Charlie Brown
"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)
Beh, beata l’arzilla vecchina che le tette le aveva sia quando era giovane e sia adesso che è un pochettino in là con gli anni… io quand’ero giovane non avevo neanche le tette! Tragedia! Tragedia vera! E questo vale tanto per quando ero una pulzella, quanto per adesso. Perché?
Perché, come dicevo, quando ero giovincella le tette non le avevo. Al posto delle meringhe avevo l’asse da stiro per la gioia di tutte le casalinghe che potevano stirarci tutta la roba che volevano (e sempre ammesso che possa essere una “gioia” l’esercizio di stirare il bucato dopo averlo ritirato asciutto dalle corde fuori al balcone e con 40° dentro e fuori le mura).
Oh, però avevo un fisico da Eva Kant: vitino sottile, lato B alto e ben modellato, gambe dritte, pelle priva di strie, muscoli tonici… insomma tutto ben tenuto. Misure: 70-62-92. Tutto a posto, tutto in ordine. A parte le tette.
Pure questo fatto di non sapere bene come definirle mi mette un po’ in crisi. La definizione perfetta, più elegante e garbata, è seno o décolleté. Poi c’è chi preferisce chiamarle nella maniera più disparata: “le zinne”, “le poppe”, “le zizze”, “le mozzarelle”, “le mammelle”, “il petto”, “le pocce”, “le sise”, “le minne”, “le menne”, “le titte”, “le bocce” e in Puglia c’è chi le chiama anche “i caciocavalli” (mamma mi…)¹.
Tette comunque, almeno per quanto mi riguarda, resta la definizione più consona e più completa in assoluto. Dà proprio il senso della tetta nella sua forma anatomica, ecco, che tradotta in immagine fa pensare alla dolcezza, alla pienezza, alla rotondità; riporta alla reminiscenza ancestrale della mamma, del nutrimento, della protezione, qualcosa di caldo e morbido… e poi è bella anche solo la pronuncia: tetta. Provate a pronunciarla anche voi con la bocca: tetta. Non ve la sentite più piena? Non la sentite la carezza che vi sfiora la parte dentale alveolare della bocca? Non provate anche voi un senso riempitivo al suono del vocabolo accompagnato dall’immagine della tetta?
È la stessa conclusione a cui siamo giunti al termine del discorso con un mio amico, G. con cui ho frequentato un corso di dizione che si è tenuto a teatro, organizzato e svolto dallo staff dello stesso.
Il corso era finito già da un anno ma abbiamo avuto modo di incontrarci spesso a teatro; io andavo a seguire gli spettacoli della stagione teatrale, G. si era iscritto ad un altro corso attinente alla recitazione. Mentre aspettavamo fuori sul marciapiede antistante l’ingresso un giorno ci siamo messi a parlare un po’. Sapendo della sua intenzione di voler seguire il corso di recitazione, gli chiesi come stava andando e come era strutturato. G. mi confessò che erano alle prese col saggio di fine corso, e che a ciascun frequentante era stato dato il compito di scrivere un copione/monologo da portare in scena (potevano crearlo ex novo, di loro fantasia, oppure riprendere qualche testo vecchio o contemporaneo e portarlo sul palco). A tal proposito mi disse che, prima dell’espletamento delle prove, qualcuno aveva proposto un monologo sulle tette. Ora non ricordo bene se era stato proprio G. a proporlo o qualcun altro, o se il monologo ad un certo punto doveva far riferimento alle tette pur non essendo il tema centrale, insomma fatto sta che mi disse che, nell’ora di lezione/prova dei testi, era venuto fuori un simposio sulle tette tra maestri e allievi dove ci si chiedeva se fosse più adatto chiamarle, appunto, tette oppure seni (anzi, tetta o seno). Alla fine la decisione era caduta su seno, meno volgare, più “top” in luogo di tetta; io e G. eravamo di parere contrario affermando che sì, era sicuramente più fine come scelta, ma “vuoi mettere che tetta è molto più bello?”
L’interazione con G. mi riportò ad un altro colloquio di siffatto genere avvenuto qualche anno prima.
Salone estetico. Io e la mia estetista di fiducia (con la quale condivido lo stesso giorno di nascita). Durante l’appuntamento, mentre si diletta – perché si diverte proprio la “strega”² – a far guerra alla mia natura barbara e selvaggia di donna delle caverne a suon di strappi, mi racconta di aver finalmente capito cosa provano i maschi quando toccano le tette.
«E come lo hai capito?» le domando facendomi già venire strani pensieri per la testa.
«Mo’ sto lavorando e vabbè, ma non vedo l’ora di tornarmene a casa e sai perché?» mi fa «Un po’ sono stanca, ti dico la verità, ma soprattutto perché c’è Regina che mi aspetta davanti alla porta e che non vede l’ora di farsi strapazzare di coccole ma, soprattutto, non vedo io l’ora di spupazzarmela!»
«E chi è Regina?»
«Regina è la padrona di casa, la nostra cagna, la nostra gioia, il centro dell’universo! Miiin quant’ je bella!³ La mattina non faccio in tempo a svegliarmi e già me la trovo vicina al letto che aspetta che io apra gli occhi. Lei sta a cuccia e aspetta. Poi, quando mi alzo, la prima cosa che faccio è accarezzarla, le consumo il pelo a forza di carezze. A lei siccome piace, si stende sulla schiena, resta a pancia in su e io mi fiondo sulle tette, e quanto mi piace accarezzare quelle tette…!!!! Poi lei sta piena piena perché mangia, è ciacciona capi’?⁴ E quindi tu immagina che cosa può essere accarezzare tutta quella ciccia morbidosa… Cioè, io impazzisco! È grazie a lei che ho capito cosa provano gli uomini quando toccano le tette».
(Poi non mi venite a dire che i vostri amici a quattro zampe non servono a niente, sono solo animali e animali restano, questa è la chiara dimostrazione di come anche un animale possa insegnarvi qualcosa, n.d.a.).
Quando S. mi raccontò di Regina – nome più appropriato non poteva avere la dolce e fedele compagna – aveva gli occhi che le brillavano, era talmente in estasi che oltre a sembrare “fatta” mi fece venire pure a me la voglia di accarezzare le tette della sua cagnetta (e di spupazzarmela, beninteso). Comunque, tette o non tette, io a Regina la riempirei di coccole a prescindere, e questo per il semplice fatto che davanti ad un musetto peloso non riesco a resistere.
Il problema, seduta stante, è un altro. Se da giovane il dilemma era avere una diplomatica per seno al posto di due zeppole di San Giuseppe o di due cassatine siciliane, attualmente (che mi sto avvicinando alla pensione e spero di poterla vedere e avere in questo futuro incerto) la faccenda si è capovolta.
Le zeppole so’ state sfornate: mancano i commensali (che, nel frattempo, si so’ defilati). E io che me ne faccio di ‘sti dolci che, parliamoci chiaro, mo’ non mi servono più?
La lupa di Romolo e Remo è andata, quindi il compito per cui ‘sti due pesi stanno lì, che sia avvenuto o non avvenuto, è stato “assolto” (diciamo così), mi serve solo capire come combattere la forza di gravità che, precocemente, non ne vuole sapere di arrestarsi. Si accettano consigli.
Voi che metodi usate? A parte il bisturi, s’intende, e che non adopererò mai (sono una c***sotto) che altro c’è da fare oltre ai pesi per rafforzare i pettorali, usare creme antirughe, antietà, antidecadentismo, antimosciaria…? Cioè, tecnicamente, c’è un principio fisico che blocca la discesa (o la pendenza)? A chi devo chiedere per la soluzione? A Isaac Newton? Leonardo Da Vinci? Galileo Galilei? Luciano De Crescenzo?
Lucià! Vie’ qua! Stammi un po’ a senti’: come fermo la caduta delle tette?
Nu’ magna’. E grazie a Graziella⁵, pure perché qua altro che Regina… arriveranno col chiamarmi Happy Hippo o Happy Hippa se continuo ad ingozzarmi (rotola, rotola, rotola/strada facendo rotola/rimbalza qua e là, la-la-la-la…)⁶.
Va bene, ma lo status quo non cambia: siccome sto entrando nel Decadentismo, cibo o non cibo, qua s’affloscia tutto… che devo fa per mantenere il turbo??? Ma mannaggia ai pescetti, non si poteva nascere tutti uguali? O, perlomeno, ‘ste due boe nun se ne potevano sta’ in letargo come hanno fatto fino a qualche anno fa? Ma che cavolo! È proprio vero che non ti puoi fidare di nessuno, manco del tuo corpo ti puoi fidare! (questo un bel giorno parte e dice “ciao, sono qui”, oppure “ciao, mi sto rompendo”. “Eh, e tu mo’ che vuoi da me?”).
Ho deciso (si fa per dire): da settembre (l’anno è ancora in fase di decisione) mi metto a dieta, mi depuro dalle schifezze e mi sottopongo ad un duro esercizio fisico, e poi vediamo se non mi faccio venire la silhouette di Miley Cyrus! Spariranno le tette (e vabbè) machissenefrega! Non mi servono, non ci faccio nulla e poi voglio tornare al mio fisico di Juny Peperina, vabbuò?
Tie’, vi posto pure il video, guardate qua.
Mamma che fisicaccio!⁷ Lo (ri)voglio pure io. (Se ti chiudi la bocca forse ce la fai, n.d.a.)
Un’ultima cosa però a voi maschietti la devo dire: vi affannate tanto per ammazzare le donne nel corpo e nello spirito… è fatica sprecata. È palese, oltre che scientificamente provato⁸, che non riuscirete mai a competere né per intelletto né per aspetto estetico (anche quando è opulento).
¹ Mamma mia.
² Strega in senso affettuoso, S. lo sa che le voglio bene.
³ Madonna, quanto è bella!
⁴È cicciottella, capisci?
⁵ Bicicletta molto in voga dagli anni ’70 in poi.
⁶Il barattolo, brano di Gianni Meccia.
⁷ Bellissima e super super super Miley Cyrus!
⁸ Per approfondimenti si rimanda al testo I segreti del linguaggio del corpo di Marco Pacori, Sperling&Kupfer Editore 2019