Charlie Brown
"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)
Buongiorno (o buonasera, dipende da che ora leggete questo articolo) a tutti, a chi c’è e a chi non c’è.
Oggi parleremo di… sesso! O di porno (chiamatelo un po’ come ve pare).
Beh, che c’è di male? È una cosa normale, naturale, connaturata ad ogni essere – umano e vegetale – che si trova a dover campare (purtroppo!) su questo pianeta. A tal proposito mi domando… ma sulla Luna, su Marte, su Mercurio fanno sesso? Chissà. Bah! Penso che dove c’è vita c’è amore, e se c’è amore c’è pure sesso. O no? Bah!
Altro dubbio, altra domanda: ma sesso e amore sono la stessa cosa?
Pure qui il discorso è complesso, e dipende da come un soggetto concepisce i due concetti. Chi scrive ha sempre avuto questa concezione: l’amore è un sentimento bellissimo, il sentimento più grande e potente che investe un individuo, è misterioso (e affascinante proprio perché tale), generoso (perché posso rivolgerlo a chiunque nelle forme più svariate), in alcuni casi anche salvifico e in altri devastante. Può creare ma anche distruggere. Questa dicotomia che lo caratterizza lo rende “desiderabile”¹ agli occhi di qualsiasi persona.
Soffermiamoci sul suo potere creativo, e lasciamo per una volta da parte il potere distruttivo.
Proprio perché è in grado di generare frutti (e pure qui lasciamo perdere i frutti avariati, il mondo è bello pure perché è avariato), il sesso non è altro che una espressione manifesta e concreta del sentimento che unisce due individui. Una conseguenza dell’amore. Insomma la pratica. Non a caso si dice “fare l’amore”.
Il sesso puro (insomma, puro… mo’ mi dovete spiega’ se esiste il sesso puro come ho osato definirlo in questo momento), spogliato dal phatos dell’eros, è solo “meccanica”, un’accozzaglia di movimenti, posizioni (e ditelo che siete degli esperti del Kamasutra!²), rituali, mosse e contromosse che non hanno nulla a che fare col coinvolgimento emotivo proprio dell’amore (cioè, coinvolti siete pure coinvolti ma non nel senso “spirituale”; è più un incontro di carne che di sensi).
E va bene, come al solito mi sono lasciata prendere la mano e mi sono dilungata sul filosofeggio del sesso e dell’amore invece dell’argomento che vi avevo promesso avrei trattato. Deformazione scolastica-culturale-istruttiva-personale, che ci volete fare. Facciamo dietrofront e ripartiamo.
Dicevamo… il porno (ooooh, e adesso cominciamo a ragionare, come diceva Totò davanti a un enorme piatto di spaghetti in Il coraggio)³.
Allora? Chi si offre volontario per raccontarci le sue avventure sessuali? Io no di certo.
E perché io no e voi sì? E perché tu no e io sì? E perché noi sì e tu no? E perché noi no e voi sì?
E perché deve farlo Teresa sulla vespa e non Filomena sull’altalena?
Ma perché Adriano sul divano e Maria Addolorata attende l’ammucchiata?
Sarà per questo che Nicoletta si è messa in tiro… perché mette le corna al marito!
È inutile puntare il dito su Beatrice se pure tu sei peccatrice…
Oh Alfre’ non fare il cascamorto, non sei l’unico che ce l’ha là sotto!
“Io? Io sono sempre stata una ragazza timida. Timida e semplicissima” dice Camilla.
“Ma se non fai altro che stare nuda dalla mattina alla sera!” controbatte Serena.
“È vero! L’ho vista pure io che passava davanti alla finestra della cucina” aggiunge Federico Lucia.
“A pervertitoooo!” sopravviene Livio “ma statte zitto che tu sei quello che fa più schifo!”
Chi può dire, in fin dei conti, di essere Santo oppure Peccatore? Siete tutti convinti di essere Angeli con un’ala soltanto e che possiamo volare solo restando abbracciati? ⁴
Per la cronaca: abbracciare state abbracciati, ve vedo da qua, e vedo pure che state a fa’ le zozzerie (oltre ad andarvene in giro senza mutande sotto i vestiti), quindi è inutile che fate i puritani (con le parole e con i Movimenti) tanto le vostre azioni – ed omissioni – sono sotto gli occhi di tutti (e ve piace pure esse guardati e godere del piacere che suscitate). Dobbiamo ritornare al solito discorso da ipocriti per parlare degli ipocriti? Mi sono ripromessa di non toccare più l’argomento, ce ne sarebbero tanti di argomenti da trattare, come l’ultima ribellione degli studenti di non sostenere l’esame orale alla maturità.
Io un’idea me la sono fatta, ma non ve la dico. Buuuuuuu!!!!!! Così la smettete di criticare e di fare polemica ché ne ho piene le tasche, la tivù, il cervello, i social, il portafoglio e i gruppi whatsapp (e mannaggia alla cacca e alla cacca di chi l’ha inventata questa stregoneria dei gruppi whatsapp).
Storia, storiella! Giunti sino a qui è d’obbligo.
Secondo anno del liceo (almeno me pare, ultimamente mi dimentico di prendere la pillola per l’Alzheimer).
Giorno di interrogazione. La prof di italiano chiama un gruppo di tre/quattro alunni e li fa disporre intorno alla sua scrivania per valutare le loro capacità di comprensione e di analisi del testo de I Promessi Sposi. Quel giorno l’interrogazione verte sul personaggio della monaca di Monza. Inutile dire che nel gruppetto c’è lo studente che eccelle, quello meno eccellente e quello così così. Tra di essi è presente anche l’eccezione, ovvero l’alunno che ha studiato, ci si è messo di impegno, ha spremuto le sue meningi (pure perché era molto preso dalla bella Gertrude) ma che non riesce a far comprendere alla prof il sacrificio a cui si è sottoposto. Digressione: l’alunno in questione, da qualche settimana, aveva ripreso il suo percorso di studi stando fisicamente presente in classe, per quasi un mese infatti aveva dovuto assentarsi dall’istituto per recarsi in ospedale a causa di una operazione alla tibia che si era rotta saltellando come uno scemo su una panchina – in pietra – del parco.
Immaginate dunque questo poveretto in nosocomio (fermo e a letto) con il testo di Manzoni e alle prese con le turbe emotive e ormonali con Suor Gertrude. Poi non mi venite a dire che il suo non è stato un vero supplizio!
E infatti quando si trovò ad essere interrogato dalla professoressa di italiano e non riuscì a dare la risposta corretta alla domanda si spazientì e, istigato dall’atteggiamento (bonario) dell’insegnante che continuava a rimproverarlo per non aver studiato, si vide costretto a risponderle “Uffaaaa professore’! Ma non è vero! Io la monaca di Monza me la sono fatta in ospedale…”
Panico. Silenzio. Sguardi attoniti tra i banchi, fiato sospeso, incredulità. Stessa espressione basita sul viso della prof che, con le braccia e le mani aggrappata ai bordi della scrivania – quasi avesse paura di cadere dalla banchina di rialzo dove poggiava il suo banco – si volta in direzione dell’alunno e con gli occhi di fuori gli domanda: “Me la sono fatta?????”
Lo studente monello (e non modello, attenzione), resosi conto della gaffe, provò a rettificare la sua lamentela e disse “Nel senso che l’ho studiata quando stavo in ospedale”
Inutile riportare i commenti e le risate che seguirono, soprattutto di fronte ad osservazioni del tipo “E a quanto pare te la sei studiata bene in ospedale” e altro che mi astengo dal trascrivere.
Altra situation comedy (porno).
Un pomeriggio qualunque d’inverno, dopo i compiti. Uscita con le amiche e incontro con gli amici di sempre delle sere dei fine week end. Anche qui devo precisare che tra gli amici si nasconde l’ “intruso”, nel senso che non è proprio un amico ma qualcosa di più (o almeno lo è per una delle due fazioni che vede contrapposti femmine contro maschi).
Gioventù di allora: non c’erano cellulari, non c’erano social, internet veniva usato saltuariamente solo dagli adulti a lavoro e mai a casa, non c’erano i reality, non c’erano gli horror show, insomma tagliamo corto non c’erano tutte ‘ste sfilate in tv, sulle riviste e nel mondo virtuale dove io so io e te tocca sentimme e guardamme solo a me perché solo io capisco, so più bravo de tutti, so io il tuttologo e tu no, e non c’era manco il sesso virtuale, artificiale o demenziale ragion per cui, non avendo una mazza da fare – almeno fintanto che si era single perché poi, una volta accoppiati, c’era di che da darsi da fare – toccava mettersi d’impegno per far passare il tempo. E qual era questa bella trovata? Giocare a carte (ai tempi nostri era Natale tutto l’anno, riempivamo infatti il vuoto delle scopatine con lo scopone. Ed eccallà la battuta cretina, poteva mai mancare? n.d.a.).
Si faceva così: si cercava un angolino per stare al riparo dal freddo, una panchina, una scalinata, una saracinesca abbassata di un negozio, qualcosa che impedisse alle raffiche di vento di farci tornare a casa col raffreddore ed evitarci la puntura della stagione, poi si apparecchiavano le carte, ci si disponeva in cerchio quel tanto che si poteva fare e i maschietti cominciavano a giocare mentre le femminucce facevano da spettatrici (per chi avesse voluto era concesso pure tifare).
Adesso, però, devo dire una cosa brutta. I ragazzi di allora, vista l’età (16, 17 e, in limitati casi, 18 anni) essendo nullatenenti – pure quelli di oggi so nullatenenti ma almeno, ai miei tempi, si faceva finta oggi si è nullatenenti per davvero – fingevano di essere, al contrario, detentori di ricchezze, che so… immobili, negozi, macchine, poderi, pertanto quando giocavano si giocavano questo “patrimonio”. Il patrimonio non era un patrimonio di loro proprietà, ma era la locanda di Tizio, il bar di Caio, la macchina di Sempronio ecc. Per esempio, mio nonno aveva un’enoteca, un’attività commerciale molto conosciuta in paese tra persone anziane e giovani, e per questo il suo nome era molto rinomato (soprattutto tra gli spiriti “alcolici”, pure questa altra battuta di spirito, ah! ah! ah! n.d.a.). Un pomeriggio di dolce far niente, gira che ti rigira, cos’è che si mettono a giocare questi ragazzacci? L’enoteca di mio nonno, ecco cosa si mettono a giocare! E quando avevano finito la posta in gioco, sapete cosa facevano? Si giocavano a noi donne, ecco cosa facevano! È o non è una cosa brutta questa, pure se pe’ finta?⁵
Ricordo che una volta M. stava perdendo al gioco, e tra gli sghignazzi del suo avversario e i dileggi (sempre bonari) di noi ragazze, ridendo e scherzando se ne esce rivolgendosi a me con un “Ma che cavolo ti ridi? Lo vuoi capire che mi sono appena giocato la Lancia Tema e che non ti posso più portare nella macchina con i sedili ribaltabili chiedendoti T n tema?”⁶
E giù altre risate e di questo passo fino all’ora in cui dovevamo rientrare a casa per la cena.
Il “porno” si esaurisce qui.
Ci sarebbero altri aneddoti da raccontare, ma il porno contenuto in questo post non reggerebbe mai il paragone con la pornografia a cui siamo soggetti tutti i giorni e dalla quale, a lungo andare e ammesso di non essere già assuefatti, diventeremo tutti dei soggetti passivi.
Ci si duole ogni giorno di stare andando alla deriva, quando è da un pezzo che siamo arrivati alla deriva senza neanche accorgercene e, cosa ancora peggiore, di sentirsi tutti capitani di una nave dove al timone non è rimasto più nessuno.
(Non c’entra un ciufolo ma visto che non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace, e di passione, sesso e persone che fanno sangue si è parlato, Damiano David è un figo).
¹ Inteso come uno status a cui si aspira o verso cui ci si sente attratti
² Che poi il Kamasutra è l’Ars Amatoria vera e propria, a dispetto di chi crede e vede solo congiungimenti carnali
³ Il coraggio, pellicola di Domenico Paolella del 1955 con Totò e Gino Cervi
⁴ Siamo angeli con un’ala soltanto e possiamo volare solo restando abbracciati, pensiero poetico di Luciano De Crescenzo.
⁵ In tutta onestà la sottoscritta era l’esclusa dal “patrimonio” rispetto a tutte le altre compagne e la cerchia di ragazze, e non perché non fosse apprezzata fisicamente. Ma di questo ne parlerò in forma romanzata in un altro capitolo della favola de Il Principe.
⁶ “Conio” del dialetto pugliese “T n te?”, che in italiano significa “Ne hai voglia?”