Charlie Brown
"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)
«Stronza!» urlai con tutta la rabbia che avevo in corpo sbattendo la porta così forte da far saltare i cardini.
«Chi è questa simpaticona?» domandò la tua voce dietro le pagine del Corriere della Sera che tenevi con le mani aperte come con la recita del Padre Nostro.
«Chi sarebbe secondo te? Fatti una domanda e datti una risposta»
«Mi hai scambiato per Gigi Marzullo? Perché si dà il caso che mi chiami Luciano, Luciano De Crescenzo, e non ho bisogno di un Marzullo per pormi domande che già mi pongo da solo. In seconda battuta domandare è lecito, rispondere è cortesia: ti ho fatto una domanda e tu a domanda rispondi a domanda. Insomma, con tutta la gente simpatica che sta nel palazzo come faccio io a capire a chi ti riferisci?»
«Bravo, tutto ‘sto giro di parole per chiedermi a chi ho dato della stronza»
«Natavota»¹
«A quella buona donna della signora Pontuti, ecco a chi ho dato della stronza!» ti risposi con gli occhi che mi uscivano fuori dalle orbite.
«Ora stai esagerando»
«Senti chi parla! L’esagerazione fatta persona»
«Io esagerato? Ma quando mai se sono sempre stato un uomo misurato»
«Adesso non venirmi a dire che in quanto a zozzerie sei sempre stato una persona misurata, me lo hai detto cento volte che tu e tutta la classe del liceo Jacopo Sannazaro vi divertivate a fare “certi giochetti”, per non parlare della tua fama di cascamorto con tutte le femmine di mezza Napoli e non solo»
Staccasti la schiena dal divano, chiudesti il giornale e lo poggiasti sul tavolo di fronte al salone dove, fino a poco prima che arrivassi, eri immerso nella lettura. Togliesti anche gli occhiali e, allungando di nuovo la schiena all’indietro, serafico incrociasti le braccia e mi puntasti gli occhi addosso.
«Embè?»
«Avanti, ti ascolto»
«Sai cos’ha avuto il coraggio di dire quella strega? Che è colpa mia se trova sempre occupato l’ascensore, che è costretta ad urlare per la tromba delle scale affinché mi dia una mossa per sgomberarlo e addirittura che se lo trova sporco è colpa della gente maleducata dei “piani bassi” che non sanno cosa sia il senso civico… ma ti rendi conto? Lei che abita all’ultimo piano ed è quella che passa più tempo in ascensore si permette pure di dire che sono “quelli dei piani di sotto” a insozzare gli spazi comuni? Per non parlare della fuffa e altra sporcizia che tira giù dal balcone e mi va a finire tutta sui panni stesi ad asciugare costringendomi a fare di nuovo il bucato! E le cicche? Le cicche delle sue sigarette…! Sono già tre mutande che trovo col buco»
«Quelle sono le ciambelle»
«Intendevo bucate Lucia’, mi ha bruciato il tessuto con la cicca delle sigarette che getta di sotto quando finisce di fumare con quelle sue labbra a papera tutte rifatte, brutta tr...»
«Alt. Per favore finiamola qui»
«Ma che finiamola qui, io sono incazzata nera! Ne ho abbastanza dei suoi soprusi, delle sue lamentele, della sua vanità, della sua superbia e della sua maleducazione! È lei quella volgare, quella ignorante, quella stupida. Se sono rimasta zitta sino adesso è solo per il quieto vivere, ma mo’ basta! E poi è vero che fa la bella vita, lo sanno tutti nel palazzo. Si dice che possiede pezzi di antiquariato e mobili che a momenti manco Luigi XIV aveva a Versailles, secondo te con quali soldi li ha comprati? Quella una semplice impiegata è»
«Magari ha avuto un eredità da una vecchia zia oppure è ricca di famiglia»
«E certo, difendila pure a quella poveretta lì. Tu sempre il paladino dei reietti devi fare… l’avvocato dovevi fare no l’ingegnere! Com’è che ti sei iscritto a ingegneria?»
«Veramente il giorno in cui mi immatricolai dovevo iscrivermi a filosofia, poi mi fermai ad ascoltare una lezione di matematica del Professor Renato Caccioppoli e ho virato a ingegneria²»
«Eh, pure io dovevo iscrivermi a lettere e invece mi avete fatto studiare giurisprudenza»
«Perché parli al plurale, scusa?»
«Vuoi che non conosca i discorsi che vi tirate tu e mio padre quando state da soli?»
«E che c’entra ora tuo padre coi problemi che c’abbiamo nel condominio? Stavamo parlando della signora Pontuti dell’ottavo piano»
«C’entra! Perché se adesso sto qui appresso a te è per colpa sua»
Un sottile velo di tristezza calò sui tuoi occhi fino a quel momento brillanti di lucentezza bambina. Mi accorsi tardi della gaffe e tentai di rimediare come meglio mi riuscì.
«Perché li immagino i discorsi che vi apparecchiate tu e lui, anzi quello che lui dice a te. “Ingegne’ come state? Ma prego accomodatevi, vi faccio preparare un caffè così mi aggiornate un po’ sulla mia bambina. Ditemi, come sta? Studia? Si comporta bene?”, “Statevi senza pensieri Dotto’ ” a questo punto intervieni tu “la ragazza è diligente e giudiziosa, studia, è gentile ed è cortese con tutti. Di tanto in tanto si lascia prendere dallo sconforto ma cosa ci vuole fare? Capita a tutti ogni tanto di sentirsi un po’ giù. Poi ci mettiamo a chiacchierare, le racconto nu fattariello, poi un altro e poi un altro ancora, lei si mette a ridere e passa ‘a tristezza. L’ho esortata anche diverse volte ad uscire, ad incontrare gente, a fare conoscenza con altre persone, a farsi coinvolgere da nuove iniziative e nuovi stimoli…”, “Come dite Ingegnere? Nuove iniziative? Nuovi stimoli? Voglio augurarmi che ci siate anche voi al suo fianco in queste… diciamo… avventure, e che non la lasciate da sola nemmeno per un istante”, “Mi duole molto contraddirla Dottore ma vede, ho molto da fare. Tra i libri, gli incontri per le presentazioni, la regia, le sceneggiature di cui mi occupo per girare i miei film, non sempre riesco a stare dietro a tutto, e quindi la fanciulla resta ogni tanto – ahimé – da sola a casa. Per questo è bene che viaggi, che esplori il mondo, che coltivi delle passioni e degli hobby che la tengano impegnata e che vellicano le sue curiosità” ³. A questo punto mio padre, dopo aver udito le tue parole, sbianca “Ma come Ingegnere? Io affido a voi la mia bimba perché non la lasciate sola nemmeno un momento e voi me la buttate per strada e la date in mano a gente sconosciuta? Guardate che il mondo non è più quello di una volta, girano dei pazzi criminali che sono disposti ad uccidere anche per pochi spiccioli, e poi ladri, stupratori, spacciatori, truffatori, persone che si fingono gente perbene, si prendono quello che si devono prendere e alla fine ti lasciano con le pezze al culo, con decenza parlando. Mo’ è vero che ho cresciuto mia figlia con solidi principi morali e sani valori, e quindi non si sognerebbe mai di fare certe cose o di abboccare all’amo del primo imbecille che le offre in cambio chissà che cosa, però una cosa ve la devo dire Ingegne’: la bambina è sfigata assai. Per carità, brava è una brava figliola, non mi ha mai dato problemi né grosse preoccupazioni però è sfigata. Lo vedete adesso all’università? Tutte le volte che deve dare un esame dobbiamo passare per forza sotto a una tempesta, e dopo che è passata dobbiamo solo ringraziare il cielo se siamo vivi per miracolo. Chissà se alla prossima moriremo o ci salveremo ancora una volta, e così andiamo avanti e avanti ancora tra strilli, discussioni e recriminazioni. Quella piccina tutto da sola fa, e voi cosa fate? Me la fate uscire senza che la accompagniate…”, “E rincasa pure tardi” aggiungi “Viva, ma tardi”, “Pure???? Ingegne’ ma volete scherzare? Stiamo parlando di una ragazzina!”».
Mi ero messa a passeggiare per il salone facendo su e giù sullo stesso posto, scimmiottando durante il mio monologo per conferirgli tono e colore. Mi fermai di fronte a te per osservare la tua reazione. Con le dita di una mano ti massaggiavi le labbra dove a stento trattenevi un sorriso.
«Ti prego continua, mi sto divertendo»
«Fallo tu» ti risposi incrociando le braccia.
«Magari un’altra volta».
A questo punto ti alzasti dal divano e ti portasti dritto filato in cucina.
«Eh no, adesso me lo dici a cosa stai pensando» tentai di fermarti.
«Ma che ti devo dire?»
«La verità»
«Ragazza mia tu stai fissata con la verità, sei sempre alla ricerca della verità. E fai bene, sei una persona onesta, leale, trasparente, ma la verità non sempre è sinonimo di trasparenza. Sa nascondersi bene. Tuttavia a piccoli passi, ponendosi le domande giuste, ci si può avvicinare ad essa⁴»
«Lucia’, io sono piena di domande. E in questo momento pure di rabbia»
«Non è rabbia»
«E cos’è?»
«È emotività»
«Parli sempre per enigmi tu»
«Due sono gli strumenti che hai per raggiungere la verità: il Logos e le passioni, e tu scegli sempre la strada peggiore⁵. Comunque consolati: non sei la sola, è un vizio della stragrande maggioranza degli uomini».
Nel frattempo ci eravamo spostati in cucina dove dal frigorifero tirasti fuori il contenitore con la spremuta d’arancia che avevo preparato quella mattina, prendesti un bicchiere dalla credenza e ci versasti il succo.
«E cosa consigli di fare, sentiamo»
«Innanzitutto di trovarsi un angolino dove si possa stare da soli senza essere disturbati, in secondo luogo di saper coltivare il silenzio e quindi l’ozio, e in terzo luogo di cominciare a riflettere. Ogni domanda non prevede mai una sola risposta ma due, e sempre in lotta fra loro. Se ti lasci dominare dalla passione finisci col trascurarne una a danno dell’altra, se invece ricorri al Logos, alla ragione, ti accorgi che entrambi hanno un motivo d’essere e che la risposta è mobile»⁵
«A occhio ti dico che ho ragione»
Giù un sorso di spremuta.
«Che vuoi dire?»
«Che la signora Pontuti ha torto e io ho ragione»
«Ma ti sembra una cosa sensata da dire?»
«Sì»
«No»
«Sì invece»
«No proprio invece. Eccola, ve’⁶: procedi affidandoti ai sensi e non anche alla ragione. Ma poi quante volte ti devo dire che è meglio lasciar stare preferendo il silenzio alla parola in certe circostanze? Perché devi sempre parlare con gente con cui non vale neanche la pena di starci a parlare?»
«Lo vedi che anche tu mi stai dando ragione? Dicendo che mi devo stare zitta co’ quella cessa stai confermando che è una stupida e ignorante»
«E allora se sei convinta di questa cosa perché ti ci attacchi? Non è che con i tuoi ragionamenti la cambi, stupida è e stupida rimane, abbi pazienza. Tu invece no, no, devi parlare, parlare… che tieni da diccere poi o vulesse sape’⁷. Devi sempre aprire bocca per far valere le tue ragioni, per insultare, per attaccare. Vuoi che ti dica una cosa? La stupida sei tu e non lei, perché così facendo dimostri che sei tu a non aver capito niente, sei tu che stai facendo la figura dell’ignorante abbassandoti al suo livello, tanto quella scema è e scema rimane, con tutto il rispetto per la razza degli scemi e delle sceme. È il tuo non tenerne in conto che ti rende una persona elegante, intelligente, colta, perché hai compreso che è inutile accapigliarsi con chi non vuole capire e si oppone alla conoscenza e alla evoluzione del pensiero. Da ultimo, permettimi, la noncuranza – e quindi il tacere – è il più bell’insulto che si possa rivolgere alla stupidità e alla codardia. Offende e allo stesso tempo non offende, proprio come la contesa di cui discettava quella buonanima di Eraclito, che Dio l’abbia in gloria»
«Non esagerare ché ti fai alzare la pressione»
«Tu mi fai alzare la pressione! Possibile mai che ti perdi in un bicchier d’acqua, anzi in un bicchiere di spremuta? A proposito, ne vuoi un po’?»
«No grazie ché già mi sono svegliata con l’acidità di stomaco stamattina»
«Almeno su questo siamo d’accordo»
«Lucia’» strillai stringendo i pugni «io sto passando un periodo di merda!»
(to be continued)
2.04.2026
¹ Trad.: un’altra volta.
² Vita di Luciano De Crescenzo scritta da lui medesimo di Luciano De Crescenzo (Mondadori Editore, 1994).
³ “Sono un grande estimatore dell’universo femminile, e lo sono a tal punto che se convivessi con una moglie, o un’amante, le offrirei tutte le opportunità possibili per farla crescere intellettualmente. Le presenterei le persone più stimolanti che conosco, la esorterei a documentarsi, a viaggiare, a conoscere popoli diversi, a leggere i libri che ritengo fondamentali e a vedere i film dei grandi autori. Insomma, le offrirei tutto ciò che potrebbe esserle utile, a patto, però, che durante il giorno mi lasciasse solo per qualche ora” (tratto da Le donne sono diverse, ed. Mondadori, 1999 di Luciano De Crescenzo).
⁴ “Dubitare è forse la sola maniera di procedere che spinge alla conoscenza” (tratto da: Garibaldi era comunista, Mondadori Editore 2013 di Luciano De Crescenzo).
⁵ Tratto da Panta Rei di Luciano De Crescenzo, ed. Mondadori 1994.
⁶ Trad.: ve’ sta per vedi.
⁷ Trad.: che hai da dire lo vorrei sapere.