Indovinate di cosa parleremo oggi? Suvvia, non state a pensarci più di tanto… è l’argomento preferito dalla maggior parte di voi… sissignore! Disserteremo dell’amore.
(E sai che novità).
Certo a qualcuno potrebbe importargliene di meno (sono d’accordo), ma siccome siamo in un Paese democratico (democratico????) prassi vuole che in una società democratica vige la regola che si fa quello che decide la maggioranza(che razza di regola è?), e siccome a pensarci siete in tanti come pure siete in tanti quelli ad essere accoppiati, più di quelli single – e mannaggia a voi che avete anche il coraggio di riprodurvi e moltiplicare questa brutta specie “umana” che ci ritroviamo tra le scatole (ma a farvi i ca…voli vostri no, eh?) – la domanda che voglio porvi è: avete finito di fare i cretini? Per quanto tempo ancora dovremmo sorbirci questo pucci pucci-micio micio?
(Magari ti chiamerò, trottolino amoroso e du-du da-da-da…)¹.
Sia beninteso, non che la penna che scrive sia un soggetto che rema contro il sentimento d’amore e tutti i princìpi che lo governano (se qualcuno mi fa capire bene quali sono questi princìpi gliene sarò grata a vita ché dopo tanti anni ancora non li ho capiti ‘sti benedetti princìpi) ma tutti i cuoricini e le smancerie che spendete nel giorno di San Valentino mi sembrano davvero molto molto forzati. Ritengo infatti che il giorno di San Valentino sia la festa dei commercianti e non degli innamorati, un po’ come il giorno della commemorazione dei defunti in cui “a far festa” sono i fiorai con buona pace (e speriamo che almeno i morti abbiano trovato la pace) dei commemorati. Comunque, sempre meglio che fare all’amore che fare la guerra (tempo un paio di giorni e dichiaro guerra anch’io, ogni pazienza ha un limite e ogni limite ha una pazienza).
Vi ho messo più volte al corrente della mia idiosincrasia nei confronti di queste feste stupide (ne volete un’altra? Quell’odiosissima e super falsa celebrazione dell’8 marzo; cacchio avrò poi da festeggiare non lo so... che ho le tette e voi maschi no? E che differenza fa? Io ho i palloncini su e voi li avete giù, è una differenza questa? Voi avete i muscoli un po’ dappertutto e io ne ho uno solo in testa ma funziona meglio di tutti i muscoli distribuiti sul vostro corpo, “sint a me”²) ma che sono stabilite da calendario e per forza di cosa dobbiamo sorbircele, pur se si tratta solo di resistere per ventiquattr’ore (se tutto va bene, pensate alle feste di Natale e CapoDanno ovvero il capo di tutti i danni); tuttavia pensando a questa festa (festa? Ma allora il tuo è un vizio!) ho pensato non a chi abitualmente si pensa (questo valga per il soggetto pensante che ha un soggetto da pensare ma che, il più delle volte, ignora di essere pensato) ma pur sempre a qualcosa di cretino (ebbene sì, l’ho pensato anch’io).
Ta-dàààà!!!! Ed eccolo qua: il cretino è bello e servito, una bella puntata del cartone animato più allegro e fantastico targato anni ’80.
Sapete il titolo qual è? Un amore per Sand.
Che romantico!!! (occhi a cuoricini).
D’altronde, chi non ha un amore? Anche il più stupido ce l’ha (soprattutto il più stupido degli stupidi).
Rivedere un cartone animato, come rileggere un libro, è sempre diverso dalla prima volta. Cambia il momento, la prospettiva con cui si vedono le cose, si mettono a fuoco dettagli che sono sfuggiti ad una prima occhiata, si entra più a fondo nella storia.
Questa puntata la vidi quando avevo suppergiù nove/dieci anni; beh, è facile intuire che a quell’età sfugge il senso di tante cose, e che si è più concentrati a ridere e a divertirsi, a fremere nell’attesa di assistere a scene e ascoltare battute divertenti piuttosto che carpirne i contenuti. Oggi è un pochettino diverso.
Partiamo dal titolo che si è scelto per la puntata: io lo avrei titolato, ad esempio, “un caso di stupidità”. Perché l’amore rende stupidi, se ci pensate bene.
Si perde ogni ragione, si perde il sonno, la fame, la sete, nei casi più estremi anche la voglia di stare al mondo. Improvvisamente ogni pensiero comincia a ruotare intorno alla persona che si vuol bene (attenzione: voler bene ad una persona significa che si desidera il meglio per lui/lei, il sentimento non si riduce al mero desiderio fisico altrimenti non è amore) e ogni cosa la si fa in funzione di quella persona. Anche se non c’è. Anche se è andata via.
Conosco gente che ci è rimasta davvero sotto dopo essere passata sotto la scure dell’amore; chi, pur continuando ad andare avanti, non ha mai dimenticato il sentimento vissuto con l’altra/altro e chi invece è realmente impazzito (e chi si è ammalto sul serio, ma questa è un’altra storia che non so se in futuro ve ne parlerò).
Quando ci penso impazzisco pure io. Perché quello che mi domando è “ma guarda te, che potenza ha questo sentimento da far rincitrullire le persone e ridurle ad un fantoccio… totalmente vittime, piegate e sottomesse ad una forza che nessuno è in grado di governare… anche l’essere più intelligente finisce per essere sopraffatto, non c’è nemico o antidoto che resiste all’amore”.
Ci si può innamorare di un assassino, di un ladro, si può perdere la testa per uno sconosciuto, un poco di buono, una persona già impegnata, un omosessuale e persino di un prete. Nessuno è immune all’amore. Si può essere succubi persino di una persona che non esiste.
Questo è un bel casino, ma un casino veramente. E anche a voler far ragionare una persona innamorata non c’è verso. Insomma, siamo tutti dei veri e propri casi di stupidità.
C’è gente che si inguaia e si è inguaiata per non aver resistito ad un impulso del cuore, però è anche vero che è il cuore a tenerti vivo e non il cervello (si può restare in coma per anni perché è il cervello a essere spento, ma finché il cuore batte i medici non staccano la spina. Diversamente, se il cuore cessa di battere il paziente è morto).
A proposito di cuore e di cuori, il mio – e vostro – caro Luciano diceva sempre che per allargare la vita bisogna viverla intensamente: viaggiando, leggendo i libri, innamorandosi, vivere appieno ogni emozione, passione, sentimento, magari commettendo pure qualche follia. Ecco, se la si vive in questa maniera un uomo o una donna a sessant’anni avrà sempre venti o trent’anni; al contrario se si vive la vita in maniera piatta, abitudinaria, senza hobby, senza distrazioni, senza phatos, nella propria comfort-zone, a sessant’anni avremo quella che è la nostra età anagrafica: sessant’anni.
Oh, mo’ però con la scusa di vivere intensamente e di godersi ogni cosa non vi date alle orge in piazza eh! E soprattutto non andate in giro dicendo che c’è una erotomane che sparge voce di fare sesso sfrenato con chiunque vi capiti a tiro, vivo o morto che sia.
Occhio che c’è pure Fabrizio Corona che vi spia, potreste finire nel bel mezzo di un pasticciaccio e di un grosso scandalo. Sì lo so che vi piace stare in mezzo a questi inciuci, sui tabloid e sulla bocca delle persone (in tutti i sensi, sia letterale che metaforico) ma comunque non strafate ché già fate abbastanza schifo di vostro (ci chiederemo come maiiiiiii/il mondo sa tutto di noiiiiiiii…)¹.
Già me lo immagino a Fabrizio Corona sdraiato sul lettino dell’ospedale, flebo al braccio, che ogni tanto si alza, si mette seduto e dà di matto col dito puntato contro la telecamera o contro lo schermo del telefonino: “Non mi fermerete maiiiiii!!!!”. Poi cade di nuovo morto e inerme sul lettino fino alla prossima scarica di medicinali in vena che lo fa resuscitare e inveire di nuovo contro chi vuole tappargli la bocca.
L’innamoramento è una specie di esaurimento nervoso.³ E pure questo è vero (purtroppo per tutti). Ma può anche essere una iattura⁴ che fa rima con sciagura. Questione di punti di vista.
Adesso non so se l’esaurimento passa – inteso come malattia e non come forma d’amore – oppure se un individuo è condannato a tenerselo addosso per sempre come con un’allergia. È pure vero che le allergie cambiano, specie quelle che riguardano il cibo, ma allora se cambiano può cambiare quindi anche l’amore (amore inteso come allergia/esaurimento nervoso)?
Si dice che l’amore varia con l’età (non saprei, vi credo sulla parola comunque) ma a me viene in mente anche – non so perché – il desiderio carnale. Non ho mai capito infatti se cambiate le persone come cambiate le mutande, sempre ammesso che le indossiate – e quindi per necessità o per una norma comportamentale – oppure perché certe “carni” vi cominciano a puzzare (che discorsi del ca@@o!) o, più semplicemente, il materasso di casa comincia a farvi venire un’ernia al disco (scatta quindi l’urgenza di saggiare nuovi materassi che facciano scomparire il dolore).⁵
Fatto sta che, come la metti metti, l’ “amore” cambia (l’amore coooonta/l’amore coooonta/conosci un altro modo per fregar la mooorte…)⁶.
Eccalà, pure ‘n altro Luciano ce voleva, non bastava uno ma due. E vabbè.
La stupidità comunque rientra negli ingranaggi di una persona, a prescindere dal sentimento d’amore. Tutto sommato alla stupidità vera e propria, e quindi spogliata degli orpelli dell’amore, si può porre rimedio con la conoscenza (e quindi con i libri).
La puntata di Ransie la strega non vede solo Sand come protagonista ma anche la dolcezza, che poi è una pertinenza dell’amore. Un dubbio (pure questo altra bella novità, questo blog è un contenitore di dubbi): ma la dolcezza è una conseguenza dell’amore oppure fa parte del bagaglio delle qualità di una persona?
Dove sta la dolcezza? Ci sta, ci sta. C’è in gran parte delle scene (la famiglia seduta a tavola per la cena, durante il trasferimento dei Lupescu dalla cucina in salotto, il bacetto di Sand al Principe Aron mentre sghignazza credendo di aver dato lui la risposta giusta al quesito dell’insegnante, la premura di Ania al parco nei confronti di una creatura infernale, l’esercito spiegato dal papà di Lisa attorno alla casa dei Cabor…).
E tante altre belle cose.
Non c’è quindi solo da ridere. C’è tanto da guardare, leggere e apprendere.
Avrei potuto inserire un’altra puntata a corredo del post che ci stava bene con l’argomento⁷, ma trovo che questa sia più completa.
Okay, dopo che avete preso visione del filmato potete continuare a fare i cretini (chi fa il cretino a febbraio fa il cretino tutto l’anno).
Del resto l’amore è essere cretini insieme.
(Ancora ti chiamerò/trottolino amoroso e du-du da-da-da/e il tuo nome sarà il freddo e l’oscurità/un gattone arruffato che mi graffierà/il tuo amore sarà un mese di siccità…)
4.03.2026
¹ Vattene amore, brano di Mietta e Amedeo Minghi del 1990.
² Trad.: senti a me.
³ I pensieri di Bellavista (ed. Modadori 2005) di Luciano De Crescenzo.
⁴ Sfortuna, iella.
⁵ O nuove centrifughe (lavatrici) che vi massaggino la schiena.
⁶ L’amore conta, brano di Luciano Ligabue del 2005 (album: Nome e Cognome).
⁷ Cupido colpisce ancora, ep.28.
Autrice : Carla Iannacone |
Categoria : Umorismo |
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Data : 04/03/26
Arisa e Francesco Mandelli nel frame del video del brano L'esercito del selfie di Takagi&Ketra
Ci risiamo.
Sanremo è di nuovo di casa (ma sarebbe più corretto dire che è a casa visto che le televisioni di tutti gli italiani saranno sintonizzate da domani sera fino a sabato, per cinque sere di fila, sul primo canale della Rai) e tutti sono curiosi di conoscere testi e spartiti delle canzoni. Aggiungiamo che c’è anche chi lo guarda solo per le polemiche (o per gli ospiti che animeranno le varie serate) fregandosene del canto e il gioco è fatto.
Ad ogni modo, piaccia o non piaccia, seguìto o non seguìto, se ne parla e se ne parlerà per altri due mesi perché poi comincia l’estate e amen. Pace a Sanremo, pace alle critiche, pace alle canzoni, pace agli spot e pace a voi fratelli e sorelle (scambiatevi un segno di pace. E sarebbe pure ora, che dite?).
Nel frattempo nelle radio è sempre la stessa musica (tranquilla Charlie tempo 36 ore e cambia, è la solita minestra che viene servita ogni anno).
Ebbene, ho voluto fare una lista di questa musica che, vuoi o non vuoi, le tue orecchie sono costrette ad ascoltare ogni volta che si prova a sintonizzarsi sulle onde radio o a seguire le trasmissioni sul digitale terrestre.
GIORGIA – La cura per me: non so più quante volte ti ho ascoltaaaaaaatoooo!
MODÀ feat.BIANCA ATZEI – Ti amo ma non posso dirlo: e se domani muori? Cogli l’attimo, come diceva Orazio – aggiungerei anche Bianca Pitzorno¹ – e non te ne pentirai (oddio, su questo non garantisco).
ANNALISA – Esibizionista: lui è un esibizionista/ sesso e varietà/ bello come una specie estinta/ viene e se ne va…
Annali’, ne avessimo uno solo di esibizionista staremmo tutti apposto, il problema è che qui siamo circondati da esibizionisti… è questa la malattia della società contemporanea!
EMMA – Brutta storia: fare piani ormai che senso ha/ se alla fine… (a me m’ho dici ché me se sta a spaia’ tutto?)
RAYE – Where is my husband?: direi che è arrivato il momento di tirare fuori mazze, pianelle e scope
SOLEROY – Call it: I don’t wanna call it love/I don’t wanna call it love (Manco io se ti può essere di consolazione).
LAURA PAUSINI – Ritorno ad amare (cover di Biagio Antonacci): complimenti per il coraggio Laure’! A parte questo, sei e resterai sempre una Grande Artista (te vojo bene).
TONY PITONY – Mi piacciono le nere: e vabbé, ognuno ha i suoi gusti (ma chi è Tony Pitony?)
TOMMASO PARADISO – Forse: Farsi dei viaggi giganti/ ascoltando Carboni (te me sa che te li spari bene i viaggi giganti…)
TIZIANO FERRO – Cuore rotto: questa è una canzone, la più triste che ho scritto (hai fatto di peggio, senti a me) e l’ho scritta per noi (io ti ringrazio)
TIZIANO FERRO – Sono un grande: ah ma allora la tua è proprio megalomania!
CESARE CREMONINI – Ragazze facili (e qui già sul titolo c’è molto da dire): losche avventure sentimentali/nate in un angolo della città/sotto due lune che sembrano uguali/ragazze facili, facili, come va? (io bene grazie, te me sembra di capire che nun ce stai proprio cor cervello)
BENSON BOONE – Man in Me: questo è n’altro… Annaliìììì che te dicevo?
BRESH – Dai che fai: dai, che fai?/Ti attacchi al campanello/dimmi dai, cos’hai? (detto così me sa tanto de porno… ‘sto attaccati al campanello me sa tanto de “attaccate ar…” Ma poi quale campanello? Quello a bottone o quello che se tira ‘a cordicella, dlin dlon e te vengono ad apri’?)
JOVANOTTI – So solo che la vita: so solo che la vita/da quando siamo insieme è rifiorita/si vede anche da fuori che qui dentro/è come se nel centro del mio cuore/ splende il sole […]. So solo che la vita/da quando siamo insieme è una figata/è un filo d’erba che spacca la pietra nel punto in cui sentivo quel dolore/splende il sole…
Lore’ purtroppo non condivido il tuo pensiero, ma se sei contento tu sto bene pure io (Si tu vales bene est, ego valeo).
TAYLOR SWIFT – The Fate of Ophilia: che la sorte possa sempre arridere a un’altra principessa che vive nel suo bel mondo delle favole
GEOLIER – Canzone d’amore: Lele, Lelluccio bello… tu davvero si nu bravo guaglione, ma perché non capisco una beata mi@@@@a di quello che canti?
DAVID GUETTA, TEDDY SWIMS, TONES AND I – Gone gone gone: pure io me ne vorrei solo andare, andare, andare… purtroppo (per me) l’unico posto in cui vado è solo af*******
ROSE VILLAIN – Io, me ed altri guai: eh, sapiss i mia… (trad.: eh, sapessi i miei). Mi fermo qua e mi taccio per buona creanza (educazione).
MÅNESKIN – Zitti e buoni/DEODATO – Fai rumore: e metteteve d’accordo pure voi, ché qua già non sappiamo più che pesci pigliare
THE KOLORS – Tu con chi fai l’amore?: ma che te frega????
E queste sono solo le canzoni, o perlomeno quelle che vanno per la maggiore in radio…perché poi quanto a pseudonimi e nomi d’arte ce n’è per tutti i gusti…
LAZZA (ma te poi chiama’ lazza ché mi ricordi episodi poco felici sulla tazza che ho nel bagno e che nulla a che vedere con quella che ho riposta nella credenza per bere il caffè?)
MR.RAIN (che razza di nome è? Ti facevi chiamare Mr. Muscolo Idraulico Gel era meglio, almeno faceva ridere ed era simpatico come Tony Pitony. Ma chi è ‘sto Tony Pitony, se po sape’?)
ERNIA (cioè, uno accende la radio per distrarsi da problemi e preoccupazioni quotidiane e cosa sente annunciarsi come prima cosa? Il nome di un cantante che porta il nome di una patologia!)
IRAMA (non l’ho capito)
AKA7even (Tsamina mina, eh eh/Waka waka eh eh/Tsamina mina zangalewa/anawa-a-a/Tsamina mina, eh eh/Waka waka eh eh/)²
ARIETE (pure io, con ascendente Leone)
BNKR44 (Rebus: frase 6, 4, 44)
SFERA EBBASTA (e basta va’, che è meglio)
BAMBOLE DI PEZZA (e meno male che almeno queste non so’ di plastica come certe facce che se vedono in giro)
CHIAMAMIFARO (a me buttami dalla finestra)
DITONELLAPIAGA (non mi far essere scurrile)
BRESH (veramente io mi trovo bene col Dash)
CHIELLO (e chest)³
FULMINACCI (eh, che te possino…)
CALCUTTA (e mettemose pure Santiago di Compostela)
TREDICI PIETRO (Charlie Fiat 126 blu, il mio “Topolino” da più di cinquant’anni)
TROPICO (del Cancro pure tu? Ma manco ‘o sai tu chi lo ha scritto ‘sto romanzo)⁴
RKOMI (piacere, Sgorbio)
BIONDO (Mora con qualche sfumatura di roscio)
PLASMA (ma perché nun te chiami Siero?)
TORMENTO (non sei solo fratello, io Addolorata)
SENZA CRI (pure io senza sale ché c’ho la pressione alta)
BABY GANG (vuoi l’applauso?)
LA MESSA (LA PREDICA nun ve piaceva?)
SALMO (questi manco hanno fatto er catechismo quanno andavano alle scole e basta un nome per sentirsi Santi, beati loro!)
Insomma nomi che abbiano un po’ di senso non ce ne sono.
Mi piacerebbe sapere chi è che consiglia questi pseudonimi, se si tratta di un amico, di un agente, un parente (come Tananai il cui nome d’arte è stato, come dire, scelto dal nonno) oppure se a creare questi nickname siano i diretti interessati, i cui biglietti da visita dicono già tutto.
23.02.2026
¹ "Vuoi essere tu la padrona della tua storia? E allora sei tu che devi decidere." (cit. da La Sonnambula, edito da Bompiani).
² Waka waka (This time for Africa), brano di Shakira, 2010.
³ Trad.: e questo.
⁴ Tropico del Cancro, romanzo di Henry Miller del 1934.
Autrice : Carla Iannacone |
Categoria : Umorismo |
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Data : 23/02/26