Nell’articolo datato 19 maggio 2026, Guia Soncini, collaboratrice e autrice de Linkiesta, si è espressa sulla kermesse del Salone del Libro di Torino annotandosi sette cose che tutti – lei compresa – dovremmo tenere bene a mente quando ci rechiamo o assistiamo a una Fiera della Vanità.
Nel caso in questione, la Fiera a cui faceva riferimento la Soncini riguarda l’universo dell’editoria, un riferimento che prenderei come esempio in quanto applicabile a qualsiasi ambito attinente al mondo dell’arte e delle sue forme d’espressione: canto, recitazione, pittura, cibo, disegno, moda, ballo, coreografia, regia, fotografia, scultura e altro.
Prima di cominciare vorrei far notare che la parola cambia il suo significato in base al contesto.
Fiera non indica solo un evento o una manifestazione, è anche un aggettivo. Indica una persona orgogliosa di sé, che ha contezza del proprio valore e nutre un grande considerazione di sé stessa. Fiera indica anche un animale feroce, selvaggio e impietoso; non ultimo una mostra, un raduno, un’esposizione o convegno. (Una coincidenza?)
Dove la metti metti, o come la metti, questa parola insomma ha un che di superbo nella sua definizione che non contempla altro fuori dal suo spazio e, se lo ammette, avviene solo perché ne possa beneficiare la sfera egocentrica.
Fatta questa premessa ci renderemo conto come mai la Soncini non spende parole benevolenti verso tutto ciò che circonda questo mondo, pur facendone parte essa stessa.
Annamo bene!
Il problema non sta nel puntare il dito contro i falsi moralismi, le false persone, il falso buonismo, le false dottrine accusando i vanesi di eccesso di vanità (so’ vanesi, cosa ti aspetti?) e di altri vizi e difetti, sappiamo come vanno queste cose. Lo fanno tutti, non abbiamo bisogno di una Guia Soncini che ce lo viene a dire (voglia la dottoressa, giornalista, opinionista e scrittrice perdonarmi, il mio intervento non vuol essere un altro j’accuse identico a quello già speso in precedenza con la Tartt e Insolia, non è nel mio carattere. Qualora, a volte, mi accinga a spingermi oltre la linea di confine cerco di farlo sempre in maniera burlesca e canzonatoria senza troppo strafare o offendere), il cuore del problema sta proprio nel non usare la testa per ovviare al problema.
Che vuol dire? Vuol dire che la “avvelenata” Soncini (la sua rubrica si chiama infatti L’ Avvelenata), la testa ce la mette riconoscendosi per quello che è senza mandarle a dire. Certo, non lo dice con parole chiare e precise – che volete farci? È un vizio di chi scrive giocare con le parole – ma lo dice.
E cosa dice?
Tanto per cominciare ce l’ha con qualcuno, anche più di uno. A noi non interessa sapere chi è (o chi sono) questo qualcuno; ognuno di noi ha qualcuno sulle balle e quindi viene naturale ogni tanto sfogarsi e sparare a zero sulla vittima di turno, anche se quest’ultima non ha colpe (che colpe ha per essere quello che è?).
Altro appunto, altro vocabolo. “Critica” non bisogna intenderlo come un termine negativo. Spesso con critica o criticare ci riferiamo ad una offesa, un giudizio, una valutazione dove un soggetto non ne esce per niente bene.
Ora ve lo voglio dire: la critica non è uno scanner o uno strumento per le radiografie dove occorre per forza trovare il maligno in chi ci sta davanti. La critica è un’osservazione rivolta ad un’altra persona allo scopo di migliorarla e sviluppare la sua crescita e le sue potenzialità.
Questa è l’accezione corretta da considerare (e da adottare): uno strumento altruista e intelligente che ha una sua funzione educativa, che serve da supporto all’altro; altrimenti è insulto.
Adesso, che la Soncini si sia divertita a confessarci che il Salone del Libro di Torino sia soltanto una Fiera della Vanità non ci ha svelato nulla di nuovo, tantomeno avevamo bisogno di una come lei che ci sbattesse in faccia quello che è sotto gli occhi di tutti (chi ancora non lo ha capito è un fesso)¹.
Perché? Perché di queste sfilate haute couture ne facciamo una grande abbuffata 365 giorni all’anno, h24. L’unica differenza è che prima lo facevano solo i VIP (ma quali very important person?), ora lo fanno pure i cani, i gatti, le lucertole, i topi, i pipistrelli, gli armadilli, i porci, gli ippopotami e i cacatua (la lista è meramente esemplificativa), e per questo dobbiamo ringraziare i social e gli smartphone di ultima generazione. Non voglio prendermela con la tecnologia perché quella il suo compito lo deve pur fare, ma un conto è la mutazione e l’incedere del progresso, un conto è non usare la testa per usare le cose come cose e non farsi usare dalle cose come cose.
Ora, il vezzo di un essere umano – ma anche di un essere animale² – è quello di farsi notare. Poche sono le persone che preferiscono confondersi nella bolgia e starsene per i cavoli loro (dal comparto sono esclusi gli assassini, i ladri, i mafiosi, gli psicopatici, perché per questi l’ “anonimato” è d’obbligo). Quanto più riescono a dare spettacolo tanto più è meglio. Aggiungiamoci che se poi queste persone sono circondate da una considerevole aura di notorietà come conseguenza di una fama ragguardevole (non sempre meritocratica, ma questo è il consueto parere personale di chi vi sta scrivendo in questo istante), il risultato – sì anche la vanità – sarà decuplicato.
Non c’è da stupirsi allora se li vediamo andare in giro per Fiere, incontri, ospitate in puntate televisive, sagre (devono pur mangiare, no?), presentazioni, manifestazioni, premiazioni, ecc.
Gli scrittori poi sono una branca a parte (forse i più vanesi).
Sono i peggiori? O sono i migliori in quanto consentono di schiuderci le porte su nuovi mondi e offrirci diverse prospettive (siano esse emotive, etiche, ideologiche, scientifiche, storiche…) sugli altri e su quel che ci sta intorno, e quindi di avere una visione a tutto tondo?
Una risposta non me la sono mai saputa dare. La risposta che mi sento di dare è che l’approccio migliore sarebbe quello di fermarsi al testo.
Il testo è esaustivo. È il contenuto che conta.
Il resto è formalità.
Quindi basta biopic, docuserie, celebrazioni, omaggi e gadget, altrimenti uno che deve pensare? Che uscite dalla busta delle patatine?
Questa, ovvio, è una riflessione che ha preso corso dopo tutte le serie girate e date in pasto al piccolo e al grande schermo che raccontano della vita di Elodie, Ilari Blasi, Madonna, Michael Jackson, Robbie Williams, I Ferragnez, Mahamood e, a breve, pure Marracash.
Beh certo, le pop star sono altro dagli scrittori ma come comune denominatore hanno sempre l’arte, la creatività e l’immaginazione; una meditazione che ho tirato in ballo per far comprendere il livello di mitomania da cui sono affetti diversi signori e signore del successo pur di stare sempre sulla cresta dell’onda e per far parlare di sé.
Altro esempio di egolatria? Avete presente il videoclip di Achille Lauro del singolo Comuni immortali dove, appunto, l’ “immortale” sfila innanzi al suo pubblico sullo sfondo notturno e chic della Fontana di Trevi? Più che chic trovo che faccia molto scioc(co). Ma questo sempre a parere personale (alzino la mano quanti la pensano come me). Ripeto: ci voleva la Soncini a ricordarcelo?
A Sonci’, benvenuta nel club.
Che poi, parliamoci chiaro, la dottoressa riconosce la sua specie, sa di che razza è fatta la sua categoria – soprattutto di che razza è – e, a quanto pare, sembra anche fare ammenda dei suoi limiti e prendere le dovute distanze dalle insidie in cui si può facilmente incorrere navigando per le acque putride della popolarità. È già qualcosa, credetemi, siamo ancora con le rotaie ben piantate sui binari e, fino ad ora, rischio di deragliamento non ve n’è. Almeno non da parte della Soncini.
Quindi, ringrazio e ringraziamo Guia Soncini e la sua rubrica per aver aperto gli occhi a quanti ancora dormivano – e dormono! – della grossa, e soprattutto per metterci sull’avviso di non pagare più il canone Rai stante le schifezze, le ripetizioni (incluse le fiction a gogò con le stesse tematiche e gli stessi interpreti che recitano sempre uguali, insomma il solito riciclo dell’umido e della plastica³), i programmi di “approfondimento” e gli “spettacoli” di intrattenimento di cui ci rimpinzano fino alla morte (eccezion fatta per Ulisse, Noos e Passaggio a Nord Ovest del dottor Angela, gli unici programmi degni di un’accurata, approfondita e attenta visione).
Mediaset manco la voglio nominare (ma l’ho nominata, eh beh che volete farci? È la par condicio) tanto è il mondezzaio per eccellenza… La7 manco a parlarne (per carità!), così come pure l'8 e il 9 e ciao ciao (non il motorino).
Quindi?
Quindi niente. La chiudo dicendo che la gente esiste. Ve piace o nun ve piace, la amate o la odiate la gente esiste. E ha bisogno di sentirselo dire, di essere riconosciuta per strada – ne va della sua vita, del suo valore e della sua psiche – e di essere ricordata.
Per tutto ciò che non è stato detto, o di quello solo accennato, si rimanda ai post delle pagine precedenti. E a Guia Soncini.
24.05.2026
¹ Ingenuo.
² Anche questo è un gioco col significato delle parole.
³ Ibidem come sopra.