Charlie Brown
"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)
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Ogni giorno una nuova. Non solo non si può dire più niente, ma non si può fare neanche più niente.
Tipo? Tipo tutto, ma soprattutto non recarsi ai concerti (sia che si tratti di quello dei Coldplay che di quello di Christina Aguilera, di Madonna o di qualcun altro) con la propria o il proprio amante.
È pleonastico (oltre che tedioso) riportarvi quello che è accaduto ad Andy Byron, l’amministratore delegato – ora ex dopo le sue dimissioni – dell’Astronomer, azienda che opera nella gestione dei dati e delle tecnologie dei software, beccato con Kristin Cabot dalla webcam (anzi “kiss cam”, scopro solo ora che esiste una telecamera messa lì apposta per impicciarsi dei fatti nostri) al concerto dei Coldplay a Boston. Ed è pure superfluo aggiungere che la cosa ha suscitato scandalo considerato che i due piccioncini, i due amanti, i due cuoricini, non solo sono ambedue sposati (e sai che scandalo! Mica so’ i primi?) ma che si trattava nientepopodimeno del CEO dell’azienda e della direttrice delle risorse umane (e pure qua mi vien da dire: dov’è lo scandalo?).
Il fatto è che per colpa di un certo tipo di mentalità (chiusa o ascrivibile anche al proprio credo religioso, fate un po’ voi) siamo abituati a giudicare quanto accaduto come un fatto immorale e assolutamente fuori luogo (in tutti i sensi, con particolare riferimento al luogo dove è avvenuto quello che, secondo l’etica comune, non doveva succedere).
Ok, la Cabot e il Byron sono persone che rivestono un ruolo molto importante in una azienda, soprattutto se si tratta di un’azienda di un certo calibro e, per la carica che rivestono, devono dare una immagine di tutto rispetto, trasparente, seria e professionale ma… gliene vogliamo fare una colpa se ‘sti due si sono innamorati?
Hanno sbagliato? Forse sì, forse no. Chi può dirlo? Dipende sempre dalla prospettiva con cui si guardano le cose. C’è chi dice: “No, hanno sbagliato. Non si dovevano proprio innamorare (come se l’amore funzionasse a comando o si potesse governare in qualche maniera, questo me lo dovete spiega’ perché se si potesse fare ci eviteremmo un sacco di casini, n.d.a.), meno che mai per le mansioni di cui sono investiti altrimenti sai l’impatto sul mercato! Che figura ci fa l’azienda?”, qualcun altro che ribatte: “Ma che cavolo ti sposi a fare se poi, vuoi per carattere o no, non riesci ad essere fedele al tuo partner?”, un altro che obietta: “Si vabbè, ma che figura di cacca! C’hai l’amante ma infrattati dove nessuno ti può venire a scovare, non al concerto dei Coldplay!”, e ancora “Ma la gente proprio che non si vergogna, non c’è più ritegno!”.
Insomma come la metti metti, ci sarà sempre il cretino di turno che deve dire la sua perché è stato designato (da chi non si sa) obiettore di coscienza. Quello che non capisco è perché si deve sempre guardare il lato “sporco”, spassandosela a puntare il dito contro, e mai quello “pulito” che attiene alla sfera sentimentale. Penso che, di tanto in tanto, se tutti ci sforzassimo di spostare l’asse della bilancia (mi raccomando però a non sforzarvi più del dovuto, perché poi date la colpa alla sottoscritta delle emorroidi) e a guardare ciò che ci accade con gli occhi del cuore e non con la mente (ammesso che abbiate una mente pensante e se ce l’avete, mi raccomando ora e sempiternamente, usatela come si deve) cambierebbero tante, tante, tante cose in questo mondo.
Cominciamo con quella più importante: la scomparsa definitiva della guerra sulla faccia della terra. Mi riferisco non solo alla guerra che abbiamo studiato (spero) sui libri di scuola e a quelle che, attualmente, stanno devastando il fronte orientale e parte del fronte occidentale nel mondo, ma anche quelle piccole guerre quotidiane di cui siamo gli artefici (bisticci in famiglia, insulti sui social, polemiche nei talk show, “spettacoli” in Parlamento, discriminazioni nelle aule di “giustizia”, scontro tra fidanzato/fidanzata, uccisioni tra moglie/marito, litigi tra amici o col vicino di casa o risse con l’immigrato sotto casa ecc.).
L’amore – nel senso più lasco del termine – è quel sentimento che consente di entrare in empatia con l’altro; nel momento in cui indosso i panni di chi ho di fronte a me (e quindi immagino di essere lui o lei, mi sforzo di pensare come lui/lei, provo a capire il suo vissuto, il suo carattere, il perché delle sue azioni, cosa ha portato a cosa, cosa ha determinato quella persona nel tempo) riuscirò anche a comprendere meglio me stesso e la mia natura umana. Attraverso l’altro mi scopro, l’altro non è che la chiave per avere la visione a tutto tondo di me stesso. Le sue emozioni sono le mie emozioni. I suoi errori sono i miei errori. Le sue debolezze sono le mie debolezze. I suoi sentimenti sono i miei sentimenti. Il suo dolore è il mio dolore.
Altra cosa poco carina che ho letto riguardo alla vicenda è l’esultanza dei dipendenti della Astronomer quando il video che immortalava la coppia ha fatto il giro del web diventando virale. Secondo gli ex dipendenti, Byron era un capo tossico, che incuteva più paura che rispetto, con un’ossessione peri numeri e per le performance commerciali. “Era solo questione di tempo prima che qualcosa del genere esplodesse” hanno commentato con un certo sollievo quando hanno appreso delle dimissioni dell’ex leader, senza che siano mancate reazioni da “risate a crepapelle” dopo che la kiss cam aveva inquadrato i due amanti nel gesto (dolcissimo, fatemelo di’) di baciarsi e poi di abbassarsi o dare le spalle per evitare di essere riconosciuti.
E va bene, Byron poteva pure essere un rompiscatole e lei un’antipaticona di primo pelo ma, ripeto, chi siamo noi per giudicare le persone? (Siete proprio beceri, e fateme di’ pure questo). Adesso pure Raoul Bova e Rocío Muñoz Morales sono ai ferri corti, i rispettivi avvocati dichiarano alla stampa che erano separati in casa già da un pezzo, e che la Rocío avesse scoperto del tradimento dell’amato per via di alcuni messaggini a una certa Martina Ceretti, modella ventitreenne con la quale aveva una tresca pure Stefano De Martino ex di Belén (alè!!!! Il triangolo no/non lo avevo considerato/d’accordo ci proverò/la geometria non è un reato…¹ Lei chi è? Lei chi è? Grandiiiiiiiiii!!!!!!²). Embè? Pure su Rocío e su Raoul Bova dobbiamo star lì a pettegolare? Ma quanto vi piace essere cattivi… Guardate che amare non è un peccato e né un reato, lo dice pure Renato (la rima non è messa lì apposta, questa invece è di bella posta). E comunque è sempre meglio fare l'amore che fare la guerra.
Onestamente, quando sono venuta a conoscenza della notizia – ma soprattutto quando mi sono imbattuta nella foto a corredo di questo post – , non sapevo se ridere (per via dei meme o delle battute che cominciavano a circolare su Il peccato e la vergogna ³) o piangere (ma adesso manco ad un concerto dei Coldplay con l’altra metà del mio cuore posso andare?).
La massima è di Paolo Procaccini, dal libro PensieriXversi, Milella Edizioni 2022 recensito su Leggere:Tutti di marzo 2024, presente sulla pagina di questo blog alla data del 25/09/2024
Non vorrei sembrare narcisista e poco rispettosa nei confronti dei rispettivi consorti di Andy Byron (tra l’altro, un bell’uomo e complimenti per la scelta alla moglie e all’amante⁴) e Kristin Cabot che, all’esito di questa vicenda, sono risultati anche loro, purtroppo come gran parte di noi, appartenenti alla categoria dei cervidi. Per carità, ora si ride e si scherza, ma comprendo che anche per loro non deve essere stato (e tutt’ora non è) un boccone che si digerisce tanto facilmente; come dicevo poco fa, quando ci sono di mezzo i sentimenti… beh ragazzi… le cose si fanno davvero un tantino complicate. Inevitabilmente uno dei due soggetti nella coppia soccomberà, c’è sempre uno che ama di più dell’altro e quell’altro, la parte “debole”, è destinata a soffrire di più (non mi ricordo dove l’ho letta questa… può essere una delle tante riflessioni del mio Principe? Lucià, semb tu ssì!⁵n.d.a.).
Sarebbe davvero bello infatti se ambedue i soggetti (maschio/femmina, maschio/maschio, femmina/femmina) amassero in egual maniera, forse non esisterebbero nemmeno i tradimenti… boh! Fatto sta che non sono un’esperta dell’amore (chiedete agli esperti se ne volete sapere di più, il numero lo trovate sovraimpressione alla pagina 777 di Mediavideo oppure consultate il vostro pazzo psicanalista di fiducia), posso solo sperare che forse, in qualche parte del mondo, esista (ancora) questa fantastica coppia che si ama alla follia con la stessa passione, a dispetto degli ostacoli, delle incomprensioni e del tempo.
Alcune le conosco già, ci ho avuto a che fare ed ho a che fare quasi tutti i giorni.
Ma di questo ne parleremo un’altra volta.
¹ Triangolo, brano di Renato Zero del 1978.
² Ricordate l’imitazione di Giorgio Panariello del cantante romano durante il suo spettacolo Torno sabato trasmesso su Rai1 nei primi anni 2000? Beh, io mi sono fatta prendere dallo stesso entusiasmo del presentatore e showman, scusate.
³ “Attenti a chi baciate durante il prossimo brano, potreste essere ripresi”, chiosa di Max Pezzali durante il suo concerto a Imola.
⁴ Permettete, i complimenti non si risparmiano a nessuno.
⁵ Luciano, è sempre colpa tua!
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"Il centro psicologico e fisiologico è il cuore".
(Clarissa Pinkola Estès, Donne che corrono coi lupi Sperling&Kupfer Editore 2016)
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"Il giudice deve essere imparziale, ma non indifferente".
(Paolo Borsellino)
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È arrivato il momento di affrontare un discorso molto serio. Io per prima non so se ce la farò, e non solo perché mi viene sempre da buttare tutto in caciara – la colpa non è mia ma dei delinquenti che abitano dentro questa testa – ma soprattutto perché un conto è scrivere certe cose, un altro è dar voce alle parole per bocca. Le parole, si sa, sono pericolose ed è facile essere fraintesi.
Il problema – ed è un vero problema, credetemi – è questo: non si può dire più nulla. La democrazia in questo Paese è finita da un pezzo e questo non tanto perché, prima che ci mettano il bavaglio, tutti si sentono in diritto di dire tutto (cosa buona e giusta) ma se prima che io apra bocca per esprimere la mia opinione vengo taciuta in malo modo perché l’altro ha già statuito che ha ragione senza ascoltare quello che ho da dire oppure per il piacere di fare della polemica, questo no, è cosa cattiva e ingiusta.
Ho aperto questo blog (diario, mondezzaio, pensatoio, contenitore di fantasie e pensieri sparsi senza capo né coda, scemenzatoio, definitelo come volete) per parlare di libri e di tutto ciò che verte attorno al mondo della letteratura; poi come si è finiti a parlare di cantanti, e in taluni casi anche di attori, vallo a sapere (Damiano David è un figo).
Questa volta faccio un’eccezione, che poi tanto eccezione non è perché il “fattaccio” riguarda uno scrittore, ma uno scrittore molto particolare al quale, mi duole dirlo (liberi di crederci o non crederci), devo dare l’appellativo de l’Innominato. E questo perché, appunto, anche solo nominarlo provoca una frattura relazionale nella razza umana, una vera e propria spaccatura politica che delinea, in maniera netta e marcata, la contrapposizione tra le due fazioni opposte, come se l’autore in questione incarnasse la Quintessenza, il quid di questa divisione (politica), tant’è che sempre più spesso mi viene il dubbio se questo autore debba più classificarlo come scrittore/giornalista d’inchiesta, oppure come un politico o un’Istituzione.
Il discorso, come dicevo prima, non è facile. Già chiamarlo l’Innominato per qualcuno (anzi per molti di voi) potrà sembrare un’offesa o un insulto nei confronti dello scrittore, specialmente per chi è suo appassionatissimo fan e lo segue ovunque (un po’ come la scrivente col Principe che sta sempre in mezzo come il prezzemolo nella cucina e sempre casini mi fa combinare per difenderlo a spada tratta. Fino a qui 0-0, palla al centro n.d.a.).
Tengo a precisare che non ho nulla contro questo autore per il quale, tra parentesi (parlo come se lo dicessi a voce e non battendo su una tastiera), in passato nutrivo una grandissima stima e ammirazione e di cui acquistavo ogni suo libro. Ma, come dice il mio caro consorte – al quale piace ripercorre il pensiero del filosofo di Efeso, Eraclito –, panta rei ovvero tutto scorre; e siccome tutto passa a me, col tempo, è passata la voglia di seguirlo e con essa è andata a farsi friggere pure l’ammirazione per questo scrittore d’inchiesta.
Quello che non è andato a farsi benedire è il rispetto, perché se questa persona non è più di mio gradimento ciò non toglie che io debba mandarlo affancina solo perché non mi piacciono certi suoi atteggiamenti, il suo modo di porsi alla gente e di esagerare nell’esporre gli argomenti di cui è solito discorrere e a cui si deve la sua notorietà (stavo per scrivere successo, poi ci ho ripensato perché, per il rispetto che ho nei suoi riguardi, non penso che con la vita che conduce, che lo priva di alcune libertà fondamentali nonché di alcuni piaceri, possa definirsi un uomo di successo).
Come si è giunti a questo cambio di rotta nei confronti di costui? All’inizio tramite alcune avvisaglie che molti anni più tardi, in occasione del Salone del Libro di Torino a cui la sottoscritta partecipò, si trasformarono in certezze attraverso quegli strumenti molto utili e attendibili che sono i dettagli.
Mo’ non mi fate ripetere sempre le stesse cose ché qua il discorso già è lungo e rognoso, ma quante volte ve lo devo dire che dovete prestare attenzione ai dettagli? Va bene che la favella è un abito molto seducente e c’è gente a cui il vestito calza benissimo – e lo porta benissimo – come se ci fosse nato ma, come dice il proverbio, l’abito non fa il monaco!
(Damiano David è un figo, n.d.a.).
Dicevo, tutto è partito da un commento su una pagina social in cui vanno per la maggiore apprezzamenti positivi nei riguardi dell’artefice del “fattaccio”. Trattandosi però pur sempre di un social può capitare che qualche personaggio che passa da quelle parti uno scivolone lo faccia, e che lo possa fare anche la sottoscritta. Quando e se ciò avviene (lo dico apertamente perché non ho paura di dire la verità e mi sono sempre assunta le mie responsabilità per ciò che ho detto o fatto) avviene perché, ad un certo punto, ne ho piene le scatole¹.
Si parlava dunque del modo di fare, di porsi, di presentarsi, di dire le cose (e di argomentare anche di fatti brutti presenti in ogni regione di Italia ma anche all’estero), e di quanto certe persone – non solo la penna che si occupa di inchieste – sono aduse ad avere parametri diversi nel loro modo di atteggiarsi e di esprimersi in relazione a certi argomenti o a certi usi. È successo che, nonostante avessi sottolineato la mia intenzione di non voler parlare male delle persone, nel paragone con l’artefice del “fattaccio” (alias Il Principe) mi è scappato di dire che l’autore di inchieste andrebbe bandito.
È un verbo molto forte, lo riconosco, a mente lucida mi rendo conto che avrei dovuto esprimermi diversamente. Mi sono chiesta perché avessi usato quel vocabolo, e ho provato a darmi una spiegazione che riassumo, grossomodo, così.
Quando decido di compiere una scelta e di porre in essere un’azione, se quella scelta comporta dei rischi che possano mettere in serio pericolo la mia incolumità e quella di chi mi circonda, non posso poi portare avanti il ruolo di vittima e così perseverando nel comportamento fino alla fine dei giorni. La vita ci porta a fare delle scelte: se non mi va di star zitto di fronte a certe cose e decido coscienziosamente di denunciare lo schifo, vuol dire che sono cosciente delle conseguenze a cui vado incontro, non devo stare a puntualizzare i sacrifici e le limitazioni a cui sono sottoposto ogni volta con le parole e con gli atteggiamenti in ogni luogo, in ogni libro, in ogni social, in ogni programma tv e in ogni dove, altrimenti il soggetto (esterno) che mi guarda e che mi ascolta (e che quindi non vive con me in casa e che ignora tante cose) potrebbe pensare “ok, hai denunciato e hai fatto bene (dovremmo farlo tutti veramente, non girarci dall’altro lato facendo finta che vada sempre tutto bene, n.d.a.) ma ora perché questo atteggiamento da vittima? La tua azione di denuncia già connota il coraggio che serve per cambiare, hai dimostrato che sei una persona impavida e che hai gli attributi, tanto di cappello, ma ora cosa vuoi di più? Essere commiserato? Ricevere un apprezzamento ancora maggiore rispetto all’apporto che hai già dato e stai dando alla società? Essere esaltato perché tu hai avuto l’audacia di denunciare e un altro no (e quindi è un fesso)? Perché tutta questa esagerazione, non ti bastano i riflettori che hai puntati addosso? Stai facendo egregiamente il tuo lavoro, perché stai sempre lì a puntare il dito e a polemizzare su ogni cosa e su ogni persona e a vedere sempre tutto nero, sebbene è quello che ti porta a fare il tuo mestiere?”
Badate bene: non sto né attaccando, né criticando, né offendendo lo scrittore in questione, sto muovendo un’osservazione sulla base di quello che ho ascoltato, ho visto ed ho osservato in questi anni. L’ “attacco”, che gran parte delle persone si diverte a svolgere nei confronti di chiunque, è sempre diretto nei riguardi del soggetto; la mia osservazione si concentra sugli atteggiamenti di questo scrittore/giornalista (che, a lungo andare, si rivelano fastidiosi e caricaturali), e non sul soggetto in quanto uomo (che ritengo dotato di grande intelligenza)².
Accade dunque che un personaggio che, come dicevo prima, si è trovato a passare da quelle parti riversa la sua enfasi nei confronti del commento rilasciato dalla sottoscritta scrivendo “Ah, ora ho capito per chi voti”. L’ho spento subito – come accade sempre quando mi trovo a caz******** sui social, cosa che accade raramente visto che li frequento molto poco – perché non è nelle mie abitudini fare polemica o prendere a male parole la gente. Non a caso interrompo sempre le catene, pure con i gruppi whatsapp.
Ma la circostanza mi ha fatto riflettere perché ho pensato che quando si punta il dito lo si punta sempre contro la persona e contro il suo pensiero e mai sui fatti, gesti, atteggiamenti che sono tipici della persona e che la rivelano per quella che è realmente (credibilità del soggetto, aderenza della pronuncia al linguaggio del corpo).
È un po’ quello che è successo ad Alessandro Gassmann qualche settimana fa, che ha commentato sui social l’abbigliamento scelto da Tony Effe con questo post: “Mi spiegate cosa è successo? Attraverso quale procedimento si è arrivati a questo? Solo risposte tecniche” (per Alessandro: vorrei saperlo pure io, se qualcuno lo spiega pure a me per piacere).
(Damiano David è un figo, n.d.a).
L’ attacco social non è tardato a farsi sentire, e difatti qualcuno ha fatto notare all’attore e regista cose del tipo “Fai il progressista part time”, “Ma tu non difendevi tutte le libertà?”, ecc.
Permettetemi di dire che ho molto apprezzato la risposta di Gassmann³ che è scaturita dal confronto, il quale non solo ha fatto mea culpa, ma si è reso conto – e lo ha ammesso pubblicamente – di quale e quanta responsabilità ha un personaggio pubblico nei confronti dei suoi beniamini e non. Aggiungo, sarebbe opportuno che lo facessero anche gli altri suoi colleghi ma… come si dice?... non siamo tutti uguali e quindi uno fa come si sente di fare, purché non esageri.
Prima di mettere un punto a ‘sta specie di articolo volevo chiudere riprendendone la premessa: nel mondo contemporaneo siamo in tanti a comunicare⁴, anzi mi correggo perché pure qua fingiamo di comunicare ma in realtà offendiamo e attacchiamo, e proprio perché parte subito l’insulto – figlio del pregiudizio e dell’ignoranza – alcuni (non tutti) siamo prevenuti nel dire le cose, oppure si tace perché tanto non c’è più nessuno che ascolta, e se ascolta è per parlarti sopra e per emettere giudizi prima ancora che l’altro apra bocca. Dov’è dunque la democrazia? Non ce la prendiamo sempre col Governo se i primi killer della democrazia siamo noi. Mahatma Gandhi affermava: “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.
Una frase che raccoglie il senso di tutto questo popò di post.
E comunque Damiano David è un figo.⁵
¹ Fermo restando che quando e se ciò avviene, esprimo il mio pensiero senza polemizzare e senza creare scontri oppure offendere.
² Quanto espresso è frutto di un’opinione dell’autrice, per nulla tendenziosa ad influenzare o a far cambiare il parere e le scelte del pubblico nei confronti dello scrittore.
³ “Scrivo qualcosa su questo social e, con gioia scopro che è stato più letto di un articolo del giornale più letto nel Paese. Questo mi fa riflettere sulla responsabilità che un personaggio pubblico come me, deve sempre ricordare di avere prima di scrivere qualcosa. Prometto che rifletterò tanto prima di esprimermi, più di quanto abbia fatto fino ad oggi. Comunque grazie per l’attenzione”.
⁴Scriversi, scriversi sempre, scrivere a tutti, anche senza più nulla da dire di Ester Viola su Il Foglio.
⁵ Ahò, hai rotto er… (biiip)!