Charlie Brown
"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)
Di corsa. Le scale. Di corsa.
Dovevo fare tutto di corsa. Alzarmi dal letto, uscire dalla stanza, spingermi in corridoio, fare le scale, raggiungere la cucina… solo che al buio era tutto molto difficile. Dovevo stare attenta a non inciampare nelle pantofole, a non urtare le statuine in ceramica poggiate sui mobiletti dell’ androne, a non sbattere contro la poltroncina dietro la porta della mia stanza, a non infilare la vestaglia nei sottovasi delle piante e ritrovarmela il mattino dopo sporca di terriccio su un alone giallognolo di umidità, dovevo insomma stare attenta a non fare il minimo rumore per non disturbare la quiete del tuo sonno; e ci ero quasi riuscita quando, dopo esser scesa di sotto, vidi in controluce un’ombra uscire dalla porta del bagno.
«AHHHHH!!!!!» urlai in preda al terrore.
Cercai l’interruttore della luce sulla parete destra. Manco il tempo di far arrivare la corrente al lampadario che m’accorsi che pure l’ “intruso” si era spaventato a morte quanto me, saltando in aria come un grillo.
«Lucià, ma che mi vuoi far morire d’infarto?»
«Per morire d’infarto bisogna avere un cuore prima. Tu ce l’hai un cuore?»
«Ma che ore sono?»
«Pressappoco le due»
«Mado’ e tu pure a quest’ora ti vuoi mettere a parlare dei massimi sistemi? E mo’ dove vai?»
«In salotto. Vado a mettermi bello comodo sul divano per provare a leggere un po’»
«A leggere??? A quest’ora???? Ma si sciut pazz?»
«Ho detto provare»
«E perché non provi a dormire invece di leggere?»
«E ti pare che non ci abbia già provato? Se sto qui una ragione deve pur esserci»
«Appunto, sentiamo: qual è ‘sta ragione che ti costringe a stare in piedi a quest’ora della notte?»
Silenzio. Seguì un faccia a faccia, occhi negli occhi. Certe volte non ero in grado di dire se chi mi guardava era un bambino oppure un uomo con il peso della saggezza acquisita con gli anni ma che, tutto sommato, gli regalava comunque le sembianze di un bambino birichino. Quella volta sul volto era stampata l’espressione di un bimbo che l’aveva fatta grossa.
«Ho un po’ di mal di stomaco»
«Ah sì?»
«Devo aver mangiato troppo stasera»
«E tu mo’ te ne accorgi? T si scuofanato nu piatt¹ abbondante di pasta asciutta al ragù, nu’ vassoio di friarielli e fritto di mare, ‘a mozzarella di bufala che era grossa quanto una zizza di mia nonna, antipasto, pizza, pizzette, pastiera, babà, caffè, ammazzacaffè, due bottiglie di Gragnano e mo’ ti lamenti che hai mal di stomaco?»
«Qua veramente non si è lamentato nessuno, mi hai fatto una domanda e ti ho dato una risposta»
«Tu non mi ascolti mai. Avoglia io a lanciarti occhiatacce per costringerti a non esagerare quando sei a tavola! Ma tu no, no… devi mangiare! Fino a schiattare! Secondo te perché io non mi abbuffo?»
«Perché appartieni a quel cinquanta per cento delle persone al mondo che fanno la dieta invece di apprezzare il cibo, soprattutto quando si è in buona compagnia. Se invece appartenessi al cinquanta per cento delle persone che muoiono di fame ti accorgeresti di quanta soddisfazione si ricava da un piatto di pasta o da un pezzo di pane»
«E tu fai parte di quelli che muoiono di fame?»
«Né di una parte né dell’altra, mi accontento di vivere il presente e di godere di tutto ciò che si ha a disposizione senza desiderare di più e senza desiderare di meno»
«Mo’ ricominci coi tuoi discorsi da filosofo?»
«Pure tu smettila di considerarmi filosofo come sono abituati a fare tutti gli altri, non sono mai stato un filosofo, al massimo un divulgatore del pensiero dei grandi uomini del passato: Socrate, Omero, Seneca, Platone, Aristotele, Nietzsche, Ovidio, Bergson, Fellini, Chuang-Tzu, Totò, Epicuro…»
«Totò?»
«Totò»
«Il Principe De Curtis?»
«Sissignore»
«Ma mi spieghi mo’ che c’entra Totò con i tuoi amici filosofi?»
«Figlia mia, devi sapere che Totò prima di essere un comico era un filosofo e lo sai chi è il filosofo? Il filosofo è colui che, avendo come riferimento continuo la morte, è in grado di praticare il distacco dal Potere. E dal momento che si parla di distacco, va detto che anche Bergson lo considera il secondo componente indispensabile della risata.² Totò aveva entrambi questi requisiti: il riferimento con la morte e il distacco dal Potere. La poesia ‘A livella è una chiara conferma del primo, mentre il suo grido di guerra “Siamo uomini o caporali?” è una conferma del secondo. E proprio il fatto che non curava la regia dei suoi film ci fa capire che se ne fregava di apparire un maestro del cinema. Non si curava dei cognomi dei personaggi coi quali doveva recitare, piuttosto badava bene a cognomi sui quali poteva ricamarci sopra, tipo un La Quaglia, un Trombetta, un Lo Turco. Totò d’altronde era epicureo per eccellenza, e non uno stoico convinto che siamo nati per soffrire».
Lupus in fabula, una smorfia di dolore ti arricciò la faccia costringendoti a piegarti in avanti e a mettere una mano all’altezza dello stomaco.
«Ingegnè, alla faccia di Epicuro, lei mi sembra che in questo momento stia proprio soffrendo e quando è così, sa che le dico? Mi segua in cucina che le faccio una bella tisana così la fa digerire e le allevia un po’ il dolore».
(to be continued)
¹ Trad.: ti sei divorato un piatto abbondante.
² Tratto da Il caffè sospeso edito da Mondadori di Luciano De Crescenzo.