Charlie Brown

"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)


Gingobbè, gingobbè, gingolloduè!




Tempo due mesi fa che il Natale ancora non era arrivato (si festeggiava ancora Halloween) e già si celebrava la nascita di Gesù.

I balconi addobbati a festa – con i Babbo Natale arrampicati sulle ringhiere, avete presente quei pupazzi che si vendono dai cinesi? – i pandori e panettoni nei supermercati, palloncini a forma di alberelli, befane e Babbo dal pigiama rosso messi in commercio dai venditori ambulanti e pure qualche canzoncina che si annusava per l’aria.

Ma dico… che è tutta ‘sta prescia?¹

Qui non si fa manco in tempo a riporre i costumi, gli infradito, i pareo, gli occhiali da sole, i teli da spiaggia e gli ombrelloni e già si pensa al Natale?² E se io gli auguri a Gesù non glieli voglio fare?

Ma poi quanti anni ha ‘sto Gesù? Vabbò che è morto e risorto, e che quindi è immortale, ma mi sembra si stia dando un po’ troppe arie pure lui co’ ‘sta storia degli auguri.

Non esiste tipo più narcisista del narciso Gesù (sempre ammesso che esista).

Sempre a pretendere le suppliche e le preghiere degli altri, a desiderare attenzioni di qua e attenzioni di là. Gesù, famme capi’ ‘na cosa: ma te ce senti oppure no? O sei diventato pure tu come quei fanfaroni alla televisione che fanno i detentori dell’Io-so-tuttoe poiché io so tutto – e quindi so’ ‘n tipo super intelligente – posso tutto, persino far finta di starti ad ascoltare ma, sotto sotto, chissenefrega se stai bene o male? No perché se è così, perché dovrei star qui a perdere tempo con chi non mi ascolta?



Al mondo esistono il male e il dolore, e persone innocenti che ne soffrono.

Se Dio è buono ma incapace di porre rimedioa questo, allora non è onnipotente.

Se Dio non è buono ma solo onnipotente, e non vi pone rimedio, vuol dire che è malvagio.

Se Dio non è né buono né onnipotente, non possiamo chiamarlo Dio.

Di conseguenza, parlare di un Dio buono e onnipotente è un assurdo indimostrabile.³



Non si tratta di essere maleducati, perché se è una questione di educazione quella (o quello) a essere maleducata(o) non è chi ti parla ma chi sta dall’altro lato che recepisce le sue parole. E, pensa, non c’è bisogno nemmeno delle orecchie per farlo. Basta il cuore. Il sacro cuore di Gesù.

Se poi l’educazione non c’entra, allora vuol dire che non c’entri nemmeno tu. Perché tu non esisti.

Comunque non voglio ammorbare i lettori con la storia – o la dimostrazione – della tua esistenza, se a loro fa piacere farti gli auguri non sarò certo io a dissuaderli dallo sprecare fiato e tempo in questa cerimonia annuale di baci e abbracci (chi finti e chi veri), ognuno faccia come gli pare.

Non sono come quegli “antifascisti” che appendono il muso quando non si fa come vogliono loro o come quando si pensa in maniera diversa da loro. Rispetto le idee di tutti.

Il tuo compleanno era (ed è) una scusa pe’ fa’ baldoria. Qui e altrove.

Allora, come ho già detto più volte, a me nun me dovete rompe i marron glacé co’ ‘sto fatto di fare gli auguri a comando. Gli auguri li faccio quando voglio io e soprattutto a chi voglio io.

Quindi smettetela di creare gruppi whatsapp per (far finta di) organizzare cene, aperitivi, reunion di classe (The Jackal docet!), dare comunicazioni riguardo a eventi, manifestazioni, scioperi, consigli sulla manicure e pedicure, come depilarsi ascelle e inguine, come leccarsi gli interstizi dei piedi senza farsi venire un’ernia al disco o il torcicollo, dare avvisi su orario di lezioni palestra, quante volte occorre farsi il bidet al giorno e se oggi è giorno di mettersi le mutande fuxia o blu, ok? Non ci voglio stare su ‘sti gruppi whatsapp.

E smettetela di inserirmi pure dopo che sono uscita. Servono solo a mandare auguri, buongiorno, buonanotte e buonasera al secchio; per gli altri 364 giorni all’anno spariscono tutti (almeno i gruppi in cui mi hanno inserita, anzi mi avevano inserita, funzionavano così. Non so i vostri).

E meno male che per quest’anno c’è stato qualcuno che mi ha ascoltata ed ha evitato di reinserirmi nel gruppo. Non è cattiveria davvero, ma davvero ci tengo a fare gli auguri solo alle persone che contano qualcosa per me e hanno occupato un posto importante nella mia vita (non è una discriminazione questo mio fare scelte ed esclusioni).

Ci ho provato – per tanto, tantissimo tempo, ogni anno – a dedicarvi attenzioni. Ad ascoltarvi. Ad esserci. A consigliarvi.

È successo anche il 1 gennaio del 2025.

Ero a casa dei miei (che poi è anche casa mia, cioè lo è stata fino agli anni dell’università poi non si è capito più niente). Ok mi sveglio, faccio colazione e mi butto fuori a fare una passeggiata visto che è venuta una bella giornata. Durante il cammino incontro un amico di liceo e ci fermiamo per un saluto. Lui suggerisce di proseguire insieme così chiacchieriamo un po’ visto che è da tanto che non ci vediamo e così lo accontento.

Vuol essere aggiornato principalmente sul piano affettivo più che lavorativo (non chiedetemi perché ma si era impuntato su questa cosa qua). Riesco a spostare l’attenzione su altro ma, inevitabilmente – perché non si può evitare l’argomento quindi l’avverbio è più che appropriato – la discussione ritorna sul tema.

Mi accorgo che sente il bisogno di parlarmi delle sue vicissitudini, e quindi lo ascolto attenta. Ma non ci capisco una cippa.

Parte dall’inizio della storia, poi torna indietro, poi fa un salto temporale che non è né l’inizio né la fine ma la metà della sua storia d’amore, e finalmente dopo un po’ sembra riprendere le fila del discorso che aveva iniziato. Di nuovo il caos.

Ripiomba in confusione – meno male che sorride mentre racconta e non piange sennò erano c**** amari, nel senso che non avrei saputo come prenderlo o consigliarlo visto che non ci stavo capendo nulla – quindi da capo epilogo, interfazione, prologo, introduzione, di nuovo interfazione e così discorrendo fino a quando non intravvedo la mia salvezza in fondo alla strada: nel senso opposto sta risalendo mio padre il quale, dopo aver salutato anche lui il suo gruppo di amici, conoscenti e clienti sta facendo ritorno a casa. Mi accodo a lui svignandomela con una scusa (nel frattempo io e il mio compagno di liceo avevamo incrociato alcune persone di sua conoscenza che si erano fermate a salutarlo e a parlargli).

In pratica la mia uscita si è rivelata una mancata seduta di psicoterapia visto che il paziente è entrato nello studio, si è apparecchiato sul lettino, ha parlato tutto il tempo senza interruzioni (l’ho lasciato fare, questo devo dirlo, ho fatto sì che desse libero sfogo alle sue emozioni) e se ne è uscito senza il responso dell’analista (anche se è stata l’analista alla fine a darsela a gambe).

E il tutto è avvenuto senza che si fosse accorto di nulla (sarebbe stato uguale anche se dall’altro lato della scrivania non ci fosse stato nessuno). Durata della seduta: un’ora e mezza.

Questo fu il mio primo dell’anno 2025.

Aspetto il vostro responso.


22.12.2025





¹ Fretta.

² Fra du’ anni al posto degli ombrelloni pianteremo abeti, famo prima.

³ Cit. dal libro di Han Kang L’ora di greco edito da Adelphi (anno edizione 2023).

Autrice : Carla Iannacone | Categoria : Pensieri