"Aveva qualcosa di terrificante nello sguardo: l'innocenza."
(Luther Blisset, Q Einaudi Editore 2022)
25.02.2026
Charlie Brown
"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)
"Aveva qualcosa di terrificante nello sguardo: l'innocenza."
(Luther Blisset, Q Einaudi Editore 2022)
25.02.2026
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Arisa e Francesco Mandelli nel frame del video del brano L'esercito del selfie di Takagi&Ketra
Ci risiamo.
Sanremo è di nuovo di casa (ma sarebbe più corretto dire che è a casa visto che le televisioni di tutti gli italiani saranno sintonizzate da domani sera fino a sabato, per cinque sere di fila, sul primo canale della Rai) e tutti sono curiosi di conoscere testi e spartiti delle canzoni. Aggiungiamo che c’è anche chi lo guarda solo per le polemiche (o per gli ospiti che animeranno le varie serate) fregandosene del canto e il gioco è fatto.
Ad ogni modo, piaccia o non piaccia, seguìto o non seguìto, se ne parla e se ne parlerà per altri due mesi perché poi comincia l’estate e amen. Pace a Sanremo, pace alle critiche, pace alle canzoni, pace agli spot e pace a voi fratelli e sorelle (scambiatevi un segno di pace. E sarebbe pure ora, che dite?).
Nel frattempo nelle radio è sempre la stessa musica (tranquilla Charlie tempo 36 ore e cambia, è la solita minestra che viene servita ogni anno).
Ebbene, ho voluto fare una lista di questa musica che, vuoi o non vuoi, le tue orecchie sono costrette ad ascoltare ogni volta che si prova a sintonizzarsi sulle onde radio o a seguire le trasmissioni sul digitale terrestre.
GIORGIA – La cura per me: non so più quante volte ti ho ascoltaaaaaaatoooo!
MODÀ feat.BIANCA ATZEI – Ti amo ma non posso dirlo: e se domani muori? Cogli l’attimo, come diceva Orazio – aggiungerei anche Bianca Pitzorno¹ – e non te ne pentirai (oddio, su questo non garantisco).
ANNALISA – Esibizionista: lui è un esibizionista/ sesso e varietà/ bello come una specie estinta/ viene e se ne va…
Annali’, ne avessimo uno solo di esibizionista staremmo tutti apposto, il problema è che qui siamo circondati da esibizionisti… è questa la malattia della società contemporanea!
EMMA – Brutta storia: fare piani ormai che senso ha/ se alla fine… (a me m’ho dici ché me se sta a spaia’ tutto?)
RAYE – Where is my husband?: direi che è arrivato il momento di tirare fuori mazze, pianelle e scope
SOLEROY – Call it: I don’t wanna call it love/I don’t wanna call it love (Manco io se ti può essere di consolazione).
LAURA PAUSINI – Ritorno ad amare (cover di Biagio Antonacci): complimenti per il coraggio Laure’! A parte questo, sei e resterai sempre una Grande Artista (te vojo bene).
TONY PITONY – Mi piacciono le nere: e vabbé, ognuno ha i suoi gusti (ma chi è Tony Pitony?)
TOMMASO PARADISO – Forse: Farsi dei viaggi giganti/ ascoltando Carboni (te me sa che te li spari bene i viaggi giganti…)
TIZIANO FERRO – Cuore rotto: questa è una canzone, la più triste che ho scritto (hai fatto di peggio, senti a me) e l’ho scritta per noi (io ti ringrazio)
TIZIANO FERRO – Sono un grande: ah ma allora la tua è proprio megalomania!
CESARE CREMONINI – Ragazze facili (e qui già sul titolo c’è molto da dire): losche avventure sentimentali/nate in un angolo della città/sotto due lune che sembrano uguali/ragazze facili, facili, come va? (io bene grazie, te me sembra di capire che nun ce stai proprio cor cervello)
BENSON BOONE – Man in Me: questo è n’altro… Annaliìììì che te dicevo?
OLIVIA DEAN – Man I need:ma lascia perdere
BRESH – Dai che fai: dai, che fai?/Ti attacchi al campanello/dimmi dai, cos’hai? (detto così me sa tanto de porno… ‘sto attaccati al campanello me sa tanto de “attaccate ar…” Ma poi quale campanello? Quello a bottone o quello che se tira ‘a cordicella, dlin dlon e te vengono ad apri’?)
JOVANOTTI – So solo che la vita: so solo che la vita/da quando siamo insieme è rifiorita/si vede anche da fuori che qui dentro/è come se nel centro del mio cuore/ splende il sole […]. So solo che la vita/da quando siamo insieme è una figata/è un filo d’erba che spacca la pietra nel punto in cui sentivo quel dolore/splende il sole…
Lore’ purtroppo non condivido il tuo pensiero, ma se sei contento tu sto bene pure io (Si tu vales bene est, ego valeo).
TAYLOR SWIFT – The Fate of Ophilia: che la sorte possa sempre arridere a un’altra principessa che vive nel suo bel mondo delle favole
GEOLIER – Canzone d’amore: Lele, Lelluccio bello… tu davvero si nu bravo guaglione, ma perché non capisco una beata mi@@@@a di quello che canti?
DAVID GUETTA, TEDDY SWIMS, TONES AND I – Gone gone gone: pure io me ne vorrei solo andare, andare, andare… purtroppo (per me) l’unico posto in cui vado è solo af*******
ROSE VILLAIN – Io, me ed altri guai: eh, sapiss i mia… (trad.: eh, sapessi i miei). Mi fermo qua e mi taccio per buona creanza (educazione).
MÅNESKIN – Zitti e buoni/DEODATO – Fai rumore: e metteteve d’accordo pure voi, ché qua già non sappiamo più che pesci pigliare
THE KOLORS – Tu con chi fai l’amore?: ma che te frega????
ULTIMO – Acquario: Piacere, io Ariete. C’ama fa? (Trad: che dobbiamo fare?)
E queste sono solo le canzoni, o perlomeno quelle che vanno per la maggiore in radio…perché poi quanto a pseudonimi e nomi d’arte ce n’è per tutti i gusti…
LAZZA (ma te poi chiama’ lazza ché mi ricordi episodi poco felici sulla tazza che ho nel bagno e che nulla a che vedere con quella che ho riposta nella credenza per bere il caffè?)
MR.RAIN (che razza di nome è? Ti facevi chiamare Mr. Muscolo Idraulico Gel era meglio, almeno faceva ridere ed era simpatico come Tony Pitony. Ma chi è ‘sto Tony Pitony, se po sape’?)
ERNIA (cioè, uno accende la radio per distrarsi da problemi e preoccupazioni quotidiane e cosa sente annunciarsi come prima cosa? Il nome di un cantante che porta il nome di una patologia!)
IRAMA (non l’ho capito)
AKA7even (Tsamina mina, eh eh/Waka waka eh eh/Tsamina mina zangalewa/anawa-a-a/Tsamina mina, eh eh/Waka waka eh eh/)²
ARIETE (pure io, con ascendente Leone)
BNKR44 (Rebus: frase 6, 4, 44)
SFERA EBBASTA (e basta va’, che è meglio)
BAMBOLE DI PEZZA (e meno male che almeno queste non so’ di plastica come certe facce che se vedono in giro)
CHIAMAMIFARO (a me buttami dalla finestra)
DITONELLAPIAGA (non mi far essere scurrile)
BRESH (veramente io mi trovo bene col Dash)
CHIELLO (e chest)³
FULMINACCI (eh, che te possino…)
CALCUTTA (e mettemose pure Santiago di Compostela)
TREDICI PIETRO (Charlie Fiat 126 blu, il mio “Topolino” da più di cinquant’anni)
TROPICO (del Cancro pure tu? Ma manco ‘o sai tu chi lo ha scritto ‘sto romanzo)⁴
RKOMI (piacere, Sgorbio)
BIONDO (Mora con qualche sfumatura di roscio)
PLASMA (ma perché nun te chiami Siero?)
TORMENTO (non sei solo fratello, io Addolorata)
SENZA CRI (pure io senza sale ché c’ho la pressione alta)
BABY GANG (vuoi l’applauso?)
LA MESSA (LA PREDICA nun ve piaceva?)
SALMO (questi manco hanno fatto er catechismo quanno andavano alle scole e basta un nome per sentirsi Santi, beati loro!)
Insomma nomi che abbiano un po’ di senso non ce ne sono.
Mi piacerebbe sapere chi è che consiglia questi pseudonimi, se si tratta di un amico, di un agente, un parente (come Tananai il cui nome d’arte è stato, come dire, scelto dal nonno) oppure se a creare questi nickname siano i diretti interessati, i cui biglietti da visita dicono già tutto.
23.02.2026
¹ "Vuoi essere tu la padrona della tua storia? E allora sei tu che devi decidere." (cit. da La Sonnambula, edito da Bompiani).
² Waka waka (This time for Africa), brano di Shakira, 2010.
³ Trad.: e questo.
⁴ Tropico del Cancro, romanzo di Henry Miller del 1934.
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Che confusiooone! Sarà perché ti amo! È un’emooozione, che cresce piano piano… stringimi fooorte e stammi più vicino… se ci sto beeene, sarà perché ti amo! E vola vola si sa/ sempre più in alto si va/ e vola vola con me/ il mondo è matto perché/ e se l’amore non c’è, basta una sola canzooone/ per far confusiooone fuori e dentro di te! ¹
Ho una tale confusione nella testa che non so proprio cosa scrivere oggi (allora perché scrivi?).
La nebbia è tale che non so di che parlare. Sì, beh… in questi casi sarebbe meglio non parlare se non si ha nulla da dire, se non altro per evitare di fare figure di ca@@a sia qualora in cui non si è a conoscenza dell’argomento e sia nel caso in cui, pur di dover intavolare un discorso e non avercelo, si finisce con lo sparare cavolate.
E oggi mi pare proprio la giornata delle cavolate (allora perché parli? Boh! Così, tanto per aprir bocca e darle fiato; tanto ormai lo fanno un po’ tutti no? Solo che invece di tenere in mano una pistola per sparare m****, mi piace pensare di averla carica di fiori).
Allora, vediamo di dare un po’ di senso a questo post che già non è partito nel migliore dei modi.
Circa un mese fa concludevo la lettura di Ti telefono stasera di Lorenzo Marone edito da Feltrinelli. Brevemente: la storia è quella di Giobatta Coppola detto Giò di professione meteorologo impiegato presso la RAI. Giò ha cinquant’anni, è divorziato, e quando non lavora scandisce le sue giornate con brevi avventure (più di sesso che d’amore) con donne che hanno meno di quindici anni in confronto a lui. Un giorno la sua ex moglie lo chiama per riferirgli che dovrà stare via un anno in Brasile per lavoro e che toccherà a lui, per quel lasso di tempo, occuparsi del figlio Duccio di anni nove. Prima reazione: panico. Giobatta Coppola detto Giò, essendo maschio (incapace persino di prepararsi un panino o infilarsi i calzoni sopra le mutande) non sa da dove cominciare. Con sua grande sorpresa sarà il figlio a insegnargli tante, tantissime cose della vita (in casa e fuori di casa). La presenza di Duccio sarà una presenza fondamentale per comprendere cosa significa essere padre, per mettere in discussione il suo stesso rapporto col suo di padre, e per comprendere a fondo le dinamiche dei rapporti affettivi, ovvero che non esiste un manuale per essere il migliore genitore, il migliore amico, il miglior amante, il miglior marito, il miglior fratello eccetera, restando immuni dal dolore e delle conseguenze di un sentimento partorito dal cuore.
È un romanzo molto molto bello, con una scrittura chiara, fruibile, schietta, che scorre senza intoppi e senza tanti giri di parole: se c’è una cosa da dire, Marone la dice senza alcuna reticenza e senza nascondersi dietro a metafore o allusioni.
Il libro si compone di quasi duecentocinquanta pagine diviso in capitoli in cui si ride tanto e capitoli in cui ci si commuove tanto.
Da dove nasce, dunque, la mia confusione?
Mi sento di dire che non tutti i libri si possono recensire. Dico questo per via di un effetto strano che essi hanno su di me, di quello che mi scatenano nella testa al termine della lettura.
Se la loro sostanza è così densa, ricca, se mi smuovono un turbine di emozioni – anche quelle che non sapevo di avere o di saper provare – ebbene, confesso di non essere in grado di mettere nero su bianco una recensione.
Non sono brava a scrivere di emozioni. La scrittura poi è un gioco complesso in cui subentrano diversi fattori: innanzitutto ci vuole una grande padronanza della parola, una sapienza culturale smisurata (che abbraccia la letteratura, la poesia, la filosofia, la musica, la storia, la psicologia, l’arte e poi tanto, tanto, tanto altro), disciplina, attitudine e concentrazione.
Poiché le emozioni fanno da sfondo alla gran parte dei libri, vieppiù ne costituiscono le fondamenta, diventa difficile analizzarle e dar loro una classificazione. Pensateci: come si fa a recensire un’emozione?
Se dovessi fare ora ora una recensione di Ti telefono stasera, la mia analisi del testo non sarà mai come l’analisi di Andrea o Cristina. Può darsi che nella stesura mi vengano a mancare dei passaggi fondamentali rispetto ad Andrea, dei dettagli che lui ha colto nella storia e io no; oppure che io e Cristina diamo un’interpretazione diversa di quanto è descritto in un capitolo (immaginate i restanti). Può essere persino possibile che io trovi un significato più sottile, più nascosto in un capitolo dove non vengono riportate nient’altro che scene di puro umorismo (dove veramente non c’è altro da fare se non ridere) scevre di considerazioni personali o riflessive dell’autore riguardo all’infanzia, alle reunion con gli amici del liceo, allo stereotipo che vuole che la donna cerchi in un uomo la figura paterna e viceversa, o al rapporto genitori-figli.
Una cosa però la posso e la voglio dire: ho notato che gli autori che hanno i natali partenopei hanno un occhio più attento e più critico rispetto a tanti altri loro colleghi; mentre lo affermo immagino la loro capacità di osservare la realtà come se fosse l’occhio di una telecamera (o anche macchina fotografica se vogliamo) in grado di mettere a fuoco ogni minuzia del panorama che si estende loro avanti². La “minuzia” a cui mi riferisco non afferisce alla cosa in sé, ma a tutto l’insieme di sensazioni e significati di cui viene caricata quella determinata cosa (ad esempio una lampada invece di un’altra o la forma di una foglia) o quel paesaggio (che cambia colore e “umore” attraverso le condizioni meteo).
Tutto quello che andiamo a leggere, quindi, non è solo mera descrizione (essere, nozione) ma perché (la causa dell’essere, l’essenza). Attraverso questa ricerca – compiuta dall’autore e, a sua volta, dal lettore che lo accompagna nel viaggio – si scopre il senso dello stare al mondo, nonché il senso della vita.
Ti telefono stasera non è solo una storia che racconta della famiglia dell’era moderna con le sue contraddizioni, le sue gioie e i suoi difetti, ma un saggio su come affrontare le vicissitudini che ci attraversano, ci formano e ci deformano; è un’esplorazione dei sentimenti umani relativi alla coppia, ai parenti o agli amici, un itinerario dei propri errori, un continuo provare, cadere, alzarsi e ricominciare.
Ed eccolo l’errore, ci sono cascata di nuovo. Benché sapessi che non è possibile fare una recensione di questo libro in qualche modo ne ho parlato, ma attenzione: si tratta solo di piccoli accenni, assaggi qua e là di questo millefoglie alle fragoline di bosco (ora dovrei spiegare perché ho scelto il millefoglie come similitudine al libro di Marone ma meglio che la chiuda qui sennò poi mi venite a dire che sono pedante, mi basta avervi fatto venire l’acquolina in bocca).
Una massima del Maestro³ recita così: «Il Napoletano non si limita a vivere la propria vita: la osserva mentre la vive, e nel momento in cui la osserva, la giudica, e nel momento in cui la giudica, se ne fa una filosofia». Quanto precede per riprendere quello che ci siamo detti poco fa in merito alle penne partenopee.
Una massima che il buon Lorenzo è riuscito a rievocarmi grazie alla lettura del suo splendido romanzo.
19.02.2026
¹ Sarà perché ti amo, brano di Ricchi e Poveri del 1981
² Che si traduce in una descrizione fisica e semantica, che annega a sua volta nella filosofia.
³ Luciano De Crescenzo.
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"Dietro una bella persona ci sono sempre due belle persone,
è un dato di fatto.
E quelle due belle persone sono i genitori."
(Lorenzo Marone, Ti telefono stasera Feltrinelli Editore 2025)
19.02.2026