Charlie Brown
"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)
“Adesso mi butto dalla finestra”. Ho elaborato questo pensiero mentre mi lasciavo trascinare dalle parole di Wajdi Mouawad che compongono il libro Come gli uccelli.
Si tratta di un’opera teatrale, ma sia che la si classifichi come opera teatrale o puramente letteraria resta, ed è, comunque un testo potentissimo. Tra i più belli che abbia letto.
Ho letto tanti libri da che ho imparato a leggere e dal giorno in cui mio padre mi ha obbligata alla passione della lettura, tra gli infiniti mondi possibili che mi sono trovata a vivere e sfogliare con le mani e la fantasia ci sono quei due o tre libri del cuore che mi hanno segnata nell’animo e plasmato la mia forma mentis.
Da tanto tempo non mi succedeva di incontrare un autore esageratamente bello che ha sortito effetti dirompenti su di me, tanto da spingermi ad acquistare tutti i suoi libri. Era una sensazione che mi mancava, e questo perché la letteratura è molto cambiata negli ultimi anni, complice anche il fenomeno dove tutti si sono messi a scrivere e ormai viene pubblicata la qualunque cosa, contribuendo a contaminare il mercato dell’editoria dove a risentirne è, soprattutto, la qualità dei testi.
Come gli uccelli è un libro che cambia, segna, colpisce. Una deflagrazione che impegna in un lavoro minuzioso di ricomposizione dei pezzi in ogni singolo frammento. Cento pagine dense di contenuti, sostanza, significati che, a loro volta, schiudono le porte ad altre interpretazioni, altre espressioni, altre prospettive, altri mondi, visioni, altro. Ad altissimo – altissimo – livello ed impatto emotivo.
Ho pochissime convinzioni, e quelle poche che ho mi fanno credere che pecchi di presunzione (le convinzioni nella vita non esistono. È tutto in discussione, bisogna sempre affidare ogni cosa al dubbio). Una di queste è la convinzione che alcuni libri non si possono recensire.
Non si possono recensire perché dicono già tutto (e anche di più). Non hanno bisogno della voce, autorevole o no, di un recensore, giornalista, blogger, scrittore, saggista, professore, studioso, intellettuale eccetera. Alcuni libri somigliano a certe situazioni della vita – che non accadono a tutte le persone perché sono avvenimenti rari – che non si possono descrivere o spiegare, vanno vissute e basta. E sono quelle situazioni che ti avvicinano più di qualsiasi altra cosa al senso della esistenza, che permettono di coglierne il significato vero, completo. A tutto tondo. Come se si fosse dotati di capacità extrasensoriali tali da toccare e raggiungere anche le cose non visibili, che non è possibile percepire.
C’è una massima nel libro che dice così “Ognuno di noi è chiuso in un coma che gli altri non capiscono”. Il coma è quell’esperienza che nessuno sa cos’è e com’è, nemmeno il soggetto che è stato investito da questo substrato (ho usato un termine improprio che, letteralmente, indica la base, il sostegno, il terreno situato al di sotto di ciò che si considera) che, però, in quel determinato spazio - tempo prende il sopravvento (una sorta di “stato incosciente”, invisibile, che si sovrappone allo “stato cosciente”). Ma è o non è nell’incoscienza che si nasconde l’essenza, l’identità, il vero essere dell’individuo?
Tanti sono i temi sfiorati in questo prezioso libro, quel che più mi ha scossa è stato il tema dell’identità.
Cos’è l’identità, chi siamo? Cosa ci fa dire che siamo ciò che siamo o che l’uno è diverso dall’altro?
Guardate, sembra un argomento già trito e ritrito ma vi assicuro che non è così. C’è una profondità di pensiero, un’analisi matematica, biologica, filosofica, psicologica e antropologica dell’individuo che è diversa dalle altre che ho incontrato in altri testi. Anche la diversità è un tema che ritorna spesso nel libro di Mouawad.
È un libro che consiglio a tutti di leggere, che andrebbe studiato nelle scuole, che non può mancare nelle biblioteche, nelle carceri, nelle università, nelle chiese, nei luoghi di aggregazione sociale ma, soprattutto, non può mancare nelle librerie di qualsiasi abitazione. Una vera e propria Bibbia dei popoli.
Mai come nessuna altra opera il testo di Wajdi Mouawad deve avere una risonanza internazionale, capace di estendersi ai confini del mondo e penetrare negli strati di tutte le popolazioni presenti sulla Terra, non solo per l’argomento centrale e attualissimo (la guerra tra Israele e Palestina) ma anche, come detto, per le numerose tematiche raccolte (identità, amore, caso, radici, religioni, vita, morte, ideologie).
Come gli uccelli è stato messo in scena al Théâtre de la Colline di Parigi nel 2017 con la regia dello stesso autore (che oltre ad essere uno scrittore è anche uno dei drammaturghi più importanti in tutto il mondo), mentre la prima italiana è avvenuta nel 2023 al Teatro Astra di Torino nell’ambito del Festival delle Colline Torinesi con la regia di Marco Lorenzi.
Oltre a leggere altre opere di questo autore di origini libanesi, mi auguro di poter un giorno vivere a teatro questo suo meraviglioso testo, e di poter dire di aver vissuto dal vivo tutte quelle esperienze e quelle emozioni che è riuscito a provocarmi col suo libro , le sue scene, le sue immagini, la sua poesia e le sue parole.