Charlie Brown
"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)
La copertina dell'albo a cura di Flavio Bozzoli (fonte: sito ufficiale di Diabolik)
Avere un amico o un alleato è indispensabile si sa, ma è bene non approfittare altrimenti le conseguenze potrebbero rivelarsi disastrose. Sarà capitato certamente a tutti e, in più occasioni, è capitato anche a Diabolik.
Le persone possono spiazzare(ci). Nel bene o nel male. In Patto di sangue si assiste ad un evento imprevedibile persino per il Re del Terrore.
La recensione qui sotto contiene diversi spoiler, necessari per comprendere l’episodio e la caratterizzazione dei personaggi noti e meno noti, pertanto i lettori sono avvisati.
Di ritorno dal commissariato di polizia, sotto le sembianze di un poliziotto, Diabolik fa sapere ad Eva di aver cambiato i suoi piani. Non deruberà più il ricettatore su cui stava raccogliendo informazioni, perché ha scoperto che il proprietario del Museo di Arte Antica di Clerville aprirà le sale dell’ultimo piano – fino a quel momento rimaste inaccessibili al pubblico – per esporre la collezione di gioielli che valgono miliardi. Un colpo quindi di gran lunga superiore in termini di valore rispetto al furto ai danni di un ricettatore. Da una conversazione che il proprietario del museo ha avuto con Ginko, il Re del Terrore è venuto a sapere che la progettazione del sistema di allarme dell’ultimo piano del museo verrà affidata ai coniugi Pietro e Rachele Goddard, che già in passato si erano occupati dell’impianto di sicurezza dell’istituto. Pertanto, il giorno seguente, Lui e Lady Kant si appostano con la macchina di fronte all’ingresso di casa Goddard per studiare le loro abitudini. I due criminali notano che si è radunato un nugolo di persone davanti all’abitazione; incuriosito, Diabolik dice ad Eva di approssimarsi alla dimora dei Goddard per capire cosa succede. Dopo pochi minuti Eva vede uscire una barella sorretta da un gruppo di infermieri e paramedici, successivamente caricata su un’ambulanza seguita dall’auto con a bordo Rachele. A quanto pare, Pietro Goddard è deceduto la sera prima a causa di una anemia aplastica.
Una settimana dopo si verifica un incidente e, causa lo schianto con un guardrail, una macchina finisce in un fiume situato alla periferia di Clerville. Per estrarre i corpi delle vittime dall’abitacolo, i sommozzatori della polizia si gettano nelle sue acque torbide, ma l’unica cosa che riescono a recuperare è un monoblocco a raggi X e altri pezzi di argenteria e d’avorio.
Ha inizio un’indagine che conduce a sospettare di una truffa ai danni dell’assicurazione da parte del medico Mario Lancher, amico dei Goddard, il quale aveva denunciato alla polizia qualche giorno prima il furto dell’apparecchio. Rachele apprende la notizia dai giornali, nello specifico è il figlio Silvio a metterla al corrente di quanto è accaduto poiché, leggendo i quotidiani, domanda alla mamma cos’è un monoblocco a raggi X. Quella stessa sera telefona a Mario il quale le riferisce di essere preoccupato, e al contempo stizzito, del comportamento della polizia tenuto durante l’interrogatorio quella mattina nei suoi riguardi, quasi ad accusarlo di essere lui il vero artefice del furto.
“Ma è impossibile” lo rassicura Rachele “non hai nulla di cui preoccuparti, l’apparecchio non era poi così nuovo, quindi che motivo avevi di simulare un furto?”
Nel frattempo Diabolik continua ad andare avanti col suo piano per impadronirsi del progetto del sistema d’allarme del museo. Nonostante la dipartita di Pietro Goddard, il lavoro è stato comunque affidato a Rachele che viene sorvegliata a vista da due poliziotti per le ore lavorative impiegate: la mattina le consegnano le bozze del progetto e la sera, quando Rachele conclude il suo lavoro, lo riprendono in consegna per portarlo al commissariato ed impedire a qualsiasi criminale – Diabolik compreso – di mettere sopra le mani. Per il ladro più famoso di Clerville l’alternativa per impadronirsi dei congegni ideati e progettati è quella di piazzare delle microcamere nello studio di Rachele sì da poter fotografare il progetto.
Il piano è attuabile solo di notte, pertanto Diabolik penetra in casa dei Goddard per narcotizzare madre e figlio mentre stanno dormendo, e piazzare le microcamere. Farà la stessa cosa l’indomani sera e tutte le sere a venire per prelevare i rullini e analizzare l’impianto progettato da Rachele Goddard al rifugio, sì da essere preparato per il colpo al museo.
Accade però che quando la sera seguente fa ritorno in casa Goddard, Rachele lo attende sveglia e alzata. Sorpreso, Diabolik le chiede come ha fatto a scoprirlo.
“Ieri notte Silvio ha dormito con me nella mia stanza. Sicuramente per lui avevi preparato una dose più leggera di narcotico e per me una più massiccia. Però non potevi sapere che mio figlio avrebbe dormito con me, e che quindi ha respirato la stessa dose di sonnifero. Così, quando stamattina, in preda ad un forte mal di testa, ho notato che faceva fatica a svegliarsi e che si è buttato dal letto solo in tarda mattinata (cosa strana dato che lui è molto mattiniero) ho capito che dietro tutto questo c’eri tu”.
“Cosa vuoi da me?” le domanda a questo punto il criminale.
“Non devi temere nulla, non voglio denunciarti. Da quando ho ucciso mio marito c’è qualcuno che mi ricatta. La prima volta ho dovuto cedere, ho consegnato venti milioni in contanti, la prossima volta ne dovrò consegnare cinquanta. Non so chi sia questa persona, tutto quello che ti chiedo è di liberarmi di lui. Se accetti questo patto di morte, in cambio ti consegnerò il progetto dei sistemi di sicurezza del museo”.
Diabolik può mai rifiutare un così allettante scambio? Certo che no, pertanto accetta di aiutare Rachele. L’impresa però si presenta subito ardua.
Anche Eva resta basita quando si vede comparire davanti il suo compagno con un’espressione che la dice lunga nei confronti della Goddard.
Una tavola dell'albo (disegni: Flavio Bozzoli; chine: Glauco Coretti)
“È una donna alla pari, come me” confida Diabolik alla sua Eva dopo averle raccontato la ragione per la quale la donna ha ucciso il marito.
Ed effettivamente è così. Sin da subito le Giussani ci presentano Rachele come una donna algida, controllata, cui niente sembra scalfirla. Non prova nessun sentimento per nessuno, anche la presenza in casa dei poliziotti h24 non la turba più di tanto; tutto le scivola addosso in maniera indifferente, quasi apatica. Le uniche occasioni in cui sembra provare qualcosa è nei rari momenti che trascorre col figlio, per il resto del tempo si adatta a tutto continuando a vivere la quotidianità col solito distacco. Dietro questa imperturbabilità si cela una freddezza e un’intelligenza inaudita, come si avrà modo di constatare nel corso della storia.
Rachele è una donna molto perspicace.
Quando Diabolik svela ad Eva dove avverrà il prossimo incontro con il ricattatore, la complice gli fa notare subito che fallirà nell’intento. Sull’altura di Rindom non esistono posti in cui nascondersi e cogliere di sorpresa il furfante per toglierlo di torno a Rachele Goddard. Diabolik non si dà per vinto e trova un sistema per ingannare l’ignara vittima: quello di rintanarsi sotto un falso masso di roccia e pugnalarlo alle spalle non appena avrà ritirato il pacco con il denaro contante.
La notte seguente si mette in attesa. La prima ad arrivare è Rachele che nasconde il denaro dietro ad una pietra sulla collina. Qui, per la prima ed ultima volta, assistiamo ad un momento di fragilità della donna dettato dalla paura: Rachele sente addosso “lo sguardo di ghiaccio” del Re del Terrore, non sa dove si nasconde ma sa che è lì perché Diabolik, quando promette, mantiene sempre la sua parola. Promessa che non viene disattesa perché non appena lei si allontana dopo aver lasciato il denaro, ecco sopraggiungere il misterioso ricattatore con indosso un cappello, un impermeabile e dei semplici vestiti da uomo per prelevare il frutto del baratto. Diabolik, alla vista del miserabile, lo uccide lanciandogli addosso il suo pugnale. Tuttavia, quando gli si avvicina per scoprire la sua identità, la cosa lo lascia senza parole: si tratta di Rachele in persona la quale, come da accordi con Diabolik, stringe nel pugno di una mano le indicazioni per disinnescare i congegni di sicurezza del museo.
Di ritorno al rifugio, l’uomo racconta l’accaduto ad Eva dopo che la donna s’avvede dello stato d’animo del compagno, sconvolto e basito quanto lei.
Successivamente, grazie ai suggerimenti della Goddard, Diabolik tenta il colpo al museo ma fallisce a causa di un trucco inserito nell’impianto che mette la polizia sulle sue tracce. Il criminale crede che Rachele non gli abbia svelato tutta la verità, che c’era un meccanismo che ha preferito tenergli nascosto e tendergli una trappola.
Nelle settimane seguenti Diabolik scoprirà che non era affatto come pensava, perché ad inserire quella ulteriore precauzione nei sistemi di sicurezza del museo era stato Ginko proprio per sventare un suo intervento. La maniera con cui viene a conoscenza della mossa ingegnosa messa in atto dal suo eterno nemico è grazie al proseguimento delle indagini sul monoblocco a raggi X, che portano l’Ispettore a scoprire una triste e amara verità: a causare la morte di Pietro Goddard fu proprio la moglie che, grazie all’apparecchio posizionato sul solaio in corrispondenza della stanza del marito, aveva volutamente causato l’anemia aplastica al consorte mandandolo a morte certa.
La ragione di tale gesto risiedeva nella gelosia di Rachele dopo aver scoperta che Pietro voleva lasciarla per rifarsi una vita con un’altra donna. Aveva così escogitato un piano per fargliela pagare rubando l’apparecchio a Mario Lancher e simulando un furto da parte di ignoti; quando però il monoblocco fu ripescato nel fiume da parte della polizia, Rachele intuì che era spacciata perché presto Ginko sarebbe arrivato a lei. È a questo punto che l’intervento di Diabolik si rivelò una manna dal cielo.
Rachele non vuole trascorrere il resto dei suoi giorni in prigione, né può togliersi la vita da sola altrimenti suo figlio perderebbe la polizza vita sull’eredità che lei e Pietro avevano stipulato tempo addietro in favore di Silvio, e che non contempla l’ipotesi del suicidio; per evitare questa eventualità occorre quindi che ella muoia per mano di qualcun altro.
Queste sono le conclusioni – più che corrette – a cui giunge l’Ispettore Ginko e che Diabolik (l’unico a sapere della verità sull’assassinio perché rivelatagli da Rachele la notte del patto di sangue) “coglie” dalle notizie riportate sulla Gazzetta di Clerville.
Ginko chiude l’indagine archiviando il furto del monoblocco avvenuto per mano di ignoti, compiendo la scelta di tacere per salvaguardare il futuro di Silvio Goddard. Decisione che, ancora una volta, accresce la stima che da sempre nutre per lui il suo invincibile avversario.
15.05.2026