Charlie Brown

"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)


Erostrato




«A me dà solo fastidio il comportamento che ha cominciato ad avere da quando tu e Ciccio⁵ l’avete tirata fuori dall’ascensore quando è rimasta bloccata la sera della partita»

«Vuoi farmi un favore?»

«Sentiamo, qual è ‘sto favore?»

«Nun me fa’ arricuorda’⁶ quella sera» mi rispondesti con occhi supplicanti, e poi subito dopo «ma perché, che comportamento sta avendo la signora Pontuti?»

«Non fare finta di non essertene accorto»

«E mo’ cos’è ‘sta cosa di cui non mi sarei accorto?»

Ti fissai, aprii e chiusi la bocca. Non sapevo come dirtelo, poi ti risposi biascicando le parole facendo vagare lo sguardo per la stanza e cominciando a giocherellare con la punta dei capelli arricciandole tra le dita.

«Diciamo che ultimamente la Signora Pontuti gira un po’ troppo intorno al nostro pianerottolo».

Sospirasti lasciando cadere le spalle e rilassando i muscoli. Poggiasti i libri che avevi ancora in mano, in attesa di essere sistemati nella libreria, sulla scrivania accanto.

«Vabbè, quella volta era scesa per chiedere se avevamo un po’ di sale»

«E la volta dopo se avevamo il caffè»

«Sì, pure il caffè…» mi facesti eco e annuendo con la testa.

Io, imitando il tuo gesto «… e sempre il giorno appresso, con la scusa che le era caduta una maglietta sul nostro balcone, tu glielo hai pure offerto ‘o cafè».

Un breve silenzio come diversivo per trattenere il tuo (solito) risolino divertito.

«E ti ricordi come mi si è rivolta? Mi ha chiamata ragazzina. “A ragazzina nun c’ha niente in contrario si me fermo dieci minuti a scambia’ du’ chiacchiere con lei, vero Ingegnere?”»

«E tu ti ricordi che io da dietro ti facevo segno di non replicare?»

«Sì me lo ricordo, in certi casi è meglio tacere, lo dici sempre. Anche per una questione di educazione»

«Comunque, al di là delle tue previsioni, quella volta fu una piacevole mattinata».

Feci una smorfia che non era né un sì né un no (mi seccava darti sempre ragione).

«Tornando all’argomento, questo ti dà il diritto di insultarla? Non vorrai mica metterti cu ‘a scuppetta ‘mmano⁷ e far fuoco su tutte le gentili signore che passano su questo pianerottolo solo per…?»

«Oh adesso mi hai stancata» esplosi «ora non mi è neanche più permesso farti un complimento?»

«Insomma ti ricordi di Erostrato?» glissasti su quel momento che era diventato piuttosto imbarazzante per me e che alla tua sensibilità d’animo non era passato inosservato.

Dicevo, eccome se mi ricordo!

«È la storia, insieme a quella del contadino cinese, che ricordo meglio di tutte».

“Si racconta che a Efeso, molti secoli or sono, un vecchietto di nome Erostrato un giorno si sia detto: «Ho compiuto ottant’anni e non ho mai fatto nulla di rimarchevole. Morirò e nessuno si ricorderà più di me. È urgente, allora, che mi dia da fare». Dopodiché incendiò il tempio più prestigioso della città, quello di Atena. Quindi si piazzò davanti all’edificio in fiamme e si mise ad urlare con quanto fiato aveva in gola: «Cittadini di Efeso: sono stato io a incendiare il tempio! Mi chiamo Erostrato. Ricordatelo anche ai vostri figli: E-ro-stra-to». Al che gli arconti lo fecero portare via dalle guardie, pur senza sbatterlo in galera. Multarono, invece, chiunque ne pronunciasse il nome. Alla fine, comunque, la spuntò lui, l’esibizionista, tant’è vero che proprio io, in questo momento, lo sto nominando. Ebbene, ancora oggi molti dei nostri amici hanno il complesso di Erostrato: smaniano per farsi ricordare, sia pure per ragioni infamanti”.

La storia di Erostrato, insomma, non serve ad altro che farci riflettere su quanto sia importante per gli uomini (inteso come genere umano) farsi riconoscere e convincersi della propria esistenza. Come a dire che se non veniamo notati, se non veniamo ricordati, se di noi nessuno ne parla contiamo meno di niente, anzi non contiamo affatto perché “se nessuno mi vede, mi pensa o si accorge di me, vuol dire che non sono né nato e né morto, di conseguenza non esisto”.

«Ebbene, per rispondere alla tua osservazione, credo che la dimostrazione della propria esistenza sia un bisogno irrinunciabile dell’animo umano. C’è chi ci riesce col lavoro, chi con l’arte e chi, purtroppo, col crimine. Mettici poi la potenza amplificata dalla televisione e dei giornali e il risultato, talvolta, può essere dei più disastrosi».²

«Sì, lo avevi detto anche quella sera a cena servendoti di una similitudine col palcoscenico del Parioli (del resto tu sei un habitué). Aspetta… com’era? “Non c’è auto fuoriserie, laurea ad honorem, donna supersexy o pranzo raffinato, che regga il confronto con il palcoscenico dei Parioli. Sentirsi dire il giorno dopo: “Ieri sera l’ho vista in TV” è il più alto riconoscimento ottenibile oggi in Italia, pari, forse, al solo premio Nobel”»⁸.

Quindi, di cosa dovrei stupirmi?

Siamo tutti condannati al dominio delle nostre passioni, il discorso si riallaccia sempre al concetto della vita e della morte.

Dicevi che la gente è succube delle sue manie e dei suoi desideri, un’altra delle tante era l’irrefrenabile istinto di andarsene a zonzo rifiutandosi di starsene a casa, come se le pareti della propria casa emanassero odori pestilenziali… e questo perché? Per distrarsi e non pensare alla morte. Ti immagini a fare una vita senza rincorrere il potere, il denaro, il successo? Sì Lucia’, forse saremmo tutti delle persone migliori, un mondo dove tutti rispettano tutti, armonioso, pieno d’amore, di gioia e di amicizia. Non ci sarebbero invidia, odio, frustrazione, violenza; qualche chiacchiera col vicino tanto per sapere come se la passa, o una barzelletta con l’amico, uno scambio di battute col prestinaio o il fruttivendolo, una passeggiata a spasso col proprio cane nelle prime ore del mattino o sul calare della sera accompagnati dal venticello serotino… roba così. Certo, ci perderemmo le tante meraviglie del mondo, ognuno resterebbe confinato a coltivare il proprio orticello senza spingersi oltre la linea del territorio facendo venir meno la curiosità (o l’economia o il dannato consumismo), ogni cosa ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi.

E dei premi Nobel? Cosa mi dici del Riconoscimento più prestigioso?

Tu non hai mai vinto un Premio Nobel, non hai neanche mai vinto il Premio Napoli figuriamoci! E la cosa è tanto più assurda se penso che proprio tu che hai fatto conoscere la tua città a tutto il mondo, tu che ne hai sempre decantato il linguaggio, la cultura, la storia, i quartieri, le tradizioni, la musica, il cibo, tu che eri l’essenza della tua terra, ne sei rimasto escluso. Oggi danno onorificenze, titoli, cittadinanza a chi non ha nessun merito o diritto di rappresentare il tuo popolo… eh sì, ci vuole un coraggio da leoni oggi per non farsi schiacciare e scegliere l’intelligenza e la creatività al posto dell’idiozia.⁹

Stai tranquillo, la mia non era un’offesa. Non ce l’ho con nessuno. Non voglio offendere nessuno. Mi sono stancata persino di offendere – mi riferisco a tutte quelle volte in cui è successo, distrattamente e senza prestare la minima attenzione, che ho insultato qualcuno – e poi non ne vale neanche la pena.





19.06.2026


(continua)



² «Qualcuno ha detto, non ricordo chi, che sembra che il Paradiso funzioni così: basta pensare un luogo e quello subito si manifesta. Dunque mi trovo dove ho sempre sperato di andare». «Perché, a che luogo hai pensato?». «A Napoli, ovviamente» (tratto da: Chi non muore si rivede di Paola e Luciano De Crescenzo, Mondadori Editore 2026.

⁵ L’attore Francesco De Rosa.

⁶ Trad: non farmelo ricordare.

⁷ Trad.: col fucile in mano.

⁸ Abstract del capitolo sulla vanità de Il tempo e la felicità di Luciano De Crescenzo, Mondadori Editore 1998.

⁹ Cit. di Luciano De Crescenzo sull’uso e gli effetti della televisione.


Autrice : Carla Iannacone | Categoria : Riflessioni