Charlie Brown

"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)


Voci rubate (capitolo secondo)




Pietro


Una signora e un signore anziano passeggiano per le strade del centro. Ad un certo punto lui si ferma, e si ostina ad osservare qualcosa che giace sul viale sotto ai suoi piedi.

«Dai Pietro, andiamo» lo esorta la donna che lo tiene a braccetto. Lui non l’ascolta e fa il gesto di inchinarsi per guardare meglio.

«Non c’è niente là sotto».

L’uomo borbotta. Si tiene piegato sulle ginocchia e, incredulo e sordo alle parole della sua accompagnatrice, allunga un braccio a terra in cerca della verità.

«Pietro non c’è niente. Non c’è…niente. Andiamo».

Passano altri dieci secondi in cui lei cerca di convincerlo del contrario; al termine lui, non del tutto rassegnato, si lascia trascinare nel prosieguo della passeggiata di malavoglia.



Silvia e Caterina


Roma. Via Lago di Lesina (altezza Via Biferno).

Ore 19,30.

Una ragazza al cellulare: «Sei arrivato? Hai preso il taxi, quindi… A che ora hai detto a Silvia e Caterina? Otto e mezza a casa tua? Forse era meglio che dicevi otto e un quarto… vabbè che tanto Silvia è sempre puntuale, però ok penso che ce la facciamo. Io sono per strada. Sì, sto arrivando… guarda, fai conto che sto già lì. Va bene… a tra poco. Bacio. Ciao, ciao, cià».



Radio KissKiss


«Oggi parleremo dell’oggetto che più vi ricorda la vostra adolescenza, noi siamo pronti ad ascoltare i vostri messaggi con un vocale whatsapp ma, prima, una riflessione sul tema dell’immigrazione. Sareste disposti a dare un passaggio in macchina ad un extracomunitario? Sentiamo le vostre voci, dai»

«Ciao, un saluto a tutti voi di Radio KissKiss… Allora una volta io mi sono trovata a percorrere un tratto di strada quando ad un certo punto ho visto una famiglia di immigrati che chiedeva un passaggio in auto: mamma, papà e figli a carico. All’inizio ho tirato dritto, poi ho messo la retromarcia e fatto dietrofront perché avevo visto i loro visi disperati, ma così disperati… cioè avevano proprio la disperazione disegnata sulla faccia, e così non me la sono sentita di lasciarli a piedi e li ho fatti salire. Li ho portati dove erano diretti, poi sono tornata indietro e ho proseguito per la mia strada»

«Ah quindi non è che ti sei trovata a fare lo stesso tragitto, era proprio un itinerario diverso, cioè loro erano diretti verso una destinazione e tu da tutt’altra parte. Li hai accompagnati insomma, e poi hai imboccato la tua strada per andare dove dovevi andare»

«Sì, esatto»

«Hai capito… carina questa cosa qua. Non è da tutti, complimenti alla nostra ascoltatrice».



Alla Feltrinelli


Tra gli scaffali del reparto musica, CD, vinili e fumetti, un giovane ragazzo chiede delle monete alla clientela intenta a visionare la merce tra vecchi e nuovi arrivi.

«Scusi, per caso ha un euro e quaranta? Devo pagare queste cose in cassa e non mi arrivano i soldi»

«No, mi spiace. Non ho spicci».

«Non si preoccupi, non fa niente. Grazie lo stesso».

Sparisce così come è apparso, salvo ricomparire in mezzo a uno scaffale più sotto assieme alla sua richiesta rivolta ad altri acquirenti.



Mabel


«Scusa, scusa… tu sei per caso quella ragazza che veniva da me? Te ricorde de me? Noi ci conosciamo»

«Oh, è vero! Mabel, giusto?»

«Sì».

(Abbraccio).

«Cómo estás?»

«Bene, tu? Lavori ancora a viale Somalia?»

«No, sono andata via de lì perché el padrone mi ha aumentato el prezzo. Ora sto a via Benaco»

«Ah sì via Benaco, so dov’è. Ma hai sempre la tua attività?»

«Sì, ho el mio appartamento, la mia attividà e ho continuato a studiare. Io studio, studio sempre. Seguo corsi in Francia, mi sono specializzada in massagi, cura del corpo per togliere el grasso e vene varricose. Dopo el parto le ho avute anch’io e me sono messa a studiare perché volevo capire come resolvere el problema. Te ricordi che facevo trattamenti per singola persona mirate a problema specifico?»

«Certo che mi ricordo! Ti pensavo proprio in questi giorni… Mi sono detta “chissà che fine ha fatto Mabel?”, che coincidenza assurda…»

«Te lascio mio bigliettino»

«Purtroppo io non sto più qui fisso Mabel, faccio su e giù. Mi sposto in continuazione»

(Mette su una faccia dispiaciuta).

«Cómo me, cómo me. Io ho anche uno studio in Francia, ho averto uno studio anche lì. Tra due semanas parto. Vado in macchina»

«Arrivi in Francia con la macchina??? Ma ti conviene Mabel? Non è troppo lontano? Troppe ore di viaggio?»

«Ma io ho casa anche lì. Ho casa e ufficio, altrimente me costa troppo»

«Vabbè senti…lasciamelo comunque il bigliettino, non si può mai sapere»

«Io sono remasta in contatto con le mie clienti, ogni tanto con una o l’altra andiamo a prendere un caffè assieme, proprio adesso me devo vedere con una de loro»

(Sorride).

«Mi ha fatto piacere revederti. Eri una delle poche persone… cómo se dice? Pulida? Sì. Pulida». (Mi guarda fisso negli occhi mentre lo dice).

«Anche a me, davvero. Tanto. Ti giuro ti stavo proprio pensando in questi giorni»

«Appena ti ho vista, me son detta “ma me sembra che è lei” e ho pensado “ora la fermo e la saludo, male che vada mi dice che non è lei”»

«Hai fatto bene»

(Di nuovo, mi abbraccia forte a sé).



La signora del piano di sopra


Ore 22,00 (circa).

La porta di ingresso si apre con un cigolio di cardini e il cane della proprietaria abbaia all’ospite che è appena entrato. Assieme all’abbaiare del quadrupede si odono le voci di due donne che si fanno ovattate appena la porta si richiude.

Dopo qualche minuto la porta di ingresso si apre di nuovo e, dopo essersi salutate e scambiati i dovuti convenevoli, una delle due lascia i piani a piedi scegliendo volutamente di non prendere l’ascensore.

Affondata tra i cuscini del divano, interrompo la lettura e tendo l’orecchio ai passi che si avvicinano al pianerottolo, lo attraversano e proseguono la discesa giù per le scale.

Intanto di sopra, la donna che è rimasta a far compagnia alla signora anziana, si premura di chiudere i battenti e di abbassare le tapparelle a balconi e finestre.

Il soffitto ticchetta lo zampettare del cane sul pavimento del piano di sopra, segno che, probabilmente, è andato ad accucciarsi accanto alla seduta della padrona.

«Stanotte dormo con te, sei contenta?»

«Eh????»

(Alzando la voce). «Ho detto STA-NOT-TE-DOR-MO-CON-TE!!!! SEI-CON-TEN-TA?»

«Ah, sì sì».



Sulla spiaggia


Su una litoranea del Gargano uomini di colore trascinano sulla spiaggia bancarelle ambulanti ricolme di costumi da mare, giocattoli, vestiti e prendisole.

È piena estate. Intorno bambini che giocano in acqua, gente che passeggia, chi cerca ristoro dalla calura facendo un bagno in mare, chi prende il sole su un telo, chi spalma una crema protettiva sulla pelle, chi legge un libro sotto l’ombrellone e chi mette a tacere la fame con un panino o con della frutta. Chi costruisce castelli con paletti e secchielli e chi lancia calci al pallone. Qualcuno fuma una sigaretta.

Un giovane ambulante compulsa il cellulare accanto alla sua bancarella. S’è da poco arrestato dal suo quinto (sesto? decimo? dodicesimo?) giro in cerca di nuovi acquirenti. Il sole picchia forte. Sopra il telo dell’ombrellone che ripara la merce appesa ai raggi con le grucce – e sparsa alla rinfusa sulla bancarella – campeggia un cartello con su scritto “Tutto a 3 euro”.

Un capannello di donne si forma intorno ad essa atta a visionare la roba. Vengono raggiunte da una ragazza che si avvicina e si mette ad osservare quanto esposto. Dopo poco la ragazza rimane sola con l’ambulante, le altre donne iniziano ad andar via. Scruta con occhio attento tutti gli abiti appesi alle grucce, senza dare importanza al caldo e al tempo che impiega nel farlo. Dopo un po’ chiede al ragazzo: «Questo non c’è blu?».

Tra i tanti vestiti ne ha sfilato uno verde mela, corto ma non troppo, maniche a giro e scollo a barca con la riccia.

Il ragazzo alza il capo dal cellulare. In testa ha un cappello, è vestito con una camicia e pantaloni lunghi fino alle ginocchia e sandali ai piedi. Ha la carnagione olivastra, meno abbronzato rispetto agli altri suoi colleghi. Sorride alla ragazza mentre le risponde.

«No, solo verde. Come la speranzia».

La ragazza annuisce sorridendo a sua volta mentre continua a dare un' occhiata alla merce.

«C’hai ragione pure tu» commenta.



La processione


«Io ho un amico che mi ama/che mi ama/ che mi ama. Io ho un amico che mi ama, il suo nome è Gesù».

«Forza! Forzaaaa!»

«Io ho un amico che mi ama/che mi ama/ che mi ama. Io ho un amico che mi ama, il suo nome è Gesù».

«Aleeee-oooo! Aleeee-oooo! Adesso un grande applauso a Gesù…Forzaaaa!!!».

(Applauso).

«Ci vogliamo mettere bene compatti? Così proviamo un altro canto».

(Una voce femminile annuncia “Canto 11. L’amico è”).

«L’amico è qualcosa che più ce n’è meglio è/è un silenzio che può diventare musica/da cantare in coro io con te/E un coro è/un grido che più si è meglio è/è un silenzio che può diventare musica/e il mio amore nel tuo amore è».



Conversazioni


«Che dite? Andiamo a scommettere?» sorride agli amici seduti sulla panchina di fronte mentre fuma una sigaretta in piedi.

«Madooo, e mo’ fino a là vuoi andare?»

«Non ho detto che voglio andare, vi ho solo chiesto se voi volete andarci».

Silenzio.

«Allora?» insiste scuotendo ambedue le gambe fermo sul posto, continuando a fumare. Sulla faccia da schiaffi il solito sorriso da sberleffo.



«Mi devono arrivare altri due pensili della cucina, poi abbiamo finito. Dobbiamo solo vedere quando può passare a montarceli»

(Una donna ad un’altra donna mentre passeggiano in villa con i passeggini. Dietro di loro, i rispettivi compagni presi nello stesso discorso).

«E poi fuori sulla mansarda ci metti due vasi…»



«Noooo, sei pazzo? Io non potrei mai fare una cosa del genere» (un ragazzo al cellulare).

«Ciao Anna! Come stai?» (una signora va incontro ad una donna di colore sorridendole estasiata. Anna ricambia con lo stesso affetto).



«Just a steel town girl on a Saturday night/Lookin’ for the fight of her life/In the real-time world no one sees her at all/They all say she’s crazy…» (una macchina con i finestrini abbassati tiene sparata a tutto volume la canzone di Michael Sembello, Maniac).



«Fermati! Fermatiiii! Quante volte ti ho detto di non attraversare la strada se non ci sono io? Mi devi aspettare? Hai capito?» (una mamma tira per un braccio una bambina disobbediente che si piega sulle gambette appena viene afferrata dalla donna un attimo prima di passare al marciapiede prospiciente).


«If the world was ending , I’d wanna be next to you/If the party was over and our time on Earth was through/I’d wanna hold you just for a while and die with a smile…» (dall’ingresso di una pizzeria si ode la canzone di Lady Gaga e Bruno Mars, Die with a smile. Un ragazzo che sta passando nei pressi dell’attività canticchia il brano, a tratti mugugnando il testo e a tratti inseguendo le parole reinventandosele).


«Piaaano… piano! Oh? Appò» (un operaio edile da indicazioni al suo collega aiutandolo a parcheggiare il camion in retromarcia).



«Volete un gelato? Ci fermiamo a prendere un gelato?»

«Quanto costa ‘sto gelato?»

«Ammazza! Quello più piccolo sta tre euro????»

(Tre coppie di amici, con rispettivi figli piccoli, passeggiano per il corso indecisi se fermarsi o no per mettere a tacere i bambini e godersi anche loro un po’ di tregua ai tavoli della gelateria).



«Locking rhythms to the beat of her heart/changing movement into light/she has danced into the danger zone/when the dancer becomes the dance…»



«No, la cornetteria no. Cioè quando ero giovane sì, ci andavo, poi dopo che mi sono messa con Davide non ci sono andata più» (una amica all’amica accanto mentre camminano dirigendosi verso il centro della città).



«Signora passi avanti, tanto io non ho fretta».

Un uomo rivolto ad una donna dietro di lui in fila alla cassa del supermercato con carrello e passeggino. La donna passa e ringrazia.

«Devi avere la tessera fidelity, lo sconto passa solo con la tessera» dice la cassiera rivolta ad un uomo di colore che ha bisogno di acquistare dell’olio da cucina.

«Te la passo io» ad intervenire è la stessa persona che ha fatto passare la donna col passeggino avanti a lui alla cassa.

«Ce l’ha?» gli chiede la cassiera «Posso passarla?»

Affermativo. L’uomo di colore si dirige allo scaffale che espone due tipi di olio. Ne sfila una bottiglia.

«C’è anche questo» gli suggerisce il benefattore.

«Ma lui vuole quell’altro» gli risponde la cassiera. L’uomo di colore conferma la sua scelta.

«Tanto hanno lo stesso prezzo con lo sconto».

Alla cassa passa la carta fidelity, l’olio e anche il danaro. L’uomo di colore ringrazia ancora una volta il gentile signore che lo saluta, così come saluta la donna col passeggino con cui scambia due battute prima che escano dal supermercato.



«It can cut you like a knife, if the gift becomes the fire/on a wire between will and what will be/She’s a maniac, maniac on the floor/And she’s dancing like she’s never danced before…She’s a maniac, maniac on the floor…».

Autrice : Carla Iannacone | Categoria : Riflessioni