Charlie Brown
"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)
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Copertina dell'albo Un uomo violento disegnata da Sergio e Paolo Zaniboni
Nel maggio 2012 la Astorina pubblicava l’albo Un uomo violento, da un soggetto di Mario Gomboli e Tito Faraci e da un’idea di Roberto Altariva e Francesca Gammetta, per la sceneggiatura di Patricia Martinelli, ex direttrice responsabile del fumetto dal 1992 sino all’anno 2000.
Il 24 luglio 2025 il giudice Paolo Gallo del Tribunale Penale di Torino, con la sentenza n. 2356, assolve il marito di Lucia Regna dal reato di maltrattamenti condannandolo a un anno e sei mesi di reclusione per il solo reato di lesioni personali (art. 582 c.p.) – con attenuanti e condizionale – in luogo dei quattro anni e mezzo di carcere per aggressione alla vittima chiesti dal Pubblico Ministero, Barbara Badellino.
La motivazione? Lo sfogo del marito sarebbe riconducibile alla logica delle relazioni umane in quanto la Regna gli avrebbe comunicato la sua volontà di separarsi in maniera brutale (secondo la logica del giudice Gallo per “brutale” si intende la circostanza in cui si proietta il proprio sentimento verso un’altra persona privandolo, di fatto, al compagno con cui ci si giura amore eterno). In sostanza, l’uomo “va compreso” (puveriello!) perché la moglie gli aveva fatto un torto sfasciandogli il matrimonio che durava da venti anni. Ergo, siccome l’imputato aveva ancora bisogno della tettarella di mammina, il massacro alla moglie quarantaquattrenne (un incubo durato sette minuti) che le ha causato un nervo oculare lesionato in maniera permanente, oltre alla ricostruzione quasi totale del volto con 21 placche in titanio, sarebbe da ascriversi come reato ex art. 582 c.p. e non come reato di aggressioni e maltrattamenti (art. 572 c.p.).
Tralasciando la considerazione (personale, strettamente personale dato che non sono un giudice e, pertanto, la mia è solo un’osservazione) che il magistrato non abbia saputo ben inquadrare la fattispecie giuridica (che, sempre ad avviso della scrivente, si configura in più reati e non solo nel reato di lesioni ex art. 582 c.p.), la domanda è: qual è la ratio di questa sentenza? Il giudice estensore ha letto attentamente i documenti prodotti in giudizio? Ha esaminato bene le foto? Le dichiarazioni? I certificati medici che attestano il pestaggio subito dalla moglie? Ha “sentito” sulla propria pelle le percosse, il dolore, la paura, l’impotenza di questa donna di fronte a tanto odio? Oppure, ha esaminato la questione analizzandola da un punto di vista esclusivamente soggettivo facendo prevalere quella che è la sua ragione, la sua esperienza di vita intima o domestica?
Sta ancora facendo discutere la riforma costituzionale della magistratura (il cui vaglio è giunto a Palazzo Madama) che prevede la separazione delle carriere tra magistrati giudicanti e requirenti, due distinti Consigli Superiori della Magistratura (uno per carriera del magistrato) e una Corte disciplinare volta a regolamentare i provvedimenti da adottare per ambedue le carriere (giudicante e requirente). Non entro nel merito della questione perché non è il mio compito, non rientra nelle mie competenze, non sono un politico e non è il mio lavoro, quello che penso riguardo a qualsivoglia tipo di riforma – in particolar modo della giustizia – è che si stia facendo un gran caos che non porta a nessun tipo di snellimento dei processi, né rende più giusto un sistema che non è giusto (ma è marcio e putrescente) e che nulla ha dei criteri che dovrebbero caratterizzarlo.
Penso che per poter garantire l’efficienza di un paese, di uno Stato, di una comunità o di una nazione non è necessario “abbuffarla” di leggi (pena effetti avversi con successivi danni collaterali)¹, rabbocando oltre la misura codici, manuali, tomi, banche dati, quando invece basta “poco”. Credo che le leggi che abbiamo bastano e avanzano (bisogna solo applicarle invece che derogare) e che la giurisprudenza debba rifarsi il volto sul calco della medicina, pertanto, a voler usare una terminologia più semplice, debba prevenire invece che curare (la cura interviene successivamente quando la malattia si è manifestata, e non sempre la cura produce effetti con esiti positivi, anzi).
Una tavola tratta dall'albo Un uomo violento
E come si previene l’odio, la violenza, l’orrore, la superbia, la tirannia? Leggendo. Studiando. Facendo teatro. Frequentando laboratori di scrittura, lettura, corsi di danza, recitazione, favorendo l’incontro con l’altro, il tuo simile, la tua emozione, la tua anima.
Quello di cui non ci si rende conto – e che si sta perdendo di vista in maniera repentina visti i tempi che corrono – è che chi ci sta di fronte corrisponde esattamente alla persona che ci guarda dallo specchio tutte le mattine quando ci laviamo la faccia e i denti dopo aver fatto colazione.
Non c’è bisogno che i magistrati vengano sottoposti a test psicoattudinali (quelli toccano a tutti, tutti quanti ci dovremmo fare una bella lavata di capa) o a provvedimenti disciplinari per esercitare la professione, perché se un individuo si mostra curioso, aperto verso tutto ciò che lo circonda e il mondo alimenta il suo desiderio di sapere, neanche c’è bisogno che si dia una disciplina perché la disciplina te la dai da solo con l’esperienza e l’apprendimento (e sempre ammesso che l’impegno resti costante nel tempo).
Stare con gli altri è faticoso è vero, vi do ragione, ma proprio perché stare con sé stessi non è mica una passeggiata.
Lancio un’idea che può sembrare provocatoria oppure sciocca (dipende da chi legge le righe successive e dal suo modo di vedere le cose): nel corso di studi per accedere alla carriera di magistrato perché non inserire pure il teatro come materia? (corso pratico intendo, cioè i futuri giudici, prima dell’esame di abilitazione, devono fare teatro, recitare sul palcoscenico, calarsi nella parte). Inutile dire che amplierei i testi di studio inserendo la letteratura classica e contemporanea e, come contorno, ci aggiungerei anche tanto, tanto, tanto sport.²
È pazza come proposta? Stupida? Inusuale? Eccentrica? Moralista? Buonista? Di sinistra?
E qui passiamo al succo della storia Un uomo violento.
Michele Volker è un facoltoso uomo d’affari che vive nella città di Renflid, poco distante da Ghenf, con la bellissima moglie Sara. Sotto l’apparente figura di imprenditore perbene, devotissimo alla compagna e con un matrimonio tranquillo, si cela un uomo spietato e manesco, dedito all’illegalità e che non perde mai occasione per maltrattare e insultare la moglie, picchiandola fino a causarle trauma cranico, ematomi, deliquio, anche per cose futili e inesistenti.
Eva e Diabolik vengono casualmente a conoscenza di questo segreto mai confessato da Sara (la donna non ha mai sporto denuncia contro il marito per paura di sue ritorsioni e minacce come successe una volta con relative conseguenze a suo danno) in quanto Diabolik, nel mettere a segno un colpo ai danni di Volker, diventa obiettivo della donna che gli lancia un appello durante un’intervista televisiva, dove racconta – occhiali da sole e trucco a coprirle il volto tumefatto per le botte ricevute dal marito – la sua esperienza come “moglie” di Diabolik per quei brevi giorni in cui il Re del Terrore ha preso il posto del suo consorte. Il messaggio di Sara nasconde un S.O.S. che Eva e il suo compagno colgono al balzo, e cioè nel momento in cui la donna si volta in direzione della parete destra del salotto della dimora dei Volker (ambiente dove si sta svolgendo l’intervista) lasciandosi “sfuggire” una considerazione riguardo ad una presunta disattenzione del criminale, un gesto che fa intendere che le informazioni che ha raccolto sul marito sono incomplete perché esiste un bottino ben più ricco di quello che si è impadronito dove poter mettere le mani.
“Dove potrai mai avere sbagliato?” lo canzona bonariamente Eva, divertita da quanto ha appena ascoltato dalla Volker. Diabolik non condivide lo spirito ilare della compagna, sembra anzi esserne infastidito (mettere in dubbio le sue abilità e la sua capacità di osservazione? Vogliamo scherzare? Stiamo parlando pur sempre del criminale number One di tutta Clerville!) e siccome lui ed Eva sono abituati a registrare tutte le interviste in tv dove compaiono le loro vittime di turno, quando le chiede di far partire la registrazione per visionare attentamente l’intervista con annesse immagini si accorgono che, con quel leggero movimento del capo, Sara ha voluto indicar loro qualcosa.
La curiosità, come si dice, è femmina ma oltre ad essere femmina è soprattutto diabolika, così, mentre una sera Sara e Michele sono fuori a cena, i due complici penetrano nella villa per scoprire cosa porta la pista di Sara.
Giunti di fronte alla parete che la donna aveva indicato loro, Eva e Diabolik scoprono che dietro al quadro che vi è appeso si nasconde una lettera scritta di pugno da Sara stessa, in cui la donna confessa il martirio che da anni subisce dal marito oltre ad una mappa che consente di conoscere il nascondiglio per impadronirsi di un favoloso tesoro, custodito in uno stanzino inaccessibile, situato in un condominio dove Michele Volker si reca raramente, sede di uno studio di sua proprietà.
Mentre Diabolik, sulle prime, stenta a credere a quanto c’è scritto nella lettera ritenendo che la donna abbia esagerato nel descrivere il marito come un despota e che abbia fatto trovare loro quella missiva al solo scopo di vendicarsi (un punto di vista anche qui, siamo sinceri, molto maschilista da parte di Diabolik), Eva è di tutt’altro parere; si fida del suo intuito, sorretto da uno strano presentimento, crede alle parole di Sara e vuole aiutarla. Sara infatti assicura loro che quel che scrive corrisponde a verità, e che ne avranno presto dimostrazione.
Prova che non tarda ad arrivare appena la donna, di ritorno dalla cena, si ritaglia un’occasione per allontanarsi dal marito e accertarsi che la lettera è giunta nelle mani dei due criminali. Il giorno seguente infatti, sempre in televisione, Eva e Diabolik apprendono che Sara Volker si è tolta la vita. A questo punto Eva è sempre più decisa a fare il colpo per rovinare Michele Volker e spogliarlo di tutti i suoi possedimenti ma, da un primo studio della mappa e delle istruzioni lasciate da Sara, il furto parrebbe impossibile da mettere in atto.
Lo stanzino/cassaforte è stato costruito alle spalle della libreria dello studio, tale da rendere ignota a chiunque l’esistenza del nascondiglio. Solo Volker e i suoi uomini di fiducia (oltre a Sara)³ sanno ciò che vi è custodito, e quel che è peggio è che le pareti che rivestono lo studio sono in cemento, la lega del portellone che apre la stanza/caveau è in titanio e per aprirla bisogna digitare una combinazione su una tastiera che solo Volker conosce (sottoponendosi anche ad un trattamento anti pentothal) che funziona come un bancomat: se si sbaglia a digitare tre volte il codice, il portello si blocca; per sbloccarlo, serve una combinazione che deve digitare Michele Volker assieme al costruttore della stanza blindata.
Diabolik tuttavia riesce a raggirare l’ostacolo provocando una infiltrazione condominiale tale che possa permettere di far aprire la stanza direttamente da Volker.
Il vigliacco (e scusate se è poco perché è un vero vigliacco, e nell’episodio ne viene dato sfoggio diverse volte), al cospetto di Diabolik ed Eva Kant travestiti da idraulici accorsi nel condominio per riparare il “guasto”, diventa un agnellino. Solo, tremante e terrorizzato, e con i bodyguards messi fuori gioco dagli aghetti al cianuro di Eva, si piega sulle ginocchia e implora i due criminali di risparmiargli la vita, in cambio potranno prendere tutto ciò che si trova dentro la stanza blindata. Eva gli risponde che è quanto faranno, e intanto che Diabolik sottrae il patrimonio a Mister Muscolo4 Lady Kant con aria sprezzante gli domanda: "Hai paura adesso vero? Brutta cosa la paura... non si può vivere con la paura..."
Eva in Un uomo violento, disegni di Sergio Zaniboni, Giorgio Montorio e Luigi Merati
Il finale è un finale che ci piacerebbe vedere tutte le volte in cui assistiamo o veniamo a conoscenza dell'ennesimo fenomeno di femminicidio o di violenza tra le mura domestiche e non per mano di un uomo.
Giustizia viene fatta.
Eva e Diabolik non solo privano Michele Volker delle sue "ricchezze", ma lo sottopongono ad uno stillicidio di angoscia, panico, vuoto, impotenza, buio e terrore, seppelledolo vivo nella stanza blindata dove nessuno potrà mai cercarlo. A furto concluso, Eva si premura di chiudere il portello e di bloccarlo definitivamente digitando numeri a caso per tre tentativi consecutivi.
Per questa volta ho spoilerato il finale dell’episodio altrimenti non si comprende la ragione della mia provocazione a cui faccio cenno qualche paragrafo più sopra. L’idea di proporre un corso di teatro come materia di studio anche per i magistrati mi è venuta rileggendo Un uomo violento, soprattutto nel passaggio in cui Eva fa notare a Michele Volker che non è vita uno stato di terrore e di cattività costante. Un’ iniziativa suggerita già in passato da Elio Germano che, in una intervista di Fabio Fazio a Che tempo che fa, esprimeva il proprio consenso a introdurre il teatro nelle scuole “perché l’esercizio di mettersi nei panni degli altri ci può far diventare una società migliore” (cit. Elio Germano, l’intervista è del 24 aprile 2017).
Come già ho citato più volte negli articoli di questo blog, ritengo che la giurisprudenza sia una filosofia in quanto è frutto dell’interpretazione di una norma o di una legge. Una sentenza si può leggerla in mille modi diversi perché ogni individuo dà la sua osservazione, il suo parere, il suo pensiero, il suo punto di vista, che non è mai immune da condizionamenti politici, religiosi, culturali, sentimentali, caratteriali, ecc.
Il giudice (uomo o donna che sia) è un essere umano col suo bagaglio di esperienze, dolori, traumi, gioie, e, in quanto essere umano, nel suo lavoro ha a che fare con la vita di altri esseri umani.
Ci sono infiniti mondi nelle persone, ogni individuo è un essere a sé stante, ragion per cui le vicende che un giudice si trova a giudicare sono infinite, e le storie, con tutte le loro implicazioni, richiedono massima attenzione, cautela e imparzialità.
Ma come si può pretendere l’imparzialità da un individuo che è uguale e imperfetto come te? Come può colui che giudica non essere influenzato da quanto gli è accaduto nel corso della sua esistenza? Il suo giudizio non potrà mai essere neutrale perché ogni opinione, parere, giudizio è una visione carica di storia personale (che si riversa su altre storie prendendo tutt’altra forma e piega).
Per questo è necessario fare teatro, leggere, parlare, stare insieme ed ascoltare le persone: per capire. Capire la loro storia e, di rimando, la nostra storia.
Per aggiustarsi, correggere, cambiare quello che non funziona.
Per (ri)costruire una società migliore.
Lucrezia di Silvia Ziche
¹ La repressione genera violenza, ribellione, sopraffazione, disordine.
² Sarebbe opportuno la prosecuzione dello studio delle materie inserite anche dopo e durante l’investitura della carica di magistrato (togato e onorario).
³ Nell’osservare la copertina dell’albo ho notato che Sara, diversamente dalle altre donne di Zaniboni, ha un’ombra sulla parte destra del viso. Le donne di Sergio Zaniboni sono sempre donne dai tratti molto forti, con un carattere risoluto, fiere, sicure di sé, qualcuna procace, delle vere leonesse. Sara al contrario si presenta pudica, con una maglia che non lascia intravvedere nulla, un’espressione triste, provata, arresa, e con i capelli che le nascondono parte del volto e delle orecchie.
4 Chiedo scusa per il sarcasmo usato nell'epiteto che la dice tutta sul soggetto in questione.
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E quindi le persone scadono.
Voi quando siete scaduti? Inutile che fate finta di niente, manco eravate usciti dalla fabbrica di produzione che già eravate scaduti. Certo, c’è chi ha la data a lunga scadenza e chi quella a breve scadenza. Come il latte Accadì, Granarolo e Parmalat. È una questione di geni anche se poi la fate diventare una questione di veli (non ho bisogno di veli/sei già un angelo tu/che accendi un diavolo in me/accendi un diavolo in me/perché c’è un diavolo in me/forse c’è un diavolo in me!).
Diavoli e Santi a parte, forse siamo tutti degli yogurt (leggi il prosieguo del post).
Quando dovetti rinnovare la mia carta di identità chiesi al mio portiere di ritirarla in caso di mia assenza visto che, dopo aver assolto tutto l’iter burocratico in circoscrizione, l’addetto all’ufficio mi riferì che mi sarebbe stata spedita a casa. Non che Vittorio sollevi questioni quando si tratta di farti un favore, ma trovandoci a parlare di rinnovi, scadenze e incombenze, se ne uscì con questa osservazione: “Ma che razza di storia è questa? Che significa che uno ogni dieci anni deve rinnovare la carta di identità? Che so’ scaduto io?¹ Che sono come lo yogurt che scado?¹ Magari rinnovatela quando la foto non è più uguale alla persona, che ne so… so’ fatto vecchio e c’è ancora la foto di me da giovane sul documento, allora sì che posso passare per un’altra persona! Ma ‘sto fatto che uno ogni dieci anni deve stare a rinnovare la carta, m par proprj ‘na…” (e chiudo).
In tutta onestà, il discorso di Vittorio non fa una piega. Che senso ha rinnovare un documento ogni dieci anni se io magari (e dico magari!) resto uguale a dieci anni fa? Non che la cosa non sia possibile, al massimo cambio il taglio di capelli, ingrasso un po’ o dimagrisco (magari!), ho qualche ruga in più sul viso, ma io resto io (io per dire tu e per dire voi). Ovvio che se mi faccio fare una chirurgia facciale che mi cambia i connotati la carta di identità non è che va rinnovata: va proprio rifatta (come il viso). Questa la conclusione a cui siamo giunti io e il mio portiere.
Da qui una deduzione: in teoria dovrebbe funzionare così, in pratica – visto che gran parte delle persone sono ri-fatte e ri-plastificate (e quindi scadute) – il documento va rinnovato (o per meglio dire rifatto) ogni dieci anni.
Vorrei convincermi che niente ha una scadenza, ma è impossibile. La scadenza delle cose è naturale.
E allora che faccio? Butto tutto nella spazzatura? Mi è sempre dispiaciuto separarmi dalle cose ma il più delle volte è necessario altrimenti accumulo, accumulo, accumulo… come l’adiposità sottocutanea.
Quanta gente ho depositato sottopelle? Forse troppa con gli anni, è per questo che non riesco a dimagrire. Mi fermo a parlare col mio corpo e domando: “Ciao Davide, come stai?”, “Peppino ci sei? Dove ti sei nascosto che non ti fai più vedere?”, “Albertone, ti ricordi di quella volta che andammo a giocare al bowling?”, “Stefania complimenti ancora, la tua torta era buonissima!”, “Angela come te la passi? Cielo è sempre lì con te a farti compagnia?”, “Cox… la porta di casa è sempre aperta”.
Sono stata lontana dai miei nipoti per un paio di giorni, al ritorno la piccola mi fa: “Zia, lo sai che sono diventata grande?”
Buon per lei, ma anche no. Non lo so. Forse non conviene diventare grandi e saggi. È meglio restare per sempre dei fanciullini innocenti, curiosi, e con gli occhi pieni di meraviglia e stupore. A patto di esserlo tutti e non chi sì e chi no. Ah, al ritorno ho scoperto anche che ha un nuovo amore, si chiama Michele che ha preso il posto di Mattia. Da piccoli anche l’amore è più semplice, ci si lascia e ci si innamora subito senza tanti traumi e complicazioni. Beata gioventù!
A mio nipote è caduto il primo dentino: nessun problema, resta ugualmente bello. Di solito quando cadono i denti diventiamo tutti scialbi e racchi², lui è sempre bellissimo (da chi avrà preso? Dalla zia manco a parlarne, non somiglia né alla mamma né al papà per quanto non sono da buttare ma neanche tanto belli come lui. PS:ora mia sorella me mena³).
Da scaduti siamo tutti più brutti, oltre che tutti più acidi. Ho dovuto fa’ una cernita quest’estate che non vi dico... e non vi nascondo che le volte che la faccio avviene con sommo dispiacere.
La selezione degli elementi – ciò che è buono e giusto da ciò che è andato a male o è avariato⁴ – non viene applicata solo in ambito “famigliare” ma, come ho ribadito più volte, anche in ambito “extra famigliare”.
C’è un’attrice, bravissima ok? (Sottolineo bravissima). In realtà non è solo attrice ma anche cantante, ex conduttrice televisiva e radiofonica. Ho sempre nutrito una simpatia nei suoi riguardi, almeno fino a qualche anno fa. Poi sono spuntate notizie che mettevano in luce alcuni suoi comportamenti poco rispettosi nei confronti di chiunque, fan e non.
Qualche settimana addietro, leggiucchiando qua e là sui giornali online, mi sono imbattuta nel titolo di una sua intervista dove l’attrice spiegava perché in passato si fosse comportata in una certa maniera e perché potesse apparire così spocchiosa agli occhi di qualcuno, così ho appreso che aveva dovuto farlo per difendersi dalle cattiverie degli altri e dalle angherie che aveva subito, altrimenti avrebbe rischiato di restarci sotto.
Questa cosa mi ha fatto pensare e riconsiderare la cosa da un punto di vista diverso. Fermo restando che una persona può starci simpatica o antipatica, la nostra opinione però non può essere cambiata senza avere, di fatto, una cognizione di causa, ovvero non posso cambiare opinione sulla base di una notizia (o diceria) senza che io abbia gli strumenti per appurare se quella è la verità oppure no. In fin dei conti sono chiacchiere, gossip, paparazzate.
Stiamo tutti a lamentarci dei torti che abbiamo subito, di quanto male ci hanno fatto le persone… ma pure noi un esame di coscienza ce lo vogliamo fare? Ci siamo mai domandati “ma io mi sono comportato bene con questa persona?”, “C’ero quando mi ha chiesto aiuto?”, “Gli sono stato grato di quel poco o di quel tanto che ha fatto per me?”, “Ho sempre parlato bene di lui oppure, appena voltava le spalle, ero sempre il primo a criticarlo?”
Considerando la cosa (e quindi quanto è successo all’attrice) dalla sua prospettiva, confesso che il pensiero che ho su di lei bascula (mi sta antipatica o mi sta di nuovo simpatica?). Con ciò voglio dire che può starmi pure antipatica, però se metto in conto che quello che ha fatto lo ha fatto per salvaguardare il suo stato psico-emotivo e per non soccombere a tutte le avversità e alle difficoltà che ci mette davanti la vita, capite bene che il disegno messo a punto sul quadro assume colori e contorni diversi.
Compiamo delle azioni che in tanti non riescono a comprendere. Non vi capita mai di sentirvi dire Sei cambiato o Sei cambiata?
Perché succede?
Perché le persone cambiano. In meglio o in peggio. A noi non spetta giudicarle, non è il nostro compito, non è nostra faccenda. Madre Teresa di Calcutta ci ha lasciato un grande insegnamento dicendoci “se giudichi le persone, non avrai il tempo di amarle”.
Non lo fanno per piacere a voi ma per piacere di più a sé stessi. Chi sta dall’altra parte lo percepisce come un affronto, un’offesa ma, siamo sinceri, il tizio deve pensare a star bene lui o a far star bene gli altri a discapito della sua felicità? Chi invece riesce a stare in pace con sé stesso e a far star bene pure gli altri, tanto di cappello! Sono le persone che vorrei incontrare ogni giorno (ci sono eh, sono in minoranza ma ci sono, non disperate).
Per tornare al tema delle scadenze. Io di scaduto, oltre ad avere le supposte, il gaviscon e lo sciroppo per la tosse, c’ho pure la pazienza; sembro che so’ paziente, brava, bella e buona… (ma chi v’ha detto che so’ bbona? Dove l’avete letto? Mannaggia alla pizza, eh mannaggia!, che mo’ me devo mettere pure a dieta e poi vi posto il video che ballo come Beyoncé in Single Ladies, Put a Ring on It con tanto di tutina nera assieme al mio corpo di ballo) ma non vi fidate! (non ti fidar di un bacio a mezzanotte/se c’è la luna non ti fidar/perché perché la luna a mezzanotte/riesce sempre a farti innamorar).
Io non vado dal parrucchiere apposta a famme rasa’ la parrucca perché me scoccio ad aspetta’ il turno…! Che poi uno nella vita aspetta aspetta… ma chi aspetti???? Aspetto il 46 alla fermata, ecco che aspetto! Hai visto mai che scendendo dall’autobus me so persa il portafoglio co’ dentro la pazienza, la speranza, la fiducia, la certezza, i sogni… magari qualche buon samaritano lo ha trovato e sta cercando il proprietario per restituirglielo (sto qua, eh).
Ma datti all’ippica oppure vai ar deposito Atac, capace che quarcosa t’ha tirano appresso ‘nsieme ala cicoria appassita!
Adesso (ri)cominciano pure le fiction targate RAI e Mediaset con grosse novità (ma quali “novità”? Controllate bene che pure queste so’ scadute).
Io una novità ce l’ho.
Quella di seguire le mie amate fiction (fiction?) sul divano di casa sfogliando sogni tra le dita dove in questo momento stanno accadendo.
E sono veri e possibili.
¹ Si prega di leggere scaduto con la pronuncia napoletana: la s e la c vanno lette come se si leggesse sciare, scivolare, scimunito, scioperare, sciupare, sciorinare, ecc.
² Brutti.
³ Mi picchia.
⁴ Il mio dominus diceva sempre “il mondo è bello perché è avariato”. Dominus, nel gergo giuridico, sta a significare il titolare dello studio legale dove il praticante/tirocinante svolge la pratica per conseguire il titolo di avvocato.