Charlie Brown
"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)
La cover fronte e retro dell'albo a cura di Flavio Bozzoli e Saverio Micheloni (fonte: sito ufficiale di Diabolik)
Nel corso del tempo i fan di Diabolik si sono sempre chiesti come mai una coppia così affiatata come quella di Lui ed Eva non si vedesse mai in atteggiamenti intimi. La risposta è nella scelta delle sorelle Giussani di volersi discostare da un fumetto che, nelle sue storie, si conformasse a quello che era un po’ uno stile comune alla maggior parte del genere dove il richiamo alla sessualità era una costante, non mancando di far notare – a quanti glielo chiedessero – che era scontato che Diabolik ed Eva avessero, come tutte le coppie, una vita intima appagante, altrimenti non si spiega il perdurare di una così lunga – ed esclusiva – relazione basata su un’intesa perfetta. Ancora oggi, sulle pagine social de Il Re del Terrore, qualcuno lamenta questa “lacuna” nelle pagine degli albi, manifestando il desiderio di volerli “spiare” nei loro momenti di tenerezza.
Personalmente ho sempre apprezzato la scelta di Angela e Luciana Giussani di fare di Diabolik un fumetto garbato, che non digradasse nella banalità solo per soddisfare una richiesta dei lettori e questo, altresì, per due motivi: è molto più piacevole dare spazio all’immaginazione (la considero una scelta molto altruista perché viene dato modo al lettore di costruire, vedere, creare la scena con i propri occhi invece che con quelli dell’autore/autrice); l’eros (o il rimando all’erotismo) è, nonostante tutto, sempre presente in maniera molto velata in gran parte degli episodi diabolici.
Ad eccezione di albi come I due nemici del 1966 dove le Giussani sembrano avessero ceduto alle insistenze dei loro affezionati lettori mostrando un Diabolik ed una Eva non solo – quasi per tutta la durata della storia – in déshabillé, ma addirittura che svelano l’incontenibile bisogno fisico che hanno l’uno dell’altra lottando contro le loro pulsazioni sessuali, Sempre in fuga è un esempio di episodio in cui l’erotismo fa da contorno alla trama.
All’alba di un giorno qualunque una vecchina avanza trainando un carretto col suo cavallo su una strada che, in ore normali, è spesso invasa dal traffico. Il carretto è stipato di roba: sedie, tavoli, bauli, casse, cassapanche.
D’un tratto, all’altezza del commissariato di polizia, un assale si spezza. I poliziotti di turno a quell’ora si precipitano ad aiutare l’anziana donna che chiede loro, con fare piuttosto brusco, di aiutarla – di corsa – a spostare le sue cose dal carro. Nel frattempo uno degli agenti va a chiamare il fabbro per saldare l’assale, e quando questi arriva lo pregano di sbrigare il lavoro alla svelta perché tra poco quel tratto di strada comincerà a essere popolato di auto, pedoni, motocicli e biciclette. La vecchietta è molto infastidita dall’atteggiamento dei poliziotti, vuole che la riparazione sia eseguita alla perfezione perché su quel carro affastella tutto quello che le serve per vivere, e per nessuna ragione al mondo vuole che le accada un altro incidente come quello. Esorta quindi il giovane fabbro a metterci tutto il tempo che gli serve nel mentre che lei aspetta gustandosi un panino seduta su una delle sue casse, di spalle al negozio dei giocattoli. Accanto alla giocheria si trova altresì una gioielleria, la gioielleria Marren.
Perché questo appunto?
Provate ad indovinare: chi può essere la vecchietta scontrosa e antipatica che vuol far perdere più tempo possibile agli agenti di polizia? E perché è seduta su una grossa cassa posizionata proprio davanti alla vetrina del negozio di giocattoli che confina con la gioielleria? Chi c’è dentro la cassa?
L’incidente col carretto, la caduta, i battibecchi con la polizia sono tutti un pretesto per permettere a Diabolik di penetrare da Marren ed impadronirsi dei gioielli che sono nella cassaforte. Il piano avrebbe anche funzionato se non fosse che, al termine del colpo, proprio quando sono sulla strada del ritorno col carretto riparato (Eva con la maschera della vecchia, lui nascosto nella cassa dove ha “fatto ritorno” dopo il furto dei gioielli) un imprevisto permette alla polizia di smascherarli.
Costretti a fuggire sulla prima auto che riescono a rubare perché la Jaguar E-Type è ancora lontana dal punto in cui sono obbligati a darsi alla fuga, i due criminali si salvano per un pelo riuscendo a scappare tuffandosi in mare, ma abbandonano i gioielli su una roccia. I pochi minuti che Eva ha impiegato per liberarsi dei vestiti che le davano impiccio hanno dato vantaggio ai poliziotti che erano quasi arrivati ad acciuffarli, ragion per cui la scelta era una soltanto: o i preziosi, altrimenti la loro libertà. Ovviamente Diabolik è furioso per aver dovuto rinunciare al bottino (che la polizia ha recuperato e messo al sicuro nella cassaforte del commissariato), ma non si dà per vinto ed escogita un altro piano per andare a riprenderseli.
Una tavola dell'albo (disegni di Flavio Bozzoli)
Qualche giorno dopo alla gioielleria Hasten si presentano i coniugi Delmer che vogliono parlare di persona col titolare. Vengono quindi fatti accomodare dal dipendente nell’ufficio del signor Hasten, spiegandogli che vorrebbero vendere i gioielli di famiglia perché sono in grosse difficoltà economiche. Hasten però, prima di ritirarli, ha bisogno di garanzie per paura che qualcuno possa denunciarlo per ricettazione, ma i Delmer lo rassicurano dicendogli che i gioielli che intendono vendere fanno parte di una eredità testamentaria; prova ne è il testamento che gli lasciano sul banco assieme alle loro ricchezze.
Una settimana dopo un agente della polizia di Ghenf riferisce al commissario Glover il sospetto che i gioielli esposti nella vetrina da Hasten siano rubati e che siano quelli che appartengono alla marchesa Ferrand la quale ne aveva denunciato il furto; ne ha quasi la certezza perché ricorda le foto delle gemme e dei diamanti conservate negli archivi della polizia, difatti quando le mette sotto gli occhi del commissario quest’ultimo, assieme a lui e ad altri agenti, si precipita al negozio di Hasten per riferirgli quanto ha appreso grazie ai reperti depositati presso i registri del commissariato. Il pover’uomo viene preso dal panico: era più che sicuro che quelli non fossero gioielli rubati perché i signori Delmer gli avevano fatto un’ottima impressione oltre a consegnargli il testamento con tanto di autentica da parte del notaio, ma… tant’è. La polizia di Ghenf, da prassi, deve aprire un’inchiesta sul caso.
Nel frattempo la squadra di Glover recupera anche quest’altro bottino, pronto ad essere conservato anch’esso nella cassaforte del commissariato in attesa che la proprietaria venga a ritirarlo, ma proprio quando la cassaforte viene aperta tutti gli agenti di polizia – commissario compreso – cadono a terra soffocati dal gas narcotico.
A questo punto Diabolik riesce non solo ad impedire che i gioielli della marchesa Ferrand vengano depositati negli uffici della polizia, ma anche ad impossessarsi dei gioielli di Marren che aveva perduto nella fuga con Eva.
Proprio mentre sta uscendo dal commissariato con la maschera di un agente succede un altro imprevisto. Due suoi “colleghi” hanno catturato un pregiudicato e lo stanno conducendo in manette nell’ufficio del commissario Glover. Quando il reo lo vede si ricorda che è stato lui ad averlo catturato la prima volta e, in un moto di stizza, sfugge alla presa dei poliziotti e si avventa contro Diabolik per sfogare la sua rabbia. Nella furia, colpa anche delle manette ai polsi, gli strappa la maschera e così Diabolik è costretto nuovamente a fuggire.
Qualche giorno più tardi, il commissario Glover telefona Ginko a Clerville per riferirgli che Jimmy Harrison è stato rilasciato da Diabolik dopo aver preso le sue sembianze, e che vuol parlare personalmente con l’ispettore. Ginko si reca a Ghenf per ascoltare quello che ha da riferirgli il giovane agente.
Questi lo mette al corrente di sapere dov’è il rifugio di quel criminale per via di alcuni dettagli che ha colto nel periodo di prigionia. Attraverso le dichiarazioni dell’agente Ginko riesce a risalire al rifugio di Diabolik e, con l’aiuto dei poliziotti della squadra di Glover, si reca su una zona marina del posto dove sono presenti solo quattro villette per un sopralluogo. Dopo aver individuato quella cha fa al caso suo, e dopo averla accerchiata da terra e da mare in tutte le direzioni, durante la notte l’ispettore entra in azione con la squadra in campo. Diabolik ed Eva, destati dagli allarmi, trovano tuttavia la maniera di scappare al dispiegamento delle forze dell’ordine. Questa volta Diabolik è stato previdente: prima di abbandonare il rifugio, aveva messo in salvo i gioielli facendoli scivolare in un sacchetto che porta con sé nella fuga su una motocicletta.
Tavola di Flavio Bozzoli
L’ultima scena chiude il cerchio di una storia in cui l’erotismo fa da padrone a quest’episodio. La prima vignetta in cui si percepisce tutto questo eros è data nel momento in cui Eva è costretta a spogliarsi per tuffarsi in acqua assieme al suo compagno onde evitare i poliziotti di Ghenf. È Lui stesso a suggerirle di farlo – più per una questione di praticità – e, quando sono ormai al sicuro, Eva a fargli notare di essere intirizzita dal freddo posto che è rimasta in reggiseno (quindi a spalle nude) e in pantaloni da tuta.
Come dicevamo ad apertura del post, le Giussani offrono ai lettori solo un assaggio di quel che successivamente accade (o può essere accaduto o potrebbe accadere) tra i due criminali nelle mura domestiche, allusione mantenuta viva a più riprese nel prosieguo della storia (Eva che attende Diabolik in bikini di ritorno dal commissariato di Ghenf nelle vesti di Jimmy Harrison, Eva e Diabolik mentre sono a letto prima di essere svegliati da Ginko e dai poliziotti, ed Eva e Diabolik a bordo della moto nella tavola finale che chiude la storia in cui questa volta è Lui a preoccuparsi che la compagna non abbia freddo).
Un’avventura dove sì i due criminali sono sempre in fuga, come dice il titolo, ma dove riescono comunque a ricamarsi un ritaglio di normalità nella corsa sfrenata della loro vita da fuorilegge, al pari di quella di un individuo comune.
30.04.2026