queste occasioni che Eva si sostituisce ad Ingrid, moglie di Ben Zaer che si diversifica dalle altre che sono tutte della stessa origine del marito, Ingrid infatti ha lineamenti nordici: bionda, occhi azzurri e pelle diafana.
Attirata con un tranello in un negozio di gioielli di Ghenf dai due complici, per provare una parure di orecchini e collier di straordinaria bellezza Ingrid dovrà farlo togliendosi il velo che le copre il collo, la nuca e i capelli. Viene invitata quindi dal gioielliere e dalla sua assistente (Diabolik e Eva Kant) a spostarsi nell’altra stanza dove, davanti allo spoglio del velo, sarà presente solo l’assistente e nessuno dei bodyguards che l’hanno accompagnata sino a lì.
Metà del piano è andata dunque, i guai cominciano durante il ricevimento al consolato dove Diabolik, sempre nelle vesti del gioielliere e invitato, ha modo di controllare che tutto proceda come previsto e avvisare Eva (che in quel momento è sul panfilo davanti alla cassaforte) se nota qualcosa di sospetto o nell’ipotesi di un’eventuale fuga.
Il primo cambio di programma (previsto) del piano riguarda il mezzo di comunicazione. Eva, nei panni di Ingrid non può portare un orologio da polso, essendo un accessorio “troppo occidentale”. Darebbe nell’occhio. Come soluzione al problema, Diabolik ha provveduto ad inserire una ricetrasmittente nella collana che porta addosso che, anche questa, più tardi si rivelerà essere "troppo occidentale".
Il primo imprevisto piomba con una notizia che arriva fresca fresca alle orecchie di Ben Zaer: lo sceicco, suo padre, è stato colto da un malore ed è necessario che faccia subito rientro nel Mahadar. Detta notizia deve restare segreta onde evitare un colpo di Stato, rivolte o subbugli da parte del popolo, per questo motivo tutte le comunicazioni radio vengono disturbate al fine di impedire da parte di qualcuno di intercettare qualche frequenza e venire a conoscenza del fatto. Questo fa sì che Diabolik non possa più comunicare con Eva col suo radio orologio e lei ad ascoltarlo dalla trasmittente inserita nella collana, non ha neanche il tempo di intimarle di fuggire alla svelta che il panfilo, con a bordo le mogli di Ben Zaer, si mette subito in viaggio per l’Oriente salpando dal porto di Ghenf.
Quando le comunicazioni vengono ripristinate Eva è già lontana, e a quella distanza in mare le trasmittenti non prendono. L’unica maniera che ha Diabolik per rintracciarla è chiederlo alla vera Ingrid, così quando si reca a bordo del suo motoscafo – dove la donna è stata fatta prigioniera per il tempo che serviva a rubare il cofanetto e poi liberarla – si fa spiegare da lei tutto quanto gli possa esser utile per andare a riprendersi la sua complice (luogo, mappa del castello, stanze delle mogli, abitudini dello sceicco, ronda delle guardie, ingressi principali e secondari ecc.).
Nel frattempo Eva, giunta nella “sua” dimora, si vede costretta ad improvvisare pure lei nel ruolo di moglie e farsi venire in mente qualcosa per fuggire da quel posto. Ma la faccenda non sembra così semplice. Omar, il braccio destro di Ben, è sempre nei paraggi e la lascia sola il tempo indispensabile per cambiarsi d’abito, riposare o per le abluzioni. Quando entra in camera per comunicarle che presto la cena sarà servita e per dare, successivamente, luogo alle danze assieme alle altre mogli in favore di Zaer, di sua iniziativa le sgancia la collana che ha al collo sostituendola con dei gioielli di stampo più “orientale”. Presa in contropiede, Eva fa appena in tempo a togliersi da sola gli orecchini che indossa, dove sono nascosti aghi al narcotico e altre “armi” che possono tornarle utili, e farli scivolare in una tasca dell’abito coperta dai veli.
Diabolik intanto giunge nel deserto spostandosi tra le dune con un dromedario rubato a uno dei tanti mercanti che si recano al castello di Ben Zaer per vendere qualsiasi sorta di mercanzia ma, soprattutto, gioielli. Quello è un giorno di magra per il commerciante in quanto è riuscito ad arrabattare solo cianfrusaglie ma che vuol provare comunque a piazzare. Diabolik lo anticipa e, sotto le sue sembianze, riesce a penetrare nel castello dove, dopo aver mostrato la merce, viene cacciato in malo modo dalle guardie fidate di Ben. Il criminale sapeva che non avrebbe concluso nessuna trattativa dato lo scarso valore dei gioielli, ma aveva colto al balzo l’occasione per studiare da vicino la dimora dello sceicco. Assieme alle informazioni che gli ha fornito Ingrid, adesso è in grado di studiare un piano per liberare Eva.
Per prima cosa cerca di mettersi in contatto con lei attraverso il loro modo convenzionale. Eva, però, non avendo più la collana addosso con la ricetrasmittente non gli risponde. Decide così quella notte stessa, dopo che è riuscito a costruirsi un passaggio che gli permette di accedere indisturbato nelle mura del castello, di lanciarle dei segnali morse utilizzando uno specchietto. Puntandolo in direzione della finestra della sala dove sono radunate le mogli di Ben Zaer e muovendolo in maniera tale che colpisca i rivestimenti lucenti del soffitto Diabolik riesce a creare dei fasci di luce che consentono di far capire ad Eva che lui è lì.
Nel breve lasso di tempo che hanno a disposizione entrambi per riuscire a incrociarsi nel castello accade un’altra serie di imprevisti.
È giunta l’ora delle danze ed Eva si ritrova, suo malgrado, a dover anche qui improvvisare. Questa volta dovrà cimentarsi nella danza del ventre.
Tutte le mogli di Ben Zaer sono chiamate ad assolvere quest’onere innanzi al marito, e tra le tante ad essere notata è proprio Eva che viene scelta da costui per trascorrere la notte assieme. Fortuna vuole che, prima di condividere il talamo nunziale, l’usanza orientale preveda che la sposa prepari il proprio corpo con bagni e oli essenziali. Appena pronta Eva viene accompagnata nella camera di Ben Zaer che la aspetta a letto.
Prima che la porta si richiuda la donna fa in tempo a notare il cofanetto dei preziosi adagiato su un mobile ai piedi del letto, e una volta che lei e Zaer restano soli non indugia un minuto di più a narcotizzarlo utilizzando uno degli aghetti nascosti negli orecchini. Nella stanza ritrova anche gli abiti e la sua collana con la ricetrasmittente, che non esita a prendere per mettersi in contatto con Diabolik. Ma… sorpresa! Gli impulsi delle onde radio sono troppo vicini… troppo! Giungono proprio da quella stanza… Ben Zaer che ha appena narcotizzato è Diabolik!
Inizia così una fuga rocambolesca per uscire fuori dal castello. Attraverso una serie di sostituzioni che permetteranno loro di confondersi con le guardie e i servitori del castello, i due criminali riusciranno ad allontanarsi dall’oasi per fare ritorno a casa.
Sul finire dell’episodio vediamo Diabolik ed Eva che, per scappare, utilizzano i loro soliti trucchi nonché forniscono – al pubblico dei lettori – la spiegazione dei passaggi messi in atto per tirarsi fuori dalla “trappola” nel deserto e portarsi a casa il bottino.
Il contenuto del cofanetto viene rubato per mano di Diabolik nei panni di Ben Zaer, anche se, come Lui afferma, lo scopo del viaggio nel deserto era recuperare un tesoro ancora più grande.
4/12/2025
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Tra circa venti giorni sarà Natale, e tra un mese potremo finalmente mandare ai bagni questo maledetto 2025.
È un classico che sul finire dell’anno e con quello successivo alle porte abbiano inizio i pronostici non solo personali ma soprattutto astrali, e quindi vai sotto con le previsioni di Paolo Fox, Branko, Mauro Perfetti, Simon and The Stars, Paolo Crimaldi, Susanna Schimperna e tutto l’elenco degli astrologi noti e meno noti dell’universo.
Il mio oroscopo non cambia mai. Da un anno all’altro è sempre lo stesso, tant’è che non lo seguo più come avveniva negli anni della gioventù.
Al secolo in effetti aveva un senso, un po’ perché quando sei un pischello o una pischella, diciamoci la verità, non è che sei oberato da impegni durante l’arco di una giornata, al massimo ti impegni a fare i compiti, ad andare a scuola, al catechismo, a dedicarti a qualche hobby, ad andare in palestra e poi a nanna. Il resto del tempo lo passi con gli amici e a sfogliare i giornaletti per i lettori dei teenagers e, quindi, a rivolgere l’attenzione all’oroscopo della settimana.
Questo, almeno, era quanto avveniva quando ero un’adolescente.
Ai miei tempi non c’erano ancora i social e i telefonini e le applicazioni da scaricare, le edicole erano tutte attive, non c’erano quotidiani e riviste digitali e il giornaletto a cui eravamo affezionate – almeno noi femminucce – era il Cioè (per i maschietti il Palyboy, il Postalmarket e roba così che serviva per… “prendere mano con le esperienze future”).
Essendo noi femmine (sempre al secolo) le più romantiche e le più sentimentali (grazie anche alle famose telenovele argentine a cui ci sottoponevano le nostre nonne), era naturale, se non fisiologico, leggere l’oroscopo prima di ogni altro articolo e prima ancora di buttare l’occhio al sommario della rivista. Ricordo che si trovava sempre all’ultima pagina. Era come un’ossessione, una droga.
Per un periodo persino le carte napoletane, non solo i tarocchi, erano diventate una dipendenza ai limiti di una patologia. Stavamo sempre chine a leggerci le carte o a farci le carte, e il motivo era sempre per questioni di cuore (“Chissà se a quello lo incontro oggi”, “Chissà se mi pensa”, “Chissà se mi ama”, “Chissà se avremo solo una storia o ci metteremo insieme”, “Chissà se c’è affinità di coppia”, “Ma l’ariete sta meglio col toro o col cancro?”, “Quali sono i segni zodiacali compatibili tra loro?”).
Oggi non guardo proprio più niente, e non solo per il fatto che mi sono fatta scivolare addosso molte credenze a cui ero legata in passato ma anche perché:
1. non ho tempo di leggere l’oroscopo
2. non mi faccio influenzare dalle previsioni
3. non sono superstiziosa
4. non mi importa niente
5. non credo al destino
6. non c’è nulla di nuovo all’orizzonte.
A stare appresso a quel che dice il mio oroscopo poi, io sono il segno zodiacale che ha una vita sessuale molto attiva tutti gli anni. Una escort, praticamente (quindi, di che ti preoccupi? C’è bisogno che tu legga gli astri anche quest’anno?).
Va bene che sono un segno di fuego!, sono tutta un fuego! ma non esageriamo. C’ho un’età (purtroppo!), anche se il mio orologio biologico è fermo a un anno e tre mesi.
Il mio non è un Oroscopo. Il mio è un Orascopo (l’avete capita?).
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"Si dicono cose, nella vita.
Le dici tu o te le dice qualcuno e tu ci credi con tutto il cuore
o la persona a cui le hai dette ci crede con tutto il cuore.
Ma tu avevi detto, ma io avevo creduto. Ma tu avevi promesso.
S'impara che le promesse quando le fai o te le fanno
ci si crede con tutto il cuore, ma poi."
(Antonella Lattanzi, Chiara Einaudi Editore 2025)