Charlie Brown
"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)
La cover e retro copertina dell'albo disegnata da Stefano Toldo (fonte: sito ufficiale di Diabolik)
Un ragazzino (ancor più un bambino) può essere molto imprevedibile.
Se ne renderanno presto conto Diabolik ed Eva quando dovranno studiare un piano accuratissimo per penetrare nella camera blindata dei fratelli Shammon e impossessarsi della statuetta della piccola dea della vita, un manufatto tempestato di oro e impreziosito di piccoli diamanti su cui Diabolik aveva messo gli occhi già tempo prima quando era custodito nel museo di Onkur.
Un piano all’apparenza semplice visto che basterà pedinare Folgher che porterà i due criminali dritti dritti all’abitazione degli Shammon in via delle Mimose. Questi ultimi hanno mandato le loro guardie del corpo a prelevarlo in modo da non avere brutte sorprese durante il trasporto della statuetta.
I fratelli Shammon sono dei ricettatori (nonché committenti del furto al museo per mano di Folgher), la statua della dea della vita frutterà loro un bel po’ di soldi, per questo non vedono l’ora di metterci le mani sopra per venderla al miglior offerente.
A consegna avvenuta, come avviene abitualmente tra gente di malaffare, Folgher esige il compenso per il “lavoro” svolto, dal canto loro gli Shammon gli elargiscono solo una parte del denaro pattuito promettendogli che nei giorni seguenti avrà il resto. Nel frattempo, per tenerlo buono, Luca e Sandro gli mostrano la camera blindata dove custodiscono i loro tesori, non senza svelargli anche i sistemi di sicurezza.
Diabolik ed Eva, appostati fuori con la macchina, non si lasciano sfuggire una parola mentre restano in ascolto con il microfono direzionale puntato verso l’abitazione degli Shammon. Per loro sfortuna però questa volta non riescono a captare tutte le informazioni a loro necessarie, solo quelle svelate prima che la banda di ricettatori faccia ingresso nella camera blindata, che dispone di soffitto e pavimento in cemento e acciaio e di un rilevatore antintrusione che genera una scarica elettrica letale contro chiunque osi forzarla.
Per scoprire quali sono gli altri sistemi di sicurezza adottati dagli Shammon, a Diabolik ed Eva non resta altra alternativa che interrogare Folgher col pentothal appena farà ritorno a casa.
Il Re del Terrore si mette subito all’opera, peccato che anche questa volta il tentativo riservi una brutta “sorpresa”. Sorpresa per modo di dire, posto che Diabolik aveva già immaginato che l’uomo fosse stato avvelenato dato che Folgher era diventato cianotico e con la bava alla bocca qualche minuto dopo avergli iniettato per endovena il siero della verità; supposizioni le sue che trovano ulteriore conferma quando vede le guardie del corpo di Luca e Sandro Shammon fare ritorno per constatare il decesso della povera vittima e inscenare il suicidio.
Comunque sia, adesso Lui ed Eva conoscono qualcosa in più dei sistemi di accesso alla camera blindata, ragion per cui il giorno seguente si recano in via delle Mimose per vedere più da vicino a chi possono sostituirsi. L’unica persona che ha la stessa corporatura di Diabolik è Walter Cawen, un tipo scorbutico e solipsista che abita nel palazzo attiguo agli Shammon.
In via delle Mimose insiste anche una scuola pubblica dove una classe di studenti, proprio nel giorno del sopralluogo di Eva e Diabolik, stanno svolgendo una partita di pallavolo. La coppia, in un momento di distrazione, assiste alla partita e resta molto colpita dalla bravura, dalla concentrazione e dall’impegno profuso dai ragazzi che consente alla loro squadra di portare a casa la vittoria. Nei commenti che scambia col compagno la prima a sbilanciarsi nei complimenti è Eva, tuttavia Diabolik le fa notare che anche il loro allenatore, il signor Bradford, non è da meno e che, anzi, se i ragazzi hanno incassato la vittoria è stato solo grazie a lui e alla sua tattica di gioco. È stato infatti quando ha urlato ai suoi giocatori “Schema D!” che questi si sono disposti in campo in modo da non far segnare il punto agli avversari, creando una sorta di barriera attraverso passaggi di palla ben studiati.
Qualche giorno dopo Valentina, una delle studentesse della scuola, dice al padre che il signor Cawen è Diabolik. Il genitore, burlandosi di lei, le chiede se per caso ha visto Eva Kant andare a prendere un suo compagno all’uscita dell’istituto, ma la figlia insiste: il signor Cawen non è il signor Cawen, ma Diabolik. A questo punto il padre vuol vederci chiaro: cosa la spinge ad essere così sicura che sia proprio quel criminale?
“L’ho capito quando l’ho visto arrivare in auto. Qualcuno aveva parcheggiato nel suo posto macchina” risponde la ragazza.
Ora, per capirci, il signor Cawen è un tipo che non sopporta nessuno, non parla con nessuno, non vuole vedere e sentire nessuno, e men che mai sopporta che qualcuno possa “rubargli” il posto auto, si trattasse anche solo di dieci minuti. E infatti Valentina aggiunge che proprio quando la volta in cui qualcuno osò parcheggiare con la bicicletta nel posto a lui “riservato” si era arrabbiato tantissimo, mentre adesso non ha fatto una piega: è passato accanto alla macchina parcheggiata nella sua area privata e lui, semplicemente, ha posteggiato più sotto, è sceso dall’auto ed è entrato in casa.
Sebbene sia veramente strano un comportamento del genere da parte del malmostoso vicino, il papà di Valentina stenta a crederle; può darsi che col tempo il signor Cawen stia diventando più mansueto di carattere, può succedere a tutti no? In risposta invece la figlia lo pianta in asso nel soggiorno a completare la lettura del giornale e si precipita a chiamare Lisa per raccontarle di quanto ha appena assistito.
Diabolik, nei panni di Cawen, intanto aspetta che si faccia avanti l’acquirente della statuetta. Dai discorsi dei fratelli Shammon ascoltati via radio sembrerebbe infatti che di lì a pochi giorni Luca e Sandro dovranno incontrarsi con il compratore fuori zona. Questo vuol dire che per qualche ora in casa non ci sarà nessuno e sarà proprio in quel momento che lui dovrà agire.
C’è un’altra cosa che lo preoccupa però: vicino alla scuola pubblica esiste anche una scuola privata, frequentata da studenti benestanti. Tra essi c’è il figlio dei De Sarre, rampollo de “Il Re del cemento”. Il ragazzo è sempre accompagnato da due auto e da quattro guardie del corpo che non lo lasciano un minuto solo, sarà difficile mettere a segno il colpo considerata la presenza fissa delle guardie col preciso compito di controllare che non gli accada nulla.
Diabolik ha calcolato anche il tempo che essi impiegano nel cambio del turno per tenere sempre sotto osservazione il ragazzo, uno di loro lo aveva addirittura ripreso infastidito dal suo comportamento. Il bodyguard infatti lo aveva beccato a spiarli domandandogli cosa avesse da guardare con tanta insistenza, a quel punto Diabolik aveva ritenuto che fosse meglio non attaccar briga rispondendogli che stava solo passeggiando.
Alla scena avevano assistito anche i ragazzi della scuola pubblica (Valentina, Lisa, Pietro, Nando, Valerio, questi ultimi informati da Valentina che il signor Cawen è Diabolik) i quali, dopo l’accaduto, si convincono ancor più che l’uomo sia Diabolik visto che il vero signor Cawen si sarebbe messo a battibeccare con le guardie del De Sarre per la maniera altezzosa con cui uno di loro si era rivolto a Lui. Il falso signor Cawen invece ha fatto finta di niente balbettando una innocente risposta e se ne è andato; beh, a ripensarci guardava in continuazione l’orologio… ma perché? Certo! Diabolik è lì per rapire il figlio dei De Sarre e chiedere il riscatto! È questa la conclusione a cui giungono i ragazzi.
Eva intanto lo ha raggiunto in via delle Mimose. L’attesa è estenuante, ha intuito che per il compagno quella situazione è psicologicamente pesante, costretto a stare chiuso in casa tutto il giorno a studiare un piano per rubare la statuetta senza destare sospetti.
Anche Valentina e i suoi compagni si sono dati da fare, i ragazzi sono intenzionati in tutto e per tutto a denunciare Diabolik alla polizia prima che il De Sarre venga rapito. Della cosa viene messo al corrente anche il signor Bradford, padre di Lisa nonché loro allenatore di squadra, sempre meno convinto delle supposizioni dei suoi ragazzi riguardo all’identità del signor Cawen. Ma quando questi ultimi escogitano un piano per entrare nella casa dell’anziano vicino e dare una sbirciata facendosi accompagnare proprio da lui è costretto a mettere in discussione le sue certezze.
Come al solito Cawen non ha fatto storie quando li ha fatti entrare in casa sua. I ragazzi volevano scusarsi di persona per avergli rotto il vetro di una finestra col pallone, il signor Bradfort si è addirittura offerto di risarcirlo per il danno procuratogli. Lui, al contrario, ha subito liquidato la faccenda facendo finta di arrabbiarsi un po’, non senza accorgersi che due di loro stavano osservando bene la casa e che stavano per entrare nella stanza dove Eva si era nascosta. Fortuna che ha fatto in tempo a farli desistere dal loro intento. Non può sapere però che Lisa si è accorta del buonissimo profumo femminile che aleggia nell’ambiente e che, una volta fuori dall’appartamento, riferisca al genitore la sua osservazione in merito a quel “dettaglio”.
Lady Kant tuttavia non è tranquilla: è stato imprudente aver permesso che quei ragazzi entrassero in casa?
Mentre i giorni passano e Diabolik ha tutto pronto per rubare la statuetta nella camera blindata, anche i fratelli Shammon hanno preso le loro precauzioni per il tempo che resteranno fuori casa, l’unico momento in cui Lui potrà agire indisturbato dato che l’appartamento resterà vuoto. Ma sarà davvero così?
Diabolik ancora non lo sa, ma più tardi dovrà fare i conti con un nemico davvero ostico e molto, molto pericoloso…
Come se non bastasse anche la polizia, nonché Ginko, ci si è messo di mezzo allertato dalla “soffiata” del signor Bradford, solleticato dai dubbi dei ragazzi sulla identità del signor Cawen (e poi è vero, quel profumo femminile lo aveva sentito anche lui quando erano entrati in casa del vicino).
A questo punto è d’obbligo fare un passo avanti, ovvero (senza dirvi chi è Melchiorre, il nemico di cui poche righe più sopra e di come Lui abbia avuto la meglio) al momento in cui il Re del Terrore sale sull’auto con la statuetta per raggiungere Eva che lo aspetta a qualche chilometro di distanza pronta ad intervenire in suo aiuto in caso di imprevisti.
Quando le cose devono accadere, accadono.
Nello stesso frangente giunge all’uscita della scuola la mamma di Nando, la quale gli ricorda che quel pomeriggio deve tenere la sorellina Lucia perché lei deva andare al lavoro. All’inizio Nando sbuffa, poi accetta di farla stare assieme a lui e ai suoi amici che gli assicurano che la piccolina si divertirà come loro ad assistere all’inseguimento e alla cattura di Diabolik.
Bisogna dire che anche questa volta i ragazzi ci vedono giusto perché la piccola, eccitata dalle sirene della polizia e da tutto quello spiegamento di auto per la strada, ne approfitta per sfilarsi dalla mano del fratello mettendosi a correre al centro della carreggiata dove, proprio in quel momento, sta sopraggiungendo Diabolik con la macchina a tutta velocità.
Una tavola dell'albo (disegni: Stefano Toldo)
Il Re del Terrore è noto per il suo sangue freddo e per la sua lucidità soprattutto nei momenti più disperati, ma l’aspetto più importante è un altro (e questo Ginko lo sa bene): Diabolik è sì un efferato criminale, ma non farebbe mai del male ad un bambino.
Con una sterzata violenta e repentina evita quindi di investire la bimba, rischiando di finire Lui ammazzato contro il muro e di farsi del male. Tuttavia nell’impatto si lacera solo la maschera di Cawen; ormai, totalmente “allo scoperto”, deve allontanarsi dalla zona il prima possibile.
Solo a quel punto Valentina e i ragazzi si rendono conto che Diabolik non era lì per rapire il figlio dei De Sarre, e che ora rischia sul serio la morte per colpa loro. Solo una strategia, una tattica di gioco può salvarlo.
“Ho un’idea” dice agli amici preoccupati quanto lei per le sorti del criminale “Schema D!” urla.
Gli altri ubbidiscono, incuranti delle macchine della polizia che sopraggiungono verso di loro obbligate a fermarsi davanti a quella barriera umana che non li lascia passare, e che permette a Diabolik di recuperare una moto e accelerare la sua fuga.
Raggiunta Eva, si domanderà come ha fatto la polizia a scoprirlo. “Lo sapremo domani dai notiziari” gli risponde la compagna.
Il finale è uno dei più belli delle storie diabolike.
Il giorno seguente il colpo, Valentina e i suoi amici vengono intervistati dai cronisti e dalla televisione, curiosi di sapere come hanno fatto a capire che il criminale avesse preso il posto del signor Cawen. I ragazzi sono entusiasti di apparire in tv, e non esitano a soddisfare tutte le domande e le richieste dei giornalisti lasciandosi andare più del dovuto in considerazioni del tutto spontanee e innocenti. Lisa, ad esempio, non si trattiene dal dire che quando avevano messo piede in casa del vicino aveva sentito un ottimo e costosissimo profumo femminile, roba da gente raffinata che di certo non può accompagnarsi ad un tipo rozzo come Cawen.
“Oddio, speriamo che il povero signor Cawen non sia all’ascolto” sfugge ad Eva dopo aver ascoltato il commento dell’adolescente seduta accanto al suo uomo sul divano del salone davanti al televisore.
E così non solo Eva e Diabolik scoprono quali sono stati i micidiali avversari che erano sul punto di farli arrestare, ma che quegli avversari potessero trasformarsi in loro alleati mai avrebbero potuto immaginarlo!
Schema D: da un soggetto di Giorgio Corbetta per la sceneggiatura di Luciana Giussani.
La vignetta finale dell'albo
14.07.2026