Charlie Brown

"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)


Diabolik – Invisibile minaccia (albo n. 17 dell’agosto 1974)


La copertina dell'albo con i disegni di Flavio Bozzoli e Enzo Facciolo (fonte: sito ufficiale di Diabolik)


Una invisibile minaccia incombe su Diabolik che, dopo dodici anni di avventure, avverte per la prima volta sulla pelle la morsa della disperazione. Come combattere contro un nemico che non si conosce e non si sa neanche che volto ha?

Una sera, mentre sorvola con un aeroplano i mari del sud per raggiungere Eva sull’isola delle Ninfee e mettere a segno un colpo, viene sorpreso da una forte tempesta che dirotta il suo apparecchio e lo spedisce dritto in mare. Il mattino seguente, si desta stremato, affamato ma soprattutto assetato su una parte di isola che sembra disabitata e delimitata solo da un ripido costone roccioso. Diabolik intuisce che l’unica maniera che ha di salvarsi è scalare quelle rocce, così inizia ad arrampicarsi per esplorare l’altra faccia dell’isola.

Al primo tentativo non riesce, è troppo debole e nella salita scivola franando sulla spiaggia. Attende qualche minuto per riacquistare le forze ma il sole picchia, non c’è un riparo all’ombra e per rimettersi in sesto ha poco e niente da mettere sotto i denti. È la fine! Non supererà mai quella parete nemica! Anche qualche uccello, giunto da Clerville fino a lì, nella speranza di cercare un po’ di calore dal freddo della città ha trovato invece la morte.

Ma non può finire così, Diabolik non può arrendersi di fronte alle avversità della natura e lasciarsi andare alla disperazione. Decide di reagire e prova a riscalare le rocce.

Arrivato in cima finalmente trova un riparo all’ombra, ma soprattutto dell’acqua dove poter abbeverarsi (vi è un grosso accumulo nelle foglie degli alberi per via della tempesta della notte precedente e trattenuta dalla fitta vegetazione). Da quel momento in poi il criminale si ingegna per procurarsi di che mangiare (la pesca) e vivere (costruzione di una capanna dove poter dormire e dotarsi del fuoco che pensa bene di circondarlo di pietre per formare un piccolo camino e avere a disposizione il riscaldamento per la notte e la luce per improvvisare una torcia).

Durante il suo soggiorno da isolano però si accorge subito di non essere solo. Uno strano individuo – un uomo, a giudicare dalle orme che lascia sulla sabbia – mette a dura prova le sue capacità e la sua tempra, nonché la sua forza d’animo. Per prima cosa non vuole che Diabolik si avvicini alla collina poco distante dall’isola: gli scaglia contro delle frecce, lo infastidisce inviandogli un grosso falcone che gli impedisce di proseguire verso la destinazione e coprirgli la visuale per non vedere chi è il suo nemico, lo induce a cercare nuovi sentieri salvo poi condurlo dritto verso il precipizio del mare. Qualche istante dopo cambia le carte in tavola: gli fa scoprire una sorgente dove Diabolik può bere acqua a volontà, dopo averlo fatto precipitare in una trappola gli lancia una fune per consentirgli di risalire la buca, lo colpisce con le frecce e poi gli presta le cure necessarie per poter sopravvivere fino al giorno in cui gli fa recapitare un messaggio: “al di là della collina la vita, al di qua la morte”.

Diabolik sceglie di seguire il consiglio fattogli recapitare sul biglietto e si incammina verso la collina. È stanco, il suo “nemico” lo ha stressato soprattutto nell’animo¹ più che nel fisico (a quello ci ha pensato la febbre tropicale), tuttavia raccoglie le ultime forze rimastegli e si avventura verso l’ignoto.

Giunto sul posto viene a conoscenza dell’esistenza di un villaggio, disabitato anch’esso. Durante il cammino, il falcone gli lancia un diamante: questo consente a Diabolik di intuire che lì, da qualche parte, c’è un tesoro. Infatti, non appena varca l’ingresso di una delle baracche del villaggio trova un forziere imbottito di oro, diamanti, un fiore di quarzo rosa e una ninfea.

“Ninfea… isola delle ninfee.. Eva mi aspettava là…” sussurra tra sé, e poi aggiunge “Eva… Eva… amore mio… chissà se ti rivedrò ancora…” fino a crollare a terra svenuto per la febbre.

Al risveglio trova il misterioso nemico invisibile il quale, nel frattempo, gli ha prestato il primo soccorso (nei giorni a venire si prenderà cura della sua salute per tornare a farlo star bene). Diabolik finalmente sa chi è: il suo nome è Jonas ed è proprio l’uomo a raccontargli la sua storia e come sia giunto sino all’isola. Dopo averlo ascoltato attentamente, anche Diabolik ha alcune domande da porgli: perché faceva di tutto per contrastarlo e poi aiutarlo?

“Volevo conoscervi ma allo stesso tempo avevo paura di voi. Avevo bisogno di sapere se eravate un pericolo, solo provocandovi e poi aiutandovi sarei stato in grado di capirlo, volevo che giungeste sino a qui ma… sotto il mio potere” gli risponde Jonas.


Una tavola dell'albo



“Ma non avreste fatto prima a farmi prigioniero?” continua Diabolik.

“Soltanto lasciandovi in libertà potevo osservare il vostro comportamento e rendermi conto del vostro carattere”

“E cosa ne avete dedotto?”

“Che siete un uomo che non si lascia travolgere dall’avidità […]. Avete pronunciato il nome di una donna: Eva! Davanti a voi c’erano immense ricchezze, ma per voi c’era solo il ricordo d’amore! Da allora ho avuto fiducia in voi”.

Ora, per capire il (bellissimo) dialogo che segue tra i due bisogna leggere l’albo, uno di quelli che hanno lasciato un segno nelle storie e nelle avventure di Diabolik (l’albo è attualmente in edicola, in versione cult appunto, corredato da due mazzi di carte da poker).

Mi basterà solo dire che è uno degli episodi che ritengo più istruttivo, più profondo e tra i più completi (dal punto di vista degli argomenti presenti e trattati); un albo che suggerisce e insegna tante cose riguardo alla natura – in senso stretto e in senso lato, con particolare riferimento alla natura umana – alla civiltà moderna, al rapporto che lega l’uomo alla terra, e il comportamento che ne consegue quando si trova a dover confrontarsi con i suoi simili o a meditare quando è da solo.

In Invisibile minaccia Jonas è la Natura che protegge, nutre il corpo e lo spirito, offre conforto, quiete e riparo ma anche Natura che contrasta, che combatte e lotta per riprendersi ciò che è suo, i suoi confini, il suo territorio, i suoi frutti. Una forza che sa come lottare, che ha il potere di decidere della vita di un uomo, se consentirgli di sopravvivere o meno (purché quest’ultimo rispetti le sue regole e decida di non fare di testa sua).

Un albo molto, molto bello, che sono stata molto contenta di scoprire e di leggere, e che consiglio di custodirlo a mo’ di Bibbia per gli spunti e gli insegnamenti interessanti che se ne traggono.

Post scriptum: inutile dire che Diabolik, al termine della sua avventura alla Robinson Crusoe, riesce a fare ritorno a Clerville e a ricongiungersi alla sua Eva alla quale regala la ninfea che ha trovato nella baracca del villaggio.



¹“Neanche Ginko mi ha mai dato tanto filo da torcere!” è la riflessione del Re del Terrore di fronte al nemico invisibile. “Ho combattuto contro tanti nemici, ma mai mi era capitato un avversario così temibile. La sua forza si nasconde nel suo mistero!”

Autrice : Carla Iannacone | Categoria : Recensioni