Charlie Brown
"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)
La cover dell'albo disegnata da Matteo Buffagni (fonte: sito ufficiale di Diabolik)
Tutti noi abbiamo un angelo custode, anche Amelia Roberts.
Amelia è una ragazza eccezionale dalle grandi capacità che mostra soprattutto alla guida delle macchine da corsa. L’albo di marzo di Diabolik, attualmente in edicola, si apre con una scena che la vede proprio alle prese con una gara automobilistica dove, a causa di un banale incidente, manca il traguardo. La ragazza – quanti anni avrà? Ventisei? Ventisette? – non si arrende; è caparbia, volitiva, ama le sfide, lo intuiamo subito non appena viene raggiunta da Sergio (suo amico, spasimante o ammiratore?) che si congratula con lei e le strappa la promessa che si vedranno al prossimo circuito, questa volta clandestino, a Borden.
Chiusa la scena della gara automobilistica conclusasi con la sconfitta della giovane ragazza, è la volta di un’altra scena all’interno di una villa.
Diabolik si prepara a manomettere una cassaforte che è “un capolavoro di meccanica” come viene definita da Eva che lo affianca, come sempre, nel lavoro. Il meccanismo di apertura è quasi inespugnabile perché si compone di tre serrature, impossibili da forzare insieme. Diabolik ed Eva agiscono quindi manomettendola dall’esterno, in modo tale che quando verrà aperta e poi richiusa il soggetto penserà di aver chiuso tutte le serrature quando in realtà sarà una sola ad essere serrata, mentre le altre due gireranno a vuoto.
Ci spostiamo poi in un altro contesto ovvero in un nosocomio di Clerville dove un anziano signore, un certo Amedeo Valder in fin di vita, chiede ai medici ed infermieri di metterlo in contatto col suo notaio. Tempo dopo Giacomo Hansen convoca da remoto Ettore e Marco, suoi parenti, che vivono lontano da Clerville per informarli che il “vecchio scemo” – alias il loro zio, alias Amedeo Valder – ha modificato il testamento e che la collezione di gioielli andrà in eredità ad Amelia invece che a loro. I tre studiano dunque un piano per far fuori la ragazza.
Amelia non è ben vista dai suoi tre cugini perché è una figlia nata fuori dal matrimonio. Suo padre, Paolo Valder figlio di Amedeo Valder, non l’ha mai riconosciuta quando era in vita, né la madre della ragazza le ha mai fatto menzione del genitore facendole credere che fosse morto. Amelia ha ereditato la villa dove abita – luogo dove Diabolik ed Eva hanno manomesso la cassaforte – e il patrimonio dalla mamma, dono a sua volta offertole dall’anziano Valder per impedirle che facesse parola con qualcuno e scatenasse uno scandalo. I gioielli che saranno devoluti ad Amelia sono un’espiazione di Amedeo per pulirsi la coscienza dalle azioni meschine del figlio (ma che sarebbe meglio definire omissioni).
Amelia è orfana ma è una donna in gamba, che sa cavarsela da sola in ogni situazione. Come detto, ama il rischio, le sfide nelle sfide, e per questo oltre alle corse si diletta anche a scalare le montagne situate poco distanti dalla villa in cui vive. È proprio durante una di queste arrampicate che Giacomo ne approfitta, corrodendo con l’acido la fune che consente alla ragazza di inerpicarsi e scendere dalle rocce. Amelia, grazie al suo sangue freddo, si salva per un pelo ma il giorno dopo a sbrogliare il mistero dello strano incidente occorso alla ragazza è proprio Diabolik. Giunto sul posto il criminale si rende conto che la corda che serve da sostegno per il climbing ha ceduto perché era stata consunta dall’acido (chi meglio di Lui poteva giungere alla verità considerato che l’acido è uno degli strumenti del suo mestiere?), ciò vuol dire che qualcuno trama perché vuole morta Amelia.
La splashpage dell'albo (disegni di Elia Bonetti, fonte: sito ufficiale di Diabolik)
Non tarda di molto con Eva a scoprire chi è o chi sono i responsabili che desiderano toglierla di mezzo e, di conseguenza, di prendere coscienza della maniera con cui vogliono farla fuori. Il prossimo obiettivo è Borden, nel bel mezzo di una corsa d’auto clandestina a cui la giovane pilota parteciperà.
Giacomo è al corrente della passione di Amelia per le corse d’auto – sia ufficiali che illegali – e per questo assolda gente malavitosa che gareggerà nel circuito per simulare un sinistro a suo danno.
Dopo aver raccolto tutte le informazioni del caso, Diabolik giunge ad una conclusione: per mettere le mani sulla collezione di gioielli deve assolutamente evitare che la sciagura avvenga. Se Amelia morisse la collezione andrebbe ai cugini che la spartirebbero tra loro, e in quel caso diverrebbe difficile recuperare la collezione per intero considerando che potrebbero venderla e che gli acquirenti potrebbero rivelarsi persone di malaffare (Giacomo, Ettore e Marco trafficano anche in ambienti poco puliti); in più sia lui che Eva sono già entrati in azione per mettere le mani sui gioielli quando hanno manomesso la cassaforte della villa portandosi avanti col colpo, sarebbe fatica sprecata se dovesse sfumare per colpa dell’avidità di quei tre. Pertanto, per far sì che il colpo non fallisca, la soluzione è quella di sventare il piano dei tre cugini.
E qui arriviamo al secondo problema.
Se Lui intervenisse per ammazzare Giacomo, il suo assassinio desterebbe sospetti su Ettore e Marco che si coprirebbero le spalle dall’eventuale nemico o dagli eventuali nemici che li vuole/li vogliono morti. Inoltre il criminale non può mettere fuori gioco i killers scelti da Giacomo perché non può conoscere i nomi dei malavitosi che, sicuramente, parteciperanno alla gara automobilistica stante la natura illegale, e quindi “raduno” di gente che maneggia cospicue cifre di denaro sottobanco. Giacomo Hansen infatti si è sottoposto al trattamento anti pentothal e Diabolik non può interrogarlo. Tantomeno, come gli fa notare Eva, può uccidere tutti e tre i cugini, cosa molto complessa da pianificare dato che ognuno vive in Stati diversi e solo Giacomo a Clerville. L’unica alternativa che resta è quindi quella di scendere fisicamente in pista.
Una tavola dell'albo (matite e chine: Elia Bonetti)
La sua iscrizione alla gara avviene, retorico dirlo, sotto falso nome. Così, un bel dì, il criminale si presenta (letteralmente) all’organizzatore delle corse clandestine presso la sua autofficina indossando una delle sue maschere, e gli dà dimostrazione delle sue capacità alla guida con lui a bordo della Jaguar E-Type debitamente truccata per l’occasione. Passato l’esame, si passa poi direttamente al piano “angelo custode” di Amelia Roberts assieme a Lady Kant, che funge da ulteriore garanzia attraverso la supervisione dell’intero circuito dall’alto con un drone, utile a Diabolik per metterlo al corrente minuto per minuto dei pericoli a cui la ragazza va incontro. La coppia più famosa del crimine infatti non sa in quale punto esatto della pista gli assassini agiranno, dunque è bene tenere costantemente d’occhio la ragazza.
Le scene finali dell’episodio sono le più adrenaliniche perché si ha come l’impressione di assistere de visu ad una corsa clandestina. L’impegno profuso di Diabolik, coadiuvato da Eva, per salvare Amelia dalla sua triste sorte dà ritmo e vivacità alla storia perché permette al lettore di vivere passo passo i momenti più topici della gara.
Il circuito della paura ricorda molto L’implacabile killer (albo n. 4 dell’aprile 2009), altro episodio in cui il Re del Terrore deve improvvisarsi angelo custode di Tatiana, altro personaggio che non si lascia intimorire tanto facilmente dai suoi avversari; la differenza tra i due albi è che mentre Tatiana è adusa al mondo del crimine Amelia non ne fa parte, l’universo criminale viene sfiorato solamente per via della passione che ella nutre per il rischio e le sfide, e che la porta a gareggiare finanche in corse clandestine.
Amelia Roberts, di fatto, non è un personaggio negativo e nemmeno cattivo o avido. È una ragazza di poche pretese, dedita solo ai suoi hobby e non interessata alle ricchezze. Se c’è qualcosa da guadagnare, lo guadagna perché ci si è messa d’impegno ed è frutto delle sue fatiche. Nemmeno gli uomini o qualche spasimante può distoglierla dal suo scopo.
Due tavole tratte da Il circuito della paura
Eva intuisce la sua forza di carattere e per questo, nel susseguirsi delle tavole, si percepisce una grande ammirazione per la giovane (accomunata forse dal fatto che Amelia è figlia illegittima come lei ed ha sempre dovuto cavarsela da sola nelle difficoltà). Diabolik non commenta pronunciandosi su altro, si limita ad osservare quel che accade sotto ai loro occhi; ma il suo silenzio fa comprendere che si trova d’accordo con la compagna. Del resto, il Re del Terrore ha dovuto imparare sin da subito a fidarsi dell’intuito di Eva che ha permesso loro in passato di conseguire la perfetta riuscita dei loro colpi e di mettere in salvo la loro vita da molteplici banditi e assassini.
È un episodio “semplice” nell’architettura della storia, senza troppi ingranaggi o pianificazioni per comporre il puzzle finale dell’albo, ma molto bello per il contenuto e i disegni che lo caratterizzano e che danno voce anche alle espressioni nascoste. In Il circuito della paura ho avvertito forte la complicità di coppia di Diabolik ed Eva (nota anche a chi non è un lettore abituale del fumetto) accentuata tantissimo nell’episodio, il rispetto del libero pensiero, del movimento d’azione e l’allineamento dei due modi di vedere e pensare le cose che, messi insieme, danno corpo ad una perfetta strategia (merito anche delle matite di Bonetti?).
Ho apprezzato come il carattere di Amelia incarni le due identità di Diabolik ed Eva (la forza di lei, la caparbietà di Lui davanti ad un obiettivo senza lasciarsi distrarre da altro), ho apprezzato il gesto del Re del Terrore di volerla difendere dalla cattiveria dei cugini scendendo direttamente in campo (certo, si potrebbe obiettare che lo abbia fatto solo per salvaguardare il bottino ma dubito che sia solo per quella ragione) e ho apprezzato, diciamolo pure, la ragazza (in fin dei conti Amelia è una bellissima ragazza).
Un personaggio, sono convinta, di cui sentiremo parlare ancora.
16.03.2026