18.03.2026
Charlie Brown
"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)
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Traduzione
"Amore... Anna, Chiara e Rita hanno litigato"
"E chi sono?"
"Ma ora hanno fatto la pace"
"..."
"Hanno chia-ri-to"
"Ma ti fai curare?"
18.03.2026
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Siccome durante l’arco delle ventiquattro ore che ci sono concesse quotidianamente facciamo sempre schifo – mi ci metto pure io nel mucchio – stanca di tutta questa pupù, lievitata spropositatamente specie in queste ultime settimane pre-referendum, mi sono messa a guardare la cara Maria nazionale.
Ehhh… cara Maria è cara assai… ma proprio assai!
È talmente cara, pacifica e tenera, che me la voglio sposare.
Mari’, mi vuoi sposare?
Il Dottor Costanzo – con rispetto parlando, riposi in pace e così sia – è morto, tu sei vedova da qualche anno ormai (almeno così mi risulta, non mi sono recata all’anagrafe per controllare se hanno apportato modifiche al tuo stato civile, poi se nel frattempo frequenti qualcuno o ti sei fatta qualche amichetto mi sfugge, abbi pazienza), male quindi non facciamo male a nessuno, di peccare non commettiamo peccato stiamo apposto pure con la chiesa insomma (eh, insomma… manco tanto… per via del sesso dico. Comunque nun ce ne frega gniente Mari’, al massimo ci sposiamo in Comune lo sai come sono i preti, quelli vedono porcherie e peccati dappertutto, mica lo vedono l’Amore, non hanno mai capito niente dell’Amore in tutti questi secoli), figli mi pare che non ne tieni, io altrettanto… se poi li vuoi adottare non c’è problema, basta dirlo. Ne parliamo e provvediamo. Mo’ la cerimonia… oh io non sono di grandi pretese, me accontento anche solo dei moccoli dei chierichetti, tu vuoi le rose? Le margherite sull’altare? Che vòi Mari’? Il velo con lo strascico? Oppure te stanno bene i soliti jeans sdruciti e la maglia der pigiama che qualche volta hai indossato durante il serale di Amici?
Per due sabato sera non sono uscita, sono rimasta a casa. Mentre, seduta sul divano, facevo fuori il pacco dei Kinder cereali con relativa tazza di cioccolata calda annessa mi sono messa a guardare Maria. Esatto, proprio quel programma lì. Però non è che ho guardato proprio il programma, ho guardato solo Maria. Ho osservato come si muove (Mari’ comunque sopra li tacchi nun sai cammina’, fai molto effetto Tore de Pisa), cosa dice, come si pone con gli ospiti e con chi le sta di fronte, come presenta le storie al pubblico in studio, come gestisce gli spazi, le situazioni (spesso spinose vicissitudini familiari) che le persone le affidano che manco al loro confessore guarda… (il prete crede di sapere ma non sa nulla dei peccati che sa Maria, Santa Maria di Mediaset).
Ho prestato attenzione al tono della voce, alle parole che sceglie, alle espressioni che le compaiono sul volto, al modo in cui studia le espressioni sul volto di chi le sta davanti; e ogni volta mi stupisco come faccia a cogliere tutto quello che non viene detto e a dare sempre il consiglio giusto, risolvendo – il più delle volte – i rapporti che si presentano più ostici e che sembrano intrappolati in un tunnel senza via d’uscita.
Le persone non parlano e lei intuisce al volo cosa stanno pensando. E interviene (quando sa di poter intervenire. Maria conosce anche i tempi). Con tatto, pacatezza e offrendo tanto, tanto conforto.
Capite bene che di fronte a scene del genere, in un periodo turbolento come quello che stiamo vivendo tra guerre internazionali e guerre intestine, Maria mi rilassa e mi riappacifica con la parte più oscura di me.
Questa donna non alza la voce, non è mai stata al centro di una polemica né ne ha mai create, è stata sempre coerente con le sue scelte, il suo pensiero e la sua linea di condotta. È leale, onesta, sa stare allo scherzo ed è davvero un piacere conversare con lei (Maria non si offende mai).
Trasmette tranquillità, serenità. La gente da casa le si rivolge chiamandola direttamente per nome dandole del tu come se fosse una di famiglia. Maria lascia fare, non si atteggia perché è una persona di spettacolo. Ricordo che una volta una signora di una certa età fu invitata a prendere parte al programma, la quale vedendo Maria così magra le chiese se mangiasse (“Maria ma tu mangi?”, le domandò proprio così). A me fece tanta tenerezza quella scena perché fu bello vedere quanto i fan di Maria si preoccupassero e si preoccupino per lei o per la sua salute. Maria comunque si affrettò a rassicurare l’anziana donna che mangiava.
Maria è una persona molto educata e garbata. Ringrazia sempre le persone che vengono nelle sue trasmissioni, per lei non esiste differenza tra bianco o nero, povero o ricco, scemo o intelligente, brutto o bello, italiano o straniero. Sarà che sono stanca di vedere solo odio e violenza, fatto sta che questi “piccoli” dettagli li noto in una persona, specie se è una persona molto generosa.
Mi piace. Mi piace moltissimo. E pure a voi piace Maria, lo so.
(Mari’, lo vuoi un bacetto? Comunque se vuoi che ti cucino un piatto di pasta e fagioli non hai che da chiederlo, te nun te preoccupa’. Penso a tutte cose io).
Non si arrabbia mai (ma come cavolo fa? A me me stanno a parti’ i neuroni, nun li trattengo più), non ha una parola cattiva per nessuno, ha un autocontrollo pazzesco ed ha una capacità di mediare impressionante (te invidio Mari’, in senso buono e senza peccare perché io a differenza di te… non sono una signora/una con tutte stelle nella vita/non sono una signora…)⁶.
Maria lancia anche messaggi subliminali. Non ci credete? Osservatela anche voi come lei osserva voi: non parla (muta je)⁷, ma agisce.
Cosa celi dietro il tuo silenzio Maria? Qual è la tua magia? Il tuo segreto per piacere a tutti?
(Parlami di te bella signora/parlami di te che non ho paura/parlami di te, dei tuoi silenzi/signora solituuuuudine!/Signora solituuuudineeee!)⁸
Adesso non so se anche voi inviate messaggi subliminali alla dolce Maria, sicuro la chiamate al telefono. Pure ad agosto, a quanto mi sembra di aver capito.
“Mari’ tengo⁹ un problema”
“Non ti preoccupare ti mando il postino”
“No no, non sia mai. E se quello poi bussa mentre faccio la spesa e non mi trova?”
“Statti tranquillo che ti trova. Quello, il postino bussa sempre due volte”
Insomma di Maria vi potete fidare. Tutti si fidano di Maria. Pure i morti si fidano di Maria, la chiamano dall’oltretomba.
“Maria, mi fai resuscitare? Mi so’ dimenticata di dire a Pasquale dove ho messo il pitale, quello rimbambito com’è è capace che se la fa a letto”
“Ci penso io a Pasquale tuo, dimmi dove abiti ché glielo vado a cercare. Se vuoi gli cambio pure il pannolino”
Maria è così. Fa fare pipì a tutti, fa parlare tutti, ascolta tutti, fa la spesa a tutti, canta la ninna nanna a tutti, fa cantare e ballare tutti, fa presentare a tutti, fa mangiare a tutti. Tranne al ‘sor Costanzo, buonanima.
Sempre per una lontana reminiscenza rammento che una volta la Littizzetto, durante il programma Che tempo che fa, chiamò in diretta al cellulare Madonna Maria. Per la cronaca sbagliò per tre volte il numero. Al quarto tentativo Maria rispose. Non ricordo bene cosa si dissero – si tratta di molti anni fa, era ancora vivo il Dottor Costanzo – quando ad un certo punto dalla regia si misero direttamente in comunicazione video con la casa dei coniugi Costanzo&De Filippi.
L’Esimio era seduto a tavolino nella sua stanza studio a compulsare carte e Maria era da tutt’altra ala della casa (forse stava buttando la pasta per questo non rispose subito alla Luciana negli studi di Rai3).
Maria non me ne volere, sto scherzando lo sai (ti voglio bene sul serio, credimi). Prendilo come un tentativo maldestro da parte mia di smorzare i toni di questi giorni, torno a ripetere non sono una Signora come te. E comunque brava Maria, brava! Anche se lo avessi fatto sul serio t’avrei approvato
Quando raggiunse il ‘sor Costanzo ci fu un siparietto molto divertente tra i due (anche molto tenero); Maria infatti stava raccontando a Luciana Littizzetto che doveva “litigare” tutti i giorni strenuamente col consorte perché finiva intere vaschette di gelato che il dottore gli aveva proibito di mangiare. Ovviamente l’altra campana smentiva dichiarando che la moglie lo dipingeva come un ingordo.
Tra i due chi avesse ragione non fu dato saperlo (sicuramente Maria), quel che rammento fu solo che la scena mi portò alla mente una gag di un’altra strepitosa coppia che è quella di Sandra Mondaini e Raimondo Vianello.
Adesso… come sono arrivata ad approdare al duo Mondaini-Vianelli partendo da Sal Da Vinci non so dirlo, so solo che stavo parlando di Maria, della sua empatia, della mia sessualità e dei Kinder cereali metabolizzati nel mio stomaco (con annessa cioccolata calda). Forse perché il dolce attira il dolce come accade con le calamite, e dove c’è il dolce c’è anche Maria.
(Esci ‘sta banana Maria!)
Se l’espressione può aver rimandato a strane allusioni nella vostra testa (brutti zozzoni, pulciosi, puzzoni…!) a me la banana fa pensare a qualcosa di dolce.
(Esci ‘sta banana Maria che me la devo magna’)
Ma sto divagando oltre che allontanarmi da quello che volevo dire.
Volevo dichiarare il mio amore a Maria, ecco cosa volevo e voglio dire. Me la voglio sposare, okay? E ci voglio pure andare a letto con Maria! Deve cantarmi la ninna nanna Maria.
E Il Dottor Costanzo che non s’arrabbiasse e manco si deve ingelosire, qui a Maria la trattiamo tutti coi guanti e le vogliamo tutti bene.
“Che state a fa’ là sotto co’ Maria mia? Bbbooooni, state bboni!!!”
“Stateve senza pensieri Commendatore. Quella, la femmena, è una brava guagliona¹⁰. Mai fu che vi mancò di rispetto”
E voglio di’ pure un’altra cosa al Dottor Costanzo visto che ci siamo: Esimio, tratti bene il mio di consorte, fateve ‘na bella chiacchierata, ‘na bella risata come quando eravate sul palco del Teatro Parioli in Roma (sito in Via Giosué Borsi al civico numero 20 per chi fosse interessato ad una visita guidata o alla programmazione in cartellone), che ne so raccontateve ‘na barzelletta, nu fattariello¹¹ e, visto che state, chiamate pure il Maestro Demo Morselli (non nel senso di chiamata al cielo ma nel senso di “fa’ nu fischio” e quello sòna) e fate parti’ l’orchestra pe’ fa’ balla’ angeli, Santi e cherubini (e pure San Pietro).
Un solo appunto (mi consénta): tra i tanti artisti che hanno conosciuto il successo grazie a Lei ci poteva, però, pure risparmiare il Dottor Sgarbi – non per la sua vasta cultura, per carità, di quella ce n’è sempre bisogno e anzi la ringraziamo e la ringrazieremo sempre per avercelo fatto conoscere – ma la sua irascibilità col tempo, e soprattutto con l’avvento dei social, Dottor Costanzo Lei capisce bene ci ha resi tutti un po’ sgarbati gli uni con gli altri. Siamo diventati tutti degli sgorbi sgarbati (che sc’kifo!). Lo vede mo’ con Sal da Vinci che è successo?
(Scusate, ch’è successo?)
Oh, e mi raccomando, non si offenda se mi profondo in apprezzamenti nei riguardi della Sua signora ma sa com’è… Maria è Maria. Gliela invidiano tutti Dottò, non ha che da rallegrarsene (Lei ha occhio carissimo, Lei ha occhio! E che occhio!).
E per dimostrare a Maria tutto l’amore che le voglio, le dedico una canzone (anzi due).
E, mi raccomando, adesso datemi della drogata o fatemi passare per una che spaccia stupefacenti. Dopo Sal Da vinci, al quale hanno fatto notare che il suo brano contiene contenuti maschilisti¹² (oltre a darci dentro con altri insulti), mi aspetto di tutto.
18.03.2026
⁶ Non sono una signora, brano di Loredana Bertè del 1982
⁷ Trad.: muta è.
⁸ Bella signora, brano di Gianni Morandi del 1989.
⁹ Trad.: ho un problema.
¹⁰ Trad.: Quella, la donna, è una brava ragazza.
¹¹ Un aneddoto.
¹² “Abbiamo il patriarcato nel sangue, come la malaria e, attenzione, ce l’ho anch’io: l’importante è rendersene conto, perché noi nasciamo maschi e uomini si diventa, tu nasci femmina e donna diventi. Non tutte diventano donne e non tutti diventano uomini” così Alessio Boni in una intervista al quotidiano La Stampa del 6.03.2026 a proposito dello spettacolo teatrale portato in tour dal 2024 ad oggi Uomini si diventa, nella mente di un femminicida.
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"Il mondo non verrà distrutto da una bomba atomica, come dicono i giornali,
ma da una risata, da un eccesso di banalità che traformerà la realtà
in una barzelletta di pessimo gusto".
(Carlos Ruiz Zafón)
18.03.2026
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La cover dell'albo disegnata da Matteo Buffagni (fonte: sito ufficiale di Diabolik)
Tutti noi abbiamo un angelo custode, anche Amelia Roberts.
Amelia è una ragazza eccezionale dalle grandi capacità che mostra soprattutto alla guida delle macchine da corsa. L’albo di marzo di Diabolik, attualmente in edicola, si apre con una scena che la vede proprio alle prese con una gara automobilistica dove, a causa di un banale incidente, manca il traguardo. La ragazza – quanti anni avrà? Ventisei? Ventisette? – non si arrende; è caparbia, volitiva, ama le sfide, lo intuiamo subito non appena viene raggiunta da Sergio (suo amico, spasimante o ammiratore?) che si congratula con lei e le strappa la promessa che si vedranno al prossimo circuito, questa volta clandestino, a Borden.
Chiusa la scena della gara automobilistica conclusasi con la sconfitta della giovane ragazza, è la volta di un’altra scena all’interno di una villa.
Diabolik si prepara a manomettere una cassaforte che è “un capolavoro di meccanica” come viene definita da Eva che lo affianca, come sempre, nel lavoro. Il meccanismo di apertura è quasi inespugnabile perché si compone di tre serrature, impossibili da forzare insieme. Diabolik ed Eva agiscono quindi manomettendola dall’esterno, in modo tale che quando verrà aperta e poi richiusa il soggetto penserà di aver chiuso tutte le serrature quando in realtà sarà una sola ad essere serrata, mentre le altre due gireranno a vuoto.
Ci spostiamo poi in un altro contesto ovvero in un nosocomio di Clerville dove un anziano signore, un certo Amedeo Valder in fin di vita, chiede ai medici ed infermieri di metterlo in contatto col suo notaio. Tempo dopo Giacomo Hansen convoca da remoto Ettore e Marco, suoi parenti, che vivono lontano da Clerville per informarli che il “vecchio scemo” – alias il loro zio, alias Amedeo Valder – ha modificato il testamento e che la collezione di gioielli andrà in eredità ad Amelia invece che a loro. I tre studiano dunque un piano per far fuori la ragazza.
Amelia non è ben vista dai suoi tre cugini perché è una figlia nata fuori dal matrimonio. Suo padre, Paolo Valder figlio di Amedeo Valder, non l’ha mai riconosciuta quando era in vita, né la madre della ragazza le ha mai fatto menzione del genitore facendole credere che fosse morto. Amelia ha ereditato la villa dove abita – luogo dove Diabolik ed Eva hanno manomesso la cassaforte – e il patrimonio dalla mamma, dono a sua volta offertole dall’anziano Valder per impedirle che facesse parola con qualcuno e scatenasse uno scandalo. I gioielli che saranno devoluti ad Amelia sono un’espiazione di Amedeo per pulirsi la coscienza dalle azioni meschine del figlio (ma che sarebbe meglio definire omissioni).
Amelia è orfana ma è una donna in gamba, che sa cavarsela da sola in ogni situazione. Come detto, ama il rischio, le sfide nelle sfide, e per questo oltre alle corse si diletta anche a scalare le montagne situate poco distanti dalla villa in cui vive. È proprio durante una di queste arrampicate che Giacomo ne approfitta, corrodendo con l’acido la fune che consente alla ragazza di inerpicarsi e scendere dalle rocce. Amelia, grazie al suo sangue freddo, si salva per un pelo ma il giorno dopo a sbrogliare il mistero dello strano incidente occorso alla ragazza è proprio Diabolik. Giunto sul posto il criminale si rende conto che la corda che serve da sostegno per il climbing ha ceduto perché era stata consunta dall’acido (chi meglio di Lui poteva giungere alla verità considerato che l’acido è uno degli strumenti del suo mestiere?), ciò vuol dire che qualcuno trama perché vuole morta Amelia.
La splashpage dell'albo (disegni di Elia Bonetti, fonte: sito ufficiale di Diabolik)
Non tarda di molto con Eva a scoprire chi è o chi sono i responsabili che desiderano toglierla di mezzo e, di conseguenza, di prendere coscienza della maniera con cui vogliono farla fuori. Il prossimo obiettivo è Borden, nel bel mezzo di una corsa d’auto clandestina a cui la giovane pilota parteciperà.
Giacomo è al corrente della passione di Amelia per le corse d’auto – sia ufficiali che illegali – e per questo assolda gente malavitosa che gareggerà nel circuito per simulare un sinistro a suo danno.
Dopo aver raccolto tutte le informazioni del caso, Diabolik giunge ad una conclusione: per mettere le mani sulla collezione di gioielli deve assolutamente evitare che la sciagura avvenga. Se Amelia morisse la collezione andrebbe ai cugini che la spartirebbero tra loro, e in quel caso diverrebbe difficile recuperare la collezione per intero considerando che potrebbero venderla e che gli acquirenti potrebbero rivelarsi persone di malaffare (Giacomo, Ettore e Marco trafficano anche in ambienti poco puliti); in più sia lui che Eva sono già entrati in azione per mettere le mani sui gioielli quando hanno manomesso la cassaforte della villa portandosi avanti col colpo, sarebbe fatica sprecata se dovesse sfumare per colpa dell’avidità di quei tre. Pertanto, per far sì che il colpo non fallisca, la soluzione è quella di sventare il piano dei tre cugini.
E qui arriviamo al secondo problema.
Se Lui intervenisse per ammazzare Giacomo, il suo assassinio desterebbe sospetti su Ettore e Marco che si coprirebbero le spalle dall’eventuale nemico o dagli eventuali nemici che li vuole/li vogliono morti. Inoltre il criminale non può mettere fuori gioco i killers scelti da Giacomo perché non può conoscere i nomi dei malavitosi che, sicuramente, parteciperanno alla gara automobilistica stante la natura illegale, e quindi “raduno” di gente che maneggia cospicue cifre di denaro sottobanco. Giacomo Hansen infatti si è sottoposto al trattamento anti pentothal e Diabolik non può interrogarlo. Tantomeno, come gli fa notare Eva, può uccidere tutti e tre i cugini, cosa molto complessa da pianificare dato che ognuno vive in Stati diversi e solo Giacomo a Clerville. L’unica alternativa che resta è quindi quella di scendere fisicamente in pista.
Una tavola dell'albo (matite e chine: Elia Bonetti)
La sua iscrizione alla gara avviene, retorico dirlo, sotto falso nome. Così, un bel dì, il criminale si presenta (letteralmente) all’organizzatore delle corse clandestine presso la sua autofficina indossando una delle sue maschere, e gli dà dimostrazione delle sue capacità alla guida con lui a bordo della Jaguar E-Type debitamente truccata per l’occasione. Passato l’esame, si passa poi direttamente al piano “angelo custode” di Amelia Roberts assieme a Lady Kant, che funge da ulteriore garanzia attraverso la supervisione dell’intero circuito dall’alto con un drone, utile a Diabolik per metterlo al corrente minuto per minuto dei pericoli a cui la ragazza va incontro. La coppia più famosa del crimine infatti non sa in quale punto esatto della pista gli assassini agiranno, dunque è bene tenere costantemente d’occhio la ragazza.
Le scene finali dell’episodio sono le più adrenaliniche perché si ha come l’impressione di assistere de visu ad una corsa clandestina. L’impegno profuso di Diabolik, coadiuvato da Eva, per salvare Amelia dalla sua triste sorte dà ritmo e vivacità alla storia perché permette al lettore di vivere passo passo i momenti più topici della gara.
Il circuito della paura ricorda molto L’implacabile killer (albo n. 4 dell’aprile 2009), altro episodio in cui il Re del Terrore deve improvvisarsi angelo custode di Tatiana, altro personaggio che non si lascia intimorire tanto facilmente dai suoi avversari; la differenza tra i due albi è che mentre Tatiana è adusa al mondo del crimine Amelia non ne fa parte, l’universo criminale viene sfiorato solamente per via della passione che ella nutre per il rischio e le sfide, e che la porta a gareggiare finanche in corse clandestine.
Amelia Roberts, di fatto, non è un personaggio negativo e nemmeno cattivo o avido. È una ragazza di poche pretese, dedita solo ai suoi hobby e non interessata alle ricchezze. Se c’è qualcosa da guadagnare, lo guadagna perché ci si è messa d’impegno ed è frutto delle sue fatiche. Nemmeno gli uomini o qualche spasimante può distoglierla dal suo scopo.
Due tavole tratte da Il circuito della paura
Eva intuisce la sua forza di carattere e per questo, nel susseguirsi delle tavole, si percepisce una grande ammirazione per la giovane (accomunata forse dal fatto che Amelia è figlia illegittima come lei ed ha sempre dovuto cavarsela da sola nelle difficoltà). Diabolik non commenta pronunciandosi su altro, si limita ad osservare quel che accade sotto ai loro occhi; ma il suo silenzio fa comprendere che si trova d’accordo con la compagna. Del resto, il Re del Terrore ha dovuto imparare sin da subito a fidarsi dell’intuito di Eva che ha permesso loro in passato di conseguire la perfetta riuscita dei loro colpi e di mettere in salvo la loro vita da molteplici banditi e assassini.
È un episodio “semplice” nell’architettura della storia, senza troppi ingranaggi o pianificazioni per comporre il puzzle finale dell’albo, ma molto bello per il contenuto e i disegni che lo caratterizzano e che danno voce anche alle espressioni nascoste. In Il circuito della paura ho avvertito forte la complicità di coppia di Diabolik ed Eva (nota anche a chi non è un lettore abituale del fumetto) accentuata tantissimo nell’episodio, il rispetto del libero pensiero, del movimento d’azione e l’allineamento dei due modi di vedere e pensare le cose che, messi insieme, danno corpo ad una perfetta strategia (merito anche delle matite di Bonetti?).
Ho apprezzato come il carattere di Amelia incarni le due identità di Diabolik ed Eva (la forza di lei, la caparbietà di Lui davanti ad un obiettivo senza lasciarsi distrarre da altro), ho apprezzato il gesto del Re del Terrore di volerla difendere dalla cattiveria dei cugini scendendo direttamente in campo (certo, si potrebbe obiettare che lo abbia fatto solo per salvaguardare il bottino ma dubito che sia solo per quella ragione) e ho apprezzato, diciamolo pure, la ragazza (in fin dei conti Amelia è una bellissima ragazza).
Un personaggio, sono convinta, di cui sentiremo parlare ancora.
16.03.2026