Charlie Brown

"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)


L'Anticonformista, il Partito Politico


L'illustrazione è di Luciano De Crescenzo, tratta dal libro Luciano De Crescenzo disegnatore, catalogo della mostra al Nilo Museum Shop, Enciclopius Edizioni 2015




Trasformava il dolore in allegria. Il buio in luce. Le lacrime in brio.

Era vietato essere tristi. E non perché non soffrisse (ero sicura che soffrisse come un qualsiasi essere umano), ma era un campione a nasconderlo. Amava gente di ogni tipo, senza perdersi in distinzioni o raffronti; tanto era l’amore che gli esondava dal cuore che non ammetteva mestizia nel volto, nei gesti, nei cuori degli altri.

Mai, mai avevo pianto in venticinque anni accanto a lui. Non avevo pianto neanche il giorno in cui se ne andò, forse perché il vuoto che aveva lasciato era un buco talmente grande e profondo da risucchiarmi anche le lacrime, o perché non avevo avuto il tempo né il modo di adattarmi alla sua scomparsa, presa ad adeguarmi ad una nuova vita senza di lui.

Mi succede adesso, a sei anni dalla sua morte.

Mi sforzo di non farlo. Lo so che non vorresti, ma quelle lettere… le infinite lettere che ho trovato nel tuo studio, di cui quelle persone vengono a rendermene conto continuamente… forse dovrei cominciare dall’inizio. Ma quando è cominciato?

Anch’io ho sempre amato stare in mezzo alla gente, ridere, scherzare, divertirmi e far divertire gli altri. Mi piaceva amalgamarmi, omologarmi alla folla, fare parte dell’insieme. In questo modo pensavo di essere qualcuno, di rendermi importante per chi mi stava attorno, di farmi “una reputazione”, di far parte della cerchia.

Io ero quella che erano gli altri. Ero gli altri. Credevo che questo bastasse per guadagnarmi il mio e il loro rispetto.

Poi sei arrivato tu ed è cambiato tutto. Il mio posto non era più in platea, in mezzo alle persone, ma in galleria nel posto che si riserva alla gente di un certo calibro.

È avvenuto senza che me ne rendessi conto.

Ero appena entrata in teatro, sola, senza di te. Tu avevi il tuo bel da fare con i libri. Nonostante questo mi accompagnavi sempre anche quando non c’eri e, cosa assurda, all’epoca furono gli altri ad accorgersene e non io. Ne presi consapevolezza proprio quella volta.

Ero in ritardo e, affannata, stavo correndo per il foyer e le sale del teatro per raggiungere i miei amici in platea. Mi tenevo sollevato l’orlo dell’abito per non schiacciarlo sotto le scarpe quando fui fermata da una maschera. Gentilmente domandò il mio nome e, sempre gentilmente, mi accompagnò al piano di sopra, al centro della galleria, aiutandomi a prendere posto e porgendomi una brochure. Ringraziai, grata ma anche sorpresa da quel cambio di programma. La maschera mi aveva atteso tutto quel tempo.

La visuale era magnifica: avevo il palco, la platea, i corridoi, il sipario, l’intero teatro davanti ai miei occhi, ma intorno a me le sedie erano vuote. Ero sola.

Al ritorno, sentendomi mettere piede nell’ingresso, ti affacciasti dalla porta dello studio e mi chiedesti se mi ero divertita e se mi era piaciuto lo spettacolo. Ti risposi frettolosamente di sì, al che mi domandasti se stessi bene o se fosse successo qualcosa. Ti risposi che no, non era successo nulla, che ero stanca e che volevo andare a dormire. Fingesti di essertela bevuta e la cosa si chiuse lì.

L’indomani, a colazione, ero distratta. I pensieri se ne andavano per conto loro mentre sorseggiavo un caffè bollente, quasi non sentii la tua domanda.

«Allora? Com’era questo spettacolo?»

«Bello»

«Tema?»

«Donne. Mafia. Omertà e… tanto altro. L’ho trovato un testo molto profondo. Molte delle persone in sala non lo hanno capito. Ero un po’ infastidita dal brusio che proveniva da sotto»

«Da sotto?»

«Mi hanno messa in galleria. Per caso, sei passato in teatro nei giorni scorsi?»

«Purtroppo non ci metto piede da tanto»

«E quando vai a Napoli cosa fai?»

«Mi godo le bellezze della città»

«Credevo che Napoli fosse la patria del teatro»

«Credi»

Feci di sì con la testa.

«Credi o pensi?»

«Credo»

«Credere è un verbo importante»¹

«Penso che abbiano cambiato politica nel teatro in cui sono stata ieri»

«Ti riferisci alle proposte presenti in cartellone?»

«Mi riferisco a tutto. La politica è una cosa seria, o almeno così dovrebbe essere»

«E non sbagli»

«Per chi voterai alle prossime elezioni? Non ho mai capito da che parte stai tu»

«Che brutta parola! Che brutta espressione!» arricciasti il naso mettendo su quella che doveva essere un’espressione disgustata (doveva, perché in realtà la tua era un’espressione burlona e gaudente mentre spalmavi marmellata sulle fette biscottate) «Parte»

Ti guardavo con la faccia di chi s’era rassegnata da un pezzo.

«Da che parte stai…» continuasti sempre burlandomi, frugando nel cestino della frutta.

Alzai gli occhi al cielo.

Di poche cose avevo certezza. Quella di non aver mai saputo per chi votavi era una di queste.





La politica è una cosa seria. Cominciamo da qui.

Voi, in genere, per chi votate? Sapete che vi dico? Non voglio saperlo, tanto non mi direste la verità. Il voto è segreto!, mi direste. E avreste pure ragione. Ma tanto, con un po’ di concentrazione e con spirito di osservazione penso (e non credo) che riuscirei a capire da che parte state.

Non ho mai compreso perché chi appoggia le idee di destra sia reputato una persona malevola, cattiva e narcisista. Chi invece appoggia le idee di sinistra è il filantropo, l’umanista, l’altruista.

Se io oggi affermassi di parteggiare per Fratelli d’Italia o di avere simpatie per la Meloni verrei tacciata come una brutta persona, con un pensiero limitato, per non dire di scarsa cultura (brevemente: la cultura non è di destra né di sinistra, per sua definizione non può essere circoscritta a un rango, a una classe o a un’élite, altrimenti si configurerebbe un paradosso), razzista, omofoba, che pensa solo al proprio interesse.

Domanda: pensate veramente che chi sostiene la Schlein covi il desiderio di accogliere un extracomunitario in casa propria (per casa non intendo il suolo italiano, ma casa dimora, il posto in cui mangiate, dormite, fate l’amore, vi spogliate ed espletate i vostri bisogni corporali), di impazzire di gioia quando si trova a dover pagare le tasse per sostenere i meno abbienti, di fare beneficenza e lasciare una moneta per ogni individuo che incontra sulla strada (ogni individuo! non chi sì e chi no, altrimenti di che uguaglianza tra i popoli va vaneggiando? Se sei per il diritto di eguaglianza, tutti sono uguali a tutti, senza alcuna differenza), di non essere infastidito dal tizio che non la pensa come lui, oppure di non provare ribrezzo di fronte al bimbo sporco e puzzolente e di giustificarlo se ti ruba il portafoglio dalla tasca?

Per uso e consuetudine i più colti, i più benevolenti, i più intelligenti, i più intellettuali sono “quelli di sinistra”.

A parte che già chiamarli “quelli di sinistra” non è sintomo di intelligenza; come accennavo poc’anzi, fare distinzioni tra destra e sinistra è sufficiente per denotare un certo grado di deficienza più che di intelligenza. Per una mente aperta, a mio modo di vedere, distinzioni di questo genere non devono assolutamente esistere. È pur vero che il mondo è vario, si diversifica; ma le differenze, la diversità deve essere concepita come qualcosa che arricchisce e non che pone limiti (io so’ io e tu si’ tu)². Questo non va bene. Che poi io non possa essere d’accordo con quello che dice o pensa chi mi sta di fronte non significa che non debba accettarlo o condannarlo o mettergli muro. Non lo condivido. Punto. Ma non devo non accettarlo a priori, perché così facendo permetto al seme del pregiudizio di mettere radici nella mia testa e di calare il velo sul mondo precludendomi alla conoscenza. Se oggi non vado d’accordo con lui, non è detto che domani possa pensarla come oggi. Solo gli imbecilli non cambiano idea.


(to be continued)



Teatro dell'Opera di Roma



¹ La citazione è contenuta in Sembra ieri di Luciano De Crescenzo, Mondadori Editore 1998

² “Io so’ io e voi nun siete un c****!” nota citazione di Alberto Sordi ne Il marchese del grillo del 1981 di Mario Monicelli.

Autrice : Carla Iannacone | Categoria : Riflessioni