Charlie Brown
"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)
Una scena dal film Match Point
Era seduto sulla sua poltrona davanti alla finestra e le tende ingrassate dal vento, con un libro aperto tra le mani totalmente immerso nell’inchiostro delle parole e nelle immagini che esse evocavano. Leggeva prevalentemente autori greci, latini, ma anche autori contemporanei come Rita Levi Montalcini, Domenico De Masi e poeti napoletani.
Adorava la musica. La sua canzone preferita? Era de maggio di Salvatore di Giacomo. Quando attaccava il ritornello chiudeva gli occhi, inclinava un po’ il capo all’indietro e con la fantasia iniziava a viaggiare verso itinerari noti a lui soltanto. Erano sicuramente viaggi straordinari perché i muscoli del viso gli si rilassavano, le rughe si stendevano e un sorriso birichino faceva capolino dalle sue labbra.
Potevo restare delle ore a guardarlo così. Egli stesso era spettacolo del suo spettacolo.
Fermavo il respiro e, se ne avessi avuto la capacità, avrei arrestato anche i battiti del cuore perché con il loro incessante battere nel petto disturbavano la sua quiete.
Sulla soglia della porta della stanza dove lo osservavo, seduto dando la schiena all’uscio, cauta mi voltavo tenendomi sulla punta dei piedi come le ballerine di danza classica, tentando di emulare la loro leggerezza e stando attenta a non inciampare per non distrarlo col brusio del sangue che mi scorreva nelle vene. E, nell’atto di eseguire il movimento e fare dietro-front, lo immaginavo aprire gli occhi o sollevarli dalle pagine del testo che stava leggendo per chiamarmi.
Si accorgeva sempre di tutto. Anche del suono più impercettibile, quello che possono udire solo gli animali e precluso agli esseri umani tanto per intenderci.
Non ho mai capito come facesse. Ogni giorno scoprivo di lui qualità sempre più rare e nascoste, e furono queste qualità che me lo fecero amare, renderlo caro al mio cuore e prezioso ai miei occhi.
«È pronto in tavola?»
«No, ho appena messo la parmigiana nel forno. Di tempo ne hai ancora per leggere»
«Ma non dovevano venire i tuoi?»
«Oggi sono a pranzo da amici»
«E Marisa?»
«È a teatro impegnata con le prove dello spettacolo, ma non preoccuparti: ho seguito la sua ricetta della parmigiana passo dopo passo»
«Preferisco quella che fai tu»
«Il solito adulatore»
«La solita esagerata»
«Essì, pure esagerata sono»
«Non dicevo a te, mi riferivo a Marisa. A questo punto era meglio un piatto di pasta al sugo. Leggero. Semplice. Veloce».
Ero gelosa dei suoi amici e delle sue amiche; anche se con lui non l’avrei mai ammesso intuivo che in fondo lo sapesse e che, per questo, si divertiva a prendermi in giro e a pungolarmi. Marisa era l’unica di cui non fossi gelosa, ma il suo talento culinario lo invidiavo, questo sì.
«Mo’ ho preparato la parmigiana e quella ti mangi» sbottai.
Immaginai che se la rideva sotto la barba bianca (non lo vedevo essendogli di spalle con un piede tra la porta della stanza dello studio e uno nel corridoio e con lo schienale della poltrona che si frapponeva tra noi, ma sapevo che era così).
«Sapevi che la chiave del successo di un uomo è la fortuna?»
«Ma pensa… io ho sempre creduto che fosse il talento»
«No, è ciorta»
«Lo dice il libro che stai leggendo?»
«Stammi a sentire: non ti fidare di chi ti dice che solo con le tue forze puoi farcela. Ci vuole anche ciorta, come si dice dalle mie parti» ¹.
Tema del giorno: ciorta. Termine napoletano che indica una forza imprevedibile, accidentale, non governabile. Traduzione: fortuna.² Anche nota col termine terra terra di c*** (biiiip!).
Ma, siccome non ci piace e non dobbiamo scadere nel volgare, da questo momento in poi la chiameremo Fattore C.
Questa mattina (è il 24 giugno mentre scrivo questo post; lo so sono in ritardo con le date, sono ritardataria perché sono una ritardata ecco perché) leggevo un articolo su Mowmag, un giornale online “d’attacco” come amano definirsi, dove si discettava – brevemente – dell’esperienza di una frequentante della Scuola Holden di Torino. Negativa, secondo il parere di questa ragazza che, su Instangram, si firma con lo pseudonimo di Kants Exhibition. La Scuola Holden, inutile dirlo, è la scuola di scrittura fondata da Alessandro Baricco.
Più che un articolo, era una denuncia/critica contro “la fabbrica delle illusioni” dello scrittore torinese, autore dei romanzi Novecento, Seta, Oceano Mare, Castelli di Rabbia, Next eccetera eccetera, nella cui scuola non si premia il merito, il talento, la creatività e la passione dei ragazzi ma primeggia la competizione, l’adeguarsi ad uno schema rigido e preimpostato di regole, il conformarsi ad un certo “stile di scrittura” tendente ad una omologazione dei testi (tutti uguali, stesso registro, stesso tenore, stessa tecnica, stessa forma) sì come ad una omologazione degli autori dei testi, sottoposti ad una continua pressione finalizzata esclusivamente ad una gara a chi riesce a piacere di più e a chi riesce a diventare il modello d’eccellenza. Il tutto ad un costo della bellezza di ventimila euro (test d’ingresso, corsi, esami e attestato).
Ventimila euro gettati al vento, che si traducono alla fine in una pergamena che non ha nessun valore legale, nessuna garanzia, non vale come curriculum, non ti porta alcun lavoro (sia che riguardi il campo dell’editoria, sia il campo della comunicazione o della scrittura), niente di niente. Solo un foglio da incorniciare e appendere al muro assieme alla carta da parati (e siamo stati anche fin troppo gentili ed educati a fermarci qui a descrivere l’utilizzo che si possa fare di questo bel pezzo di carta).
Premesso che la sottoscritta non ha mai frequentato l’Eccelso Istituto che consente – così sapevo perché così si mormora – di trasformarti in uno scrittore/scrittrice di successo, e premesso che non ho mai creduto a queste promesse (perdonate il gioco di parole) di sogni di gloria, soldi a palate, televisione, sesso, presentazioni, tappeti ai piedi e… rose rosse per teeeeee! Ho comprato staseeeeraaa!
Premesso che dopo aver seguito per anni corsi di scrittura creativa, corsi di giornalismo, di teatro, corsi di dizione, di lettura e poi mi so stancata perché basta me’ so’ rotta, nun c’ho più soldi e tempo da spende’, premesso che non mi importa più nulla perché tanto uno vale l’altro e alla fine so’ tutti uguali e non servono e non ti portano a niente (né lavoro, né soldi, né gloria, né successo), ma hanno tutti l’unico scopo di fabbricare sogni (pe’ loro non per te, perché loro il sogno di ingrossarsi col denaro lo realizzano, tu resti sola col tuo sogno campato per aria e basta), premesso tutte queste premesse (che manco queste servono a qualcosa ma solo ad allunga’ il discorso, viva la sintesi!) vorrei dire alla cara Kants Exhibition (po’raccia, di Eva Kant manco il nome t’è rimasto, solo Kants): cara Kants, e care ragazze e ragazzi che volete diventare i futuri scrittori di successo, ma secondo voi se bastava la scuola di Baricco a diventare un Antonio Manzini, un Gianrico Carofiglio, un Domenico Starnone, una Elena Ferrante, una Isabel Allende, una Elsa Morante o una Dacia Maraini, ma ve pare che tutti l’altri stavano a fa’ la fame o i zompi mortali per realizzare il loro sogno? È vero che per certe scuole e certi istituti tocca mettese in fila e superare i test di ingresso (e tocca avecce pure li soldi), ma chi ha talento (tanto, tantissimo talento), passione – tanta passione – e denaro come mai, dopo anni e anni di sacrifici, non è riuscito nell’intento?
Non è che per caso – per caso eh! – servirebbe una bella scorta (o botta, come ve piace insomma) di Fattore C?
Non so quanti di voi conoscono o hanno mai visto la pellicola di Woody Allen del 2005, Match Point con protagonisti Jonathan Rhys Meyers e Scarlett Johansson. Quello è un film che racconta (e mostra) quanto è importante e quanto incide la fortuna nella vita di un uomo o una donna.
Puoi avere tutte le capacità, le doti, il talento che vuoi, ma se non sono accompagnati da una buona dose di fortuna (né discreta, né sufficiente, ma buona per non dire ottima) puoi fare poco, se non accontentarti di quello che puoi ricavare e sfruttare con le tue attitudini. Se non ti capita l’occasione, se non hai gli opportuni “agganci”, se non fai le dovute conoscenze (e aggiungerei anche se non hai faccia tosta), la scalata per il successo sarà piuttosto ardua. Non che non si possa favorire la dea Ananke³, i tentativi sono sempre ammessi ma non è detto che vadano a buon fine (questa non è mia, ma del mio consorte di cui all’intro).
Insomma, se l’anello degli ultimi spezzoni del film di Allen non rimbalza sulla ringhiera e finisce nelle acque del Tamigi prega i tuoi Santi in Paradiso (sempre ammesso che ce li hai e che tu sia credente) di darti una mano per far sì che possa vivere la tua favola, e non solo sognarla.
(Fine seconda parte)
¹ L’assioma è tratto dal sito https://lucianodecrescenzo.it/
² Ma anche sfortuna.
³ Dal greco Ἀνάγκη: destino, fato.