Charlie Brown
"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)
C’era una volta una chiocciola che fece un viaggio dalla campagna in città. All’aria aperta si cibava di ogni vegetale messo a disposizione dalla Madre Terra come lattuga, cavolo, cetriolo, foglie, fiori, corteccia, muschio.
Un giorno la nonna si recò dal fruttivendolo per comprare della verdura. Di ritorno a casa, mentre – operosa – la privò delle radici e dei gambi per metterla a bollire in pentola si avvide che la chiocciola era rimasta attaccata ad una delle foglie. Era un bel mollusco gasteropode, di media dimensione, con un guscio grigio e spesso. Alla nonna dispiaceva buttarla tra gli scarti dell’umido e i resti del cibo così decise di metterla a riparo in un barattolino e di portarla ai due nipotini ai quali piacevano tanto i molluschi di terra. I bambini, alla vista della chiocciola, furono entusiasti al solo pensiero di tenerla con loro, accudirla e darle da mangiare, così il piccolo elicide fu presto trasferito dal barattolino in un recipiente contenente del terriccio, dell’acqua e della lattuga.
Nei primi giorni la chiocciola mangiò, bevve, dormì e fece i suoi bisognini. Tuttavia se durante il giorno la mamma lasciava aperto il contenitore dove, assieme ai bambini, avevano ricostruito l’habitat del gasteropode permettendole di andare a zonzo, al calar della sera l’animale doveva subire la cattività onde evitare di ritrovarselo in giro per casa o, peggio ancora, di perderlo o schiacciarlo sotto la suola delle scarpe.
Un pomeriggio il mollusco si rintanò all’interno del suo guscio e non ne uscì per diverse ore. La mamma e i piccoli si preoccuparono di questo suo strano comportamento fino a presumere che fosse morto. La mamma allora ebbe un’idea: le versò dell’acqua nel recipiente e quella si tirò fuori dalla sua chiocciola per abbeverarsi.
Passò dunque la settimana e si giunse ad una decisione sofferta: la chiocciola doveva essere lasciata in libertà, nel suo spazio, nel suo habitat naturale. Si doveva quindi riportarla in campagna e riconsegnarla alla Madre Terra.
“È giusto così” disse la zia, sorella della mamma.
“Mi dispiace staccarmene però, mi ci ero affezionata” le confidò la mamma.
“Anche io, ma non è questo il suo ambiente” le disse la sorella che andava spesso a fare visita ai nipotini e a portare i suoi saluti al gasteropode “sembra che stia bene ma soffre stando chiusa qua dentro”.
La domenica di quella settimana la famiglia si mise in macchina e raggiunse la campagna assieme alla chiocciola.
La mamma depose il recipiente a terra. Aveva scelto di non riportarlo indietro con sé, in fondo al cuore sperava che il mollusco compisse le sue passeggiate nella campagna e che ritornasse a riposare in quello che era stato il suo rifugio per quasi una settimana. Ma non andò così.
Non fece neanche in tempo a poggiare il contenitore sul pavimento che dopo un po' la chiocciola scomparve per sempre dalla sua vista. E non vi fece più ritorno.
“L’avete lasciata la chiocciolina?” domandò la zia al loro ritorno.
“Sì” rispose la mamma con tristezza “è andata via subito”.
Aveva proprio fame di libertà, pensò la zia mentre di nascosto si asciugava una lacrima.
24.03.2026