Charlie Brown
"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)
Dicevi che capire il Tempo equivale a capire la vita, e di conseguenza la Felicità.
Dicevi che tutti sono convinti di essere stati felici in passato e che sperano di essere felici in futuro, ma nessuno è in grado di dire se è felice nel momento in cui si pone la domanda, e quindi se è felice nel presente.
Ma cos’è poi questo presente?
Dicevi che se il passato non esiste (come può esistere qualcosa che non è più?) e il futuro nemmeno (come può esistere qualcosa che non è ancora?), come fa ad esistere il presente come separazione tra due cose che non esistono?
Esiste il presente del passato (memoria), il presente del futuro (speranza) e il presente del presente (intuizione). Okay, se lo dici tu va bene. Mi fido di te.
Ho parlato al presente, mi accorgo che devo esprimermi utilizzando un verbo al passato visto che non ci sei più. Che dici?
Secondo il tuo sillogismo sei Memoria. Allora io ti chiedo: se sei Memoria (passato), da qualche parte, in qualche tempo – prima di me – sei esistito; altrimenti, come posso ricordare una cosa che non è mai stata? Ti ho forse sognato?
Ho un problema con i sogni, lo sai. Non andiamo d’accordo. Prima mi veniva facile immaginare, adesso temo non solo di non riuscire più ad immaginare, persino di non riuscire più a vedere. E se non riesco a vedere, come faccio ad immaginare?
Mi sono sempre domandata come fanno le persone cieche dalla nascita ad immaginare: loro il mondo non lo hanno mai visto, lo hanno solo sentito. Ecco, lo sapevo e qui arriviamo a Platone e alla sua concezione del mondo con il Mito della caverna, alla distinzione tra mondo sensibile (l’opinione) e mondo ultrasensibile (Mondo delle Idee), quello della Conoscenza assoluta.
Vorrei partire proprio dal Mito della caverna del tuo caro Platone.
Secondo il discepolo di Socrate – altro filosofo a te caro, più del suo allievo – bisogna immaginare una caverna all’interno della quale vi sono dei prigionieri incatenati mani e piedi sin dalla nascita, finanche collo e testa in modo che non possano compiere movimenti, costretti solo a fissare la parete che hanno di fonte. Alle loro spalle è stato acceso un fuoco e, sempre dietro le spalle dei prigionieri, corre una strada rialzata all’esterno della caverna. E non è tutto.
Tra la strada e gli sventurati posizionati di schiena insiste un muro avanti al quale sfilano alcuni uomini con in mano oggetti di ogni forma e materia. Il passaggio di questi ultimi proietta delle ombre sulla parete, è cioè le uniche cose che è concesso vedere ai prigionieri costretti sin dall’infanzia a stare con le spalle rivolte all’uscita. Una visione distorta, secondo il Mito, dato che le immagini sono confuse e non ben distinguibili.
Sì come queste ombre generano confusione riguardo agli oggetti che stanno sfilando davanti al muro, allo stesso modo se gli uomini che si avvicendano in questo passaggio provassero a parlare i prigionieri penserebbero che l’eco che giunge dentro la caverna è quello delle ombre (e non l’eco prodotto dalla voce degli uomini).
Proviamo adesso ad immaginare che uno di questi prigionieri riesca a liberarsi dalle catene e a uscire fuori dalla caverna. In un primo momento rimarrebbe abbacinato dalla luce del sole e per ripararsi gli occhi sarebbe persino tentato di tornare dentro; poi però, abituatosi alla luce naturale, si renderebbe conto che quello che guardava riflesso sulla parete della caverna erano le ombre degli oggetti, e non gli oggetti stessi. A quel punto, tornato dentro la spelonca, immaginiamo che si metta ad urlare per la sorpresa informando i suoi compagni di sventura di quello che c’è là fuori, e che descriva loro per filo e per segno tutte le bellezze mettendoli al corrente che quel che guardano sono le loro ombre proiettate sulla parete, questi nemmeno gli darebbero retta scambiandolo per pazzo.
Perché?
Perché il mondo che sono costretti a vedere, il mondo che sono abituati a vivere è quello delle “tenebre” dove a far loro da compagnia sono, appunto, esclusivamente le ombre proiettate sulla parete che hanno di fronte. Questo mondo è il “mondo sensibile”, ovvero un mondo basato sui sensi e sulla percezione; quindi fallace, fuorviante.
La Conoscenza sta da tutt’altra parte, è fuori dalla caverna, alla luce del sole dove tutto è perfettamente distinguibile: l’acqua dei fiumi e dei laghi, il prato, gli alberi, i fiori, le montagne, le formiche, le colline; dove la bellezza corrisponde all’Idea di Bellezza – laddove l’Idea è un’entità esterna, unica, immutabile ed eterna – e dove il cielo corrisponde all’Idea di Cielo.
Il mondo delle Idee è il “mondo ultrasensibile”, dove il sole (l’Essere) è la Conoscenza contrapposto alle ombre (il Non Essere) e in mezzo, tra il sole e le ombre, c’è l’Opinione (Apparenza), quello che pensiamo degli oggetti sensibili.¹
Noi siamo opinioni perché il nostro scibile è limitato. Non vediamo le cose come sono ma in base a come le percepiamo.
Qual era la percezione che avevi di te stesso?
Sono ombra, sì sono un’ombra come quelle proiettate sulla caverna del mito di Platone. A giorni alterni mi chiedo se esisto. Faccio fatica a vedermi, allo specchio nemmeno mi guardo. Roba che se mi compare una macchia strana sulla pelle o un neo che non ha le dimensioni o la forma di un neo manco ci faccio caso e lascio che faccia il suo corso, come fanno i capelli da un paio d’anni.
Sto facendo i capelli bianchi Professore… o devo chiamarti Luciano?
Ecco che ritorna il concetto del Tempo. Panta Rei. Se tutto scorre, se anche l’acqua di un fiume non è mai la stessa, lo vedi che il Tempo è qualcosa che esiste? Qualcosa che cambia la forma e l’essenza delle cose… qualcosa che ci cambia?
Ricordo che ti guardavi allo specchio e dicevi che non eri più lo stesso. E non sto parlando solo dei capelli che si incanutivano ma anche di qualcosa che avviene all’interno di ciascuno di noi.
«Prof ha visto? Ho studiato anche oggi» ti dicevo dopo aver fatto una giravolta e inchinandomi davanti a te.
«Da quand’è che mi chiami professore? Anzi, prof? Non ti piace più rivolgerti a me chiamandomi col nome di battesimo? E poi cos’è questo “prof”? Non dirmi che anche tu stai prendendo il vizio di parlare come fanno i tuoi compagni usando espressioni, diminutivi e modi di dire in voga tra voi giovani, un idioma che nulla ha a che vedere con l’italiano e con il linguaggio comune»
«Vuoi dire lo slang?»
«E mo’ che è ‘sto slang?»
«L’insieme di tutte le espressioni che differiscono dal gergo, proprio come hai detto tu, ovverosia una lingua alternativa a quella che viene usata dal volgo… dal “popolino” insomma»
«Senti “popolino”, vedi di fare meno la spiritosa»
«Ma se ti ho appena fatto un complimento chiamandoti Prof invece di Luciano! Non fai altro che erudirmi su questo o su quell’argomento, di mettere a tacere una mia curiosità e di stuzzicarmene un’altra…»
«Ma sentila, senti un po’… prima fa la smorfiosa e poi usa vocaboli da intellettuale per darsi delle arie e far vedere che ha studiato»
«E non sei contento scusa? Vuol dire che ti ascolto, apprendo tutte le lezioni che impartisci»
«Ma tu devi studiare per te stessa, mica per me o per fare contenti gli altri. Studiare è tutto a tuo vantaggio, consideralo un gioco a tuo beneficio»
«Ma perché, tu studiare lo consideri un gioco? Io l’ho sempre considerato un lavoro, forse pure di più di un lavoro… un impegno vero e proprio! Il padre di tutti gli impegni»
«E tu per renderlo più leggero fai finta che sia un gioco, in questo modo avrai imparato tante cose e ti sarai pure divertita»
«Lucia’ io mi diverto solo leggendo e ascoltando a te»
«Tu sei un’approfittatrice»
«Perché dici che sono approfittatrice?»
«Perché sai che quando c’è qualcosa che non capisci o quando sei colta da un dubbio sempre a me vieni a chiedere aiuto, ma va bene lo stesso. Sono qui apposta»
«Il fatto è che come le spieghi tu le cose non le spiega nessuno. Ti ricordi quando stavo al liceo? I professori spiegavano la lezione in classe e quando tornavo a casa, al momento di fare i compiti, mi accorgevo di non aver capito nulla. Allora venivo a domandare a te cosa significava questo o quel concetto, oppure di aiutarmi a comprendere una formula matematica o un principio di fisica. Subito dopo, come per magia, ogni cosa mi si era schiarita nella testa: avevo capito tutto Lucia’! Tutta giuliva e fiera di me il giorno dopo mi recavo di nuovo a scuola. Quelli, i professori, riprendevano a spiegare e… non ci crederai mai… io tornavo a non capire più niente. Mi dicevo: com’è che sono di nuovo diventata cretina se fino a ieri mi era tutto chiaro? Allora dàlli, di nuovo da te a prendere ripetizioni. Solo con te riesco a capire bene le cose, ma come fai?».
Una rappresentazione grafica del Mito della Caverna di Platone (fonte: Wikipedia)
(fine prima parte)
9.06.2026
¹ “La conoscenza differisce dall’opinione in quanto la prima vede le cose come effettivamente sono, mentre la seconda le immagina in forma sbiadita e confusa, cioè intermedia tra l’essere e il non essere” (cit. tratta da: Chi non muore si rivede di Paola e Luciano De Crescenzo, Mondadori Editore 2026).