Charlie Brown

"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)


Relatività


Relatività di Maurits Cornelis Escher (1953)



«E a che ti serve sapere il punto di vista dell’autore del pezzo? Compri i giornali perché ti serve conoscere i fatti del giorno e non sapere cosa pensa chi scrive, non è un trattato filosofico quello che ti appresti a leggere quando ti rechi in edicola a comprare un giornale, per quello ci sono le librerie e le biblioteche»

«Tutto serve nella vita, persino la cosa che ti sembra più futile ha in sé una ragione di essere. Non fare come quelli che considerano il mondo solo a metà, che escludono invece di congiungere. Se vogliamo entrare nella logica della natura – e quindi di tutto ciò che ci circonda – non bisogna procedere per esclusioni, ma per congiunzioni. Non è esatto dire “questo o quello”, bensì “questo e quello”, vita e morte, ordine e disordine, luce e buio, pieno e vuoto e così via. Eros e Thanatos, pur combattendosi, abitano entrambi nell’uomo ed erìzein¹² è il loro modo abituale di esprimersi»⁵

«Quindi il fatto che tu legga tanti quotidiani in realtà cela il vero scopo per cui li leggi: a te serve principalmente sapere l’opinione della penna che scrive su quel determinato argomento, piuttosto che la notizia»

«Sei di nuovo caduta in errore: a me serve sapere la notizia e l’opinione che prende forma dietro quella notizia»

«Insomma, come a dire che la vita è una questione di prospettive, dipende tutto da come la si vede, tipo l’esempio che mi hai illustrato poco fa con quella favola del contadino cinese»

«Esatto. Vieni qui».

Mi alzai dal divano per raggiungerti all’ingresso del salone dove stazionavi.

«Che vedi?»

«Come che vedo? Il salone Lucia’»

«Sì, ma che vedi? Intendo da qua, dove sei adesso»

«Vedo la grossa finestra e il balcone che sono dietro al divano, le tende, le piante grandi e le piante piccole ai due lati della parete, la piccola libreria sul lato sinistro situata accanto all’arco che conduce alle altre stanze della casa e alla scale del piano di sopra…»

«Ora spostiamoci e mettiamoci sotto l’arco».

Ti seguii.

«Che vedi?»

«La cristalliera, il mobile col grammofono, il busto di Socrate, il tavolo rotondo in vetro, le sedie che lo circondano… non riesco a scorgere il gradino che fa da rialzo al pavimento per giungere al balcone però…è coperto dal divano e dalle sedie…»

«Prima lo vedevi?»

«Sì»

«Perché hai cambiato la prospettiva, prima ce lo avevi di fronte ora a lato. E dimmi, lo vedi ancora l’arco nel punto dove siamo ora?»

«No»

«Seguimi ancora»

Ci spostammo sul lato destro della casa.

«Ora che vedi?» mi chiedesti.

«Beh ora l’arco lo vedo, il corridoio di ingresso che immette nel salone prima stava a destra ora è a sinistra, e dall’apertura ad arco della parete riesco anche ad intravvedere le scale che portano di sopra, e il divanetto sotto ad esse che né la prima né la seconda volta riuscivo a vedere»

«Il busto di Socrate lo vedi?»

«No»

«Perché sta dietro, non più avanti»

«Salutame a Socrate¹³ allora, se lo vedi»

«Sarà fatto, ma continuiamo prego e mettiamoci spalle al divano»

«Vabbè Lucia’ ho capito cosa mi vuoi dire» ti dissi dopo aver percorso metà del salone «che le cose che vediamo cambiano in base alla prospettiva in cui le vediamo. Pertanto: se prima vedevamo le tende, il balcone, il gradino e un angolo di corridoio che porta all’altra ala della casa sotto l’arco a sinistra e a destra Socrate e compagnia bella, adesso da qui vedremo la porta di ingresso, l’appendiabiti, lo specchio accanto all’appendiabiti, la madia a sinistra e il portaombrelli che prima non vedevamo»

«E qual è la morale?»

«Qual è la morale? Che ognuno vede quello che vuole vedere o quello che riesce a vedere in base all’angolazione e al punto di osservazione in cui si trova. Prendi le tende: com’è che quando stavamo sotto l’arco sembravano di un colore e se mi giro adesso di fronte sembrano di un altro colore? Che sia la luce del sole a conferir loro quest’aspetto? Oppure sono sporche e solo ora me ne accorgo?»

«Lo vedi che significa imparare a vedere le cose tenendo in conto ogni prospettiva possibile? È la visione d’insieme che conta, non solo una parte. Che te ne fai di una parte? Quando visiti una casa per acquistarla che fai? Giudichi se vale la pena comperarla o no solo affacciandoti al balcone?»

Non l’avessi mai detto, ed ecco che dai piani alti del palazzo venne giù una scarica d’acqua dritta sul balcone.

«Noooo! Quella pulciosa, zeccosa, puzzona, bidona, cafona, zambracca…»

Di corsa salii il gradino e mi precipitai fuori al terrazzino del balcone.

«Stronza! Sei proprio una grandissima stronza!» urlai naso all’insù rivolta alla condomina che sapevo io «Il balcone ieri l’ho lavato… ‘sta zoccola di merda…»

Rientrai dentro come una furia e poco ci mancava che mi tirassi appresso il bastone che reggeva le tende per andare a prendere la scopa in cucina.

«Eh ma mo’ ti faccio vedere io»

«Che fai? Che vuoi fare?» mi chiedesti pallido in volto come se avessi visto Giovanna d’Arco pronta a dar battaglia agli inglesi per la riconquista dei territori perduti della Francia.

«Voglio salire di sopra da quella bagascia e gliela voglio far pagare una volta per tutte»

«Ma che ti sei messa in testa? Cosa dici? Tu nun stai buono ca capa¹⁴. Vuoi farti arrestare, diventare lo zimbello del palazzo per colpa della tua impulsività? Tesoro mio bello, tu ti devi dare una calmata però, avanti respira insieme a me, respira, respira…»

«Ma che respira e respira? Ché sono incinta e devo partorire che devo respirare utilizzando il metodo Lamaze?»

«Appunto, la mazza dammela a me ché sei pericolosa quando ce l’hai in mano» e così dicendo me la sfilasti dalle dita.

«Tu sei suo complice»

«Sì, sì…» mi rispondesti sommessamente a mezza voce.

«Allora giacché hai la mazza in mano sai che fai? Il balcone lo pulisci tu» ti dissi puntandoti il dito al petto «e io scendo di sotto in pasticceria così sfogherò la mia rabbia con qualcosa di dolce»

«Mi sono ricordato che devo andare da tuo padre» seguì un elegante dietrofront – mazza alla mano – e inerpicata per la scala che conduceva alle nostre camere.

«Non tirare fuori scuse cretine»

«Non è una scusa, mi ha chiamato qualche giorno fa e gli avevo promesso di passare a trovarlo»

«Ma tu sempre da mio padre stai?»

«Che devo fare? Mi chiama, posso dirgli di no? Fammi andare a vestire sennò faccio tardi» e salisti con l’arma del delitto in mano.

Ma la scopa?

Inutile farti notare che ce l’avevi appresso. Stessa scena si ripeté quando ti rividi comparire dieci minuti più tardi con addosso i pantaloni marrone bruciato, giacca grigia in piqué e cravatta verde pino. E la mazza, ovviamente.

«Sei ancora qua? Non dovevi scendere a comprare i pasticcini?»

«Ci ho ripensato, quasi quasi porto na tazzulella ‘e cafè alla Pontuti per fare la pace. Secondo te è una buona idea?»

«Non faresti una cosa malvagia» rispondesti abbottonandoti la giacca (senza mai lasciare per un momento la scopa).

«Mhm» finsi di riflettere «e già che ci siamo accompagniamo pure il tutto con un bel vassoio di pasticcini, che dici?»

«Se vuoi» aggiungesti candidamente con gli occhi da cucciolo e arricciando le spalle.

Allungasti il passo verso la porta, la apristi. I piedi, nelle scarpe scure ben lucidate, ora erano sull’uscio.

«Lucia’»

«Eh?»

«Non ti scordi niente?»

«I soldi stanno sulla mensola del camino in salotto»

Chiusa la porta, chiusa la comunicazione.

Ma è davvero uscito con la scopa?

Dopo qualche secondo udii armeggiare con la serratura. La porta fu di nuovo spalancata.

Ci fissammo negli occhi senza scambiarci mezza parola, poggiasti la mazza al muro e di nuovo tirasti la porta per poi scendere le scale.


(fine settima parte)


13.04.2026




¹² Dal greco ἐρίζω: combattere.

¹³ La battuta “Salutame e Socrate” è presa in prestito da Renzo Arbore il quale, sia lui che Luciano, riferirono in più occasioni di avergliela suggerita per la scelta del libro che De Crescenzo dedicò al pensiero del filosofo ateniese, che ricadde alla fine, di concerto con l’editore, in un sobrio Socrate, ed. Mondadori 1993.

¹⁴ Trad.: tu non stai bene con la testa.

¹⁵ La foto a corredo del post è stata scattata durante la Mostra di Maurits Cornelis Escher al Museo degli Innocenti di Firenze nel maggio 2023. Mi sono sempre chiesta da dove provenisse il mio amore per questo artista olandese, e la risposta mi è giunta risfogliando le pagine di Panta Rei di Luciano De Crescenzo dove l’autore, nel ripercorrere il pensiero di Eraclito, si avvale delle litografie dell’artista (illustrate nel libro) per rendere più fruibile la comprensione del testo. Molte delle foto che furono scattate dalla scrivente durante la mostra, tra cui Relatività (Relativity), sono le stesse riportate nel libro che lessi per la prima volta durante gli anni del liceo.


Autrice : Carla Iannacone | Categoria : Riflessioni