Charlie Brown
"Solo gli imbecilli non hanno dubbi"
"Ne sei sicuro ?"
"Non ho alcun dubbio!"
(Luciano De Crescenzo)
Sono stanca. Sono davvero stanca.
I latini, per indicare che un soggetto era stanco, utilizzavano l’aggettivo dēfessus che è anche il participio passato del verbo dēfĕtiscor (affaticarsi, essere spossato, stanco), non a caso quando diciamo che una persona è instancabile utilizziamo l’aggettivo indefesso (composto dal pref. in e part. pass. di defessus) che significa appunto una persona alacre, infaticabile, sempre attiva in tutto quello che fa.
Beata lei! (o lui).
Non capisco più se la mia è una stanchezza mentale o fisica, e poi quale pesa di più? La prima o la seconda?
Voi come vi sentite? Indefessi o soltanto fessi? Secondo me gravate più sul secondo piatto della bilancia pur convincendovi di essere persone di “spirito” infallibile.
Sta a vede’ che ora o state ‘mbriachi oppure siete dei fantasmi. Beh, anche… perché no? Di ‘sti tempi conviene. Conviene spari’ e non farsi trovare mai più.
Sparire dai social, sparire dai parenti (serpenti), sparire dal posto di lavoro (ad avveccelo!), sparire dal mondo e dall’economia, sparire dagli ospedali (scappa, prima che te fanno mori’!), sparire dagli “amici” (e pure da Amici), sparire dalla strada e sparire – soprattutto – dal mirino dell’Agenzia dell’Entrate.
E per favore, fatemi ‘sto piacere, sparite pure dall’altare. Ma che veramente? Ancora credete nel sacro vincolo del matrimonio? (ma che sacro? Quale vincolo?). Che poi mi dovete spiega’ che gusto ci provate a sposarvi (voi non state bene…io non sto bene, ma voi state proprio male male male male); ma dico, l’amore è già un sentimento che toglie libertà (e capacità di intendere e di volere) ad una persona, il solo fatto che uno si sveglia la mattina e si trova come primo pensiero in testa il volto della persona che ama per poi portarselo appresso per tutta la giornata fino alla sera prima di coricarsi, sì il giorno dopo (stessa trafila), e poi l’altro e quell’altro ancora… ci manca solo che aggiungo altro vincolo al vincolo? E (peggio me sento) che lo legalizzo innanzi ad un ufficiale civile?????
Poi ve stancate, e che fate? Andate dall’avvocato e divorziate (stessa trafila pure qui). Ma il bello (o l’orrido) è: non è che uno decide di farla finita e basta (“ho già dato, non mi innamoro più, non mi sposo più”), sarebbe già qualcosa… no! Deve insistere. E cosa fa? Divorzia per sposarsi una seconda, una terza e anche una quarta volta! (vabbè ma questo è diabolico, errare humanum est, perseverare autem diabolicum! Ecco che ritornano i nostri antenati – e saggi – latini).
Mi spiegate dunque dove sta il divertimento? Vi piace fini’ nei casini? No, perché io è quasi da mezzo secolo che sto al mondo e mica ancora l’ho capita ‘sta barzelletta… (volontari o buoni samaritani che mi spiegano ‘sta cosa ce ne sono?).
Una mia zia ha ipotizzato che possa trattarsi di una questione di letto (non saprei, mi fido).
Funziona pressappoco così: ti sei svegliato con la sciatica oppure ti viene diagnosticato un’ernia al disco, ma siccome non hai soldi per curarti e andare dal fisioterapista (brutti tempi!) decidi di curarti di testa tua cambiando materasso. Non è necessario farsi lunghi e faticosi viaggi (il costo del carburante è salito alle stelle), basta bussare alla porta della vicina (o del vicino) e provare il talamo nunziale di questa (o quello) per capire se la schiena avrà i suoi agognati benefici. Se funziona, tanto di guadagnato (per la schiena e pure per altre parti del corpo che qui non menzioniamo), se non funziona si torna da dove si era venuti e si resta col mal di schiena (in attesa che arrivi una vicina o un vicino bono de casa con cui spassarsela. C’è un’altra alternativa comunque: citofonare al tizio o alla tizia dell’ultimo piano o a quelli che abitano di sotto. Al massimo, se pure questi ve danno buca, provate col salumiere. Avete inteso la battuta?).
Ovviamente la “cura” ha anche le sue controindicazioni che potrebbero avere conseguenze ominose qualora non si prestassero le dovute precauzioni (ma vogliamo definirle attenzioni?) nella somministrazione del “farmaco”. Raccomandiamo quindi la massima cautela.
Cavolate a parte, davvero non so più cosa pensare. Forse non ho mai pensato, mi sono buttata a casaccio e basta e poi – quasi sempre – me ne sono pentita.
C’è poi chi sostiene che l’importante nella vita non è essere amati quanto l’amare, e quindi tutto l’amore che si dà. È una filosofia che mi sono trascinata col tempo e su cui ho sempre riflettuto dalla prima volta che assistetti alla pellicola di Jerry Zaks del 1996, La stanza di Marvin con protagonisti Diane Keaton, Meryl Streep e Robert De Niro (c’è una battuta della Keaton sull’argomento).
E c’è un’altra tesi sull’amore, ce ne sono tante in realtà. Quella con cui mi sento più in sintonia è la definizione che viene data da Bukowski. Ritengo che sia quella che faccia più al caso nostro e all’articolo in questione, se può definirsi articolo ‘sto delirio di parole.
Sì perché qua ormai è diventato tutto un delirio.
Partiamo dall’immagine a corredo del pezzo. Voglio chiarire subito che non è mia, l’ho “pescata in rete” (ahahahahah!!!!), quindi non posso arrogarmene la paternità o la maternità.
Ma in questo caso è paternità o maternità? Forse è paternità perché, stando sempre agli insegnamenti dei nostri amici-mici latini, mater semper certa est, pater numquam. Ma siamo sicuri che mater semper certa est? Qui non si capisce più un tubo…
(Io non so più cos’è normale/o un’allucinazione/se sono matta io)¹
Chi ieri era anziana/o (si può dire o si offende qualcuno?) oggi è un/a teenager, chi prima adorava… se semo capiti (e se non avete capito, peggio per voi)… adesso preferisce un’altra cosa, chi sosteneva un partito ha deciso di fondarne uno nuovo (ahia!) e poi c’è chi preferisce starsene a fasse i cavoli sua (applausi!).
Pertanto, nel dubbio, dubitate ché non fa mai male.
Io sono sempre preda del Dubbio.
Giorni fa mi è capitato di riascoltare la canzone della Raffa nazionale, Tanti auguri del 1978, dove il ritornello recita così: “Com’è bello far l’amore da Trieste in giù/Com’è bello far l’amore, io son pronta e tu/Tanti auguri, a chi tanti amanti ha/Tanti auguri, in campagna ed in città/Com’è bello far l’amore da Trieste in giù/L’importante è farlo sempre con chi hai voglia tu/E se ti lascia lo sai che si fa/Trovi un altro più bello/Che problemi non ha”.
Eh, ho pensato, ottimista la Carrà… a trovasse n’artro più bello, soprattutto che c’ha voglia d’accopppiasse co’ te. Più so’ belli e più so’ occupati. E pure quando so’ occupati ufficialmente si preoccupano de occupasse comunque la giornata con qualcun altro/a che non sei tu.
Tutti ottimisti siete. Apprezzo il vostro ottimismo e ve lo invidio pure (con peccato).
A me solo i cessi capitano (o i pervertiti invertiti inviperiti), come l’altro giorno dove un tizio esce da un negozio di cartoleria e, con la scusa che là dentro faceva caldo e non avevano acceso l’aria condizionata, si è buttato fuori in strada per abbordare la sottoscritta. Una parola tira l’altra – e io cretina che lo stavo pure a senti’ – e questo non si offre pure di accompagnarmi a caricare la spesa su a casa? Per scrollarmelo di dosso ho dovuto inventamme de esse' ammogliata… (a dire il vero è stato lui a servirmi la palla, che ho colto al balzo, commentando che “lo trattavo bene il mio marito” visto la roba da mangiare che avevo comprato. Voi mo’ avete capito come stiamo messi a carestia?).
Dicevo, la foto (che è già tutto un programma). Ma è un rebus da sciogliere o è la verità? Se aspettate un attimo ho trovato pure un’altra (no, non è un rebus: è sacrosanta verità. È un manicomio. Più manicomio de questo…).
Dice: ma dove li hai trovati ‘sti pezzi da collezione? La risposta è semplice.
Ero stanca e lo sono tutt’ora. Stanca di leggere solo offese, giudizi e sentenze da tuttologi dei leoni da tastiera. Quindi ho lasciato perdere siti dei quotidiani, gossip, sponsor ed eventi promozionali e ho fatto un giro per le cassate che posta il comune utente. Oddio anche qui… usare il termine “comune” non so quanto sia appropriato, ci sono certe cose che meritano la scomunica… comunque sia, mi sono soffermata sui post divertenti che, vuoi o non vuoi, anche quando sei giù di corda ti strappano la risata (quello ce rimasto da fa’: ride’ delle nostre disgrazie).
Morale della favola: ti piace o non ti piace, in questi post ti ci riconosci. E devo dire che la fantasia è una dote veramente inesauribile (tocca dirlo: è indefessa)!
Ma è una dote o è un talento? Non lo so (a me non chiedete niente ché non so niente), so solo che – se avessi le possibilità – assolderei tutta questa gente per mettere su una commedia teatrale, vedete che ve’ fòri ‘na robba ottima,² qualcosa nel profondo mi ha sempre suggerito che i dilettanti so’ sempre mejo dei professionisti, forse perché questi ultimi hanno esaurito le loro risorse (so’ esauriti pure loro… mannaggia!), non hanno più la voglia, né la forza, né la passione rispetto ad un principiante che ha tanto da carburare ed è affamato di mondo (So’ ragaaaaazzi!).
Pigliate a Lady Veronica: per carità, quella la passione ancora ce l’ha, ma si vocifera (ho letto, e non solo nei commenti sui social ma anche nella pagina di un noto quotidiano) che sia “arrivata al capolinea”, e per stare sempre sul pezzo non sa più cosa inventarsi (tanto da allearsi a duettare con le lolite del pop della nuova generazione e ad innalzare sempre più “impalcature” per ricordarci e ricordarsi, più a sé stessa che a noi, com’eravamo).
Non nascondo che la cosa mi provochi dispiacere. Mrs. Ciccone è un altro Personaggio con cui sono cresciuta, che ho sempre seguito, di cui ho tutti gli album, di cui ho apprezzato e appoggiato ogni provocazione; conosco tutte le sue canzoni a memoria, e assistere a quello che sta diventando il suo declino (fisico, prima di ogni altra cosa) non mi garba. Per inciso: è l’unica Star che può vantarsi del successo che le ha permesso di diventare l’icona che tutti conosciamo… davvero ha bisogno di riproporre album e tour del passato (sempre pe’ ricordasse chi era, chi è e come eravamo)?
Okay, non è di Lady Veronica che volevo parlarvi, né avevo intenzione di ammorbarvi coi bei tempi andati ma qui pensi a una cosa e te ne ritrovi appiccicata un’altra³, e va a finire che uno manco lo sa come si trova in mezzo a certi impicci.
Del tipo che un giorno una ragazza, nella pagina social dedicata al nostro gruppo di lettura (dove si discute di libri, di recensioni, cultura del territorio, eventi, incontri e presentazioni legati al libro), se ne esce chiedendo se esiste un servizio di navetta che la possa destinare dal capoluogo di provincia al concerto di Vasco Rossi. La situazione è stata tanto più buffa – oltre che rivelarsi deliziosa sul finale – quando la moderatrice del gruppo le ha risposto cercando di aiutarla come possibile e suggerendole delle alternative per far sì che arrivasse sana e salva (e felice) al concerto del suo beniamino. Fatto ancora più bizzarro è stato che mi sono inserita anch’io nella discussione per aiutare la poverina, nonostante all’inizio mi fossi chiesta “ma cosa c’entra il concerto di Vasco Rossi in questa sede?” (la circostanza, vista da tutt’altra angolazione, aveva del comico).
In breve: la ragazza ci aveva provato perché – come sottolineato da lei stessa nella sua “richiesta” – ci considerava delle persone gentili e beneducate (e meno male! Pensate se ne dicevamo di peste e corna) e aveva intuito che qualcuno sarebbe accorso in suo aiuto.
Altra situazione (e altri tempi).
Anni universitari. Ci ritroviamo un sabato sera in pizzeria io e le mie amiche, e finisce che due di loro si infatuano chi di un cameriere (sposato) e chi di un altro (fidanzato) che si alternano nel servizio al nostro tavolo. Quella che perde la testa (ma l’aveva proprio persa) per quello fidanzato non sa più cosa inventarsi per avvicinarlo.
È scontato che in quella pizzeria ci torniamo gli altri sabato a seguire per capire se ne può venir fuori qualcosa (io ero stata arruolata come complice della fattispecie delittuosa eh, non pensate male; tra l’altro costretta da una delle due a fare da correo).
Mentre la prima riesce nell’intento (vabbè, ‘na storiella e poi… sim-sala-bima lavorare non ci torno più lì), la seconda – dopo avergli mandato messaggi per telefono (allora sms), poesie, lettere d’amore grazie alla sottoscritta che faceva da latore recandosi alla pizzeria nell’orario di apertura mentre il reo, in attesa del responso, diventava un tutt’uno col palo all’angolo della strada – è quella che non sa più che pesci pigliare, tant’è che un giorno se ne esce e sbotta con fare deciso così: «Basta. Gli mando dei fiori» (What?).
La guardo e penso “Questa è partita per la tangente”, poi passo all’azione: le rido in faccia a crepapelle.
All’epoca per me era una cosa inconcepibile che si potesse arrivare a perdere il senno della ragione in quella maniera, e per giunta per una persona che vedevi solo una volta a settimana; c’è da dire però che col passare degli anni mi sono ricreduta (se fa pure de peggio, robba da vergognasse).
Anzi, se ci penso oggi, se penso alle volte in cui la mia amica mi supplicava perché la aiutassi a portare a compimento i suoi diabolici piani, se penso a tutte le volte che mi confidava i suoi tormenti, se penso alle volte che piangeva, quel ricordo mi fa molta tenerezza.
A quanto pare oggi invece le cose sono molto cambiate.
Fatt nautu gir, po jess ca gira pur ‘a f’rtuna.⁴
26.06.2026
¹ Che fastidio!, brano di Ditonellapiaga (Album Miss Italia 2026)
² Trad.: si ricava un’ottima cosa.
³ “I pensieri sono appiccicosi, ne prendi uno e te ne ritrovi in mano un altro”. (cit. di Luciano De Crescenzo, Chi non muore si rivede Mondadori Editore 2026).
⁴ Trad.: Ritenta. Sarai più fortunato.