«Ma tu non ti preoccupare per me, pensa al tuo di stomaco che al mio ci penso io»
«Ma che hai capito? Mica mi preoccupo del tuo stomaco, mi preoccupo del tuo cervello»
«Che c’entra il cervello?»
«E proprio tu me lo chiedi che col cervello ci lavori, ci campi e lo tieni sempre in allenamento? Mens sana in corpore sano» e così dicendo buttai un occhio al corpore che avevo davanti a me in quel momento «lo dicono anche i tuoi cari amici latini»
«Giovenale»
«Che dici?»
«Decimo Giunio Giovenale, poeta romano nato e vissuto tra il primo e secondo secolo dopo Cristo. La massima è tratta dalle sue Satire:“Orandum est ut sit mens sana in corpore sano”»³
«Sì certo, preghiamo che il peccato dell’ingordigia non venga più a tentarti altrimenti avoglia a chiedere l’intercessione di Dio!»
«Ma perché mangiare è peccato scusa?»
«Mangiare no, ma abbottarsi⁴ sì. La gola è uno dei sette vizi capitali, lo sai o non lo sai?»
«Su questa cosa che la gola è un peccato avrei qualcosa da ridire»
«E ti pareva che pure qua due parole le dovevi spendere»
«Partiamo col dire che Epicuro classificava i piaceri in tre tipi: ci sono i piaceri primari, ovvero quelli naturali e necessari, i piaceri secondari, ossia quelli naturali ma non necessari, e i piaceri vani, cioè quelli né naturali e né necessari. Al primo posto, nei piaceri primari, troviamo il mangiare, il bere, il dormire e l’amicizia…»
«…e fare sesso» aggiunsi io mettendo a bollire l’acqua per la tisana.
«No, è qui che ti sbagli. Il sesso si colloca nei piaceri secondari: è naturale ma non è necessario»
«Questo lo dici tu, guarda che ci sono persone per le quali fare l’amore è un bisogno naturale e pure necessario»
«Ma non diciamo sciocchezze! Non è che uno perché non fa l’amore muore, campa lo stesso. Diversamente dicasi se uno non mangia, non beve e se ne sta da solo tutto il tempo»⁵
«E io ti ripeto che c’è gente che fa l’amore tutti i santi giorni e che senza sesso non ci può stare. Quello è come un vizio, è un piacere eh, eccome se è un piacere… ma è pure un vizio»
«Vorrà dire che quando mi presenterai queste persone sarò onoratissimo di conoscerle»
«Me’ mo’ non lo so dove abitano, però so che ci sono. Di’ un po’, ti piacerebbe essere tra questi? A te comunque nella parte di Fra’ Luciano non ti ci vedo per niente»
«E passiamo alla terza categoria: i piaceri che non sono né naturali e né necessari come il lusso, la carriera, il titolo accademico, le onorificenze, i premi, il Potere… il nemico numero uno dell’Amicizia. A tal proposito, un’accortezza mia cara: ti pregherei di prestare attenzione, nel lungo percorso della vita che ti sorride, ai punti esclamativi e di farti accompagnare sempre dai punti interrogativi, e quando dico di farti accompagnare intendo proprio che devi andarci a braccetto»
«E che sono ‘sti punti interrogativi?»
«Il punto interrogativo è il Dubbio Positivo, il simbolo del Bene assoluto, al contrario del punto esclamativo che è il simbolo del Male. Quando per strada ti imbatti in questi sacerdoti del Dubbio Positivo vuol dire che sono brave persone, tolleranti, disponibili, democratiche, sempre pronte ad aiutare il prossimo, a metterci una buona parola; se invece dovesse capitarti di incontrare i punti esclamativi allontanati, scappa il più lontano possibile, non starci a perdere tempo, sono i paladini delle Grandi Certezze, i puri dalla Fede incrollabile: ed è lì che devi metterti paura, perché spesso la Fede è l’altra faccia della violenza»⁶
«La Fede?» feci per togliere il bollitore dall’acqua e versarla in due tazze e per poco non mi scottai presa com’ero dal discorso «A cosa ti riferisci? A quella religiosa?»
«Mi riferisco a qualsiasi tipo di Fede, quella religiosa, politica e ahimè» alzasti gli occhi al cielo «anche quella calcistica»
«Vuoi vedere che mo’ mi devo mettere paura pure di te?» risi porgendoti la tazza con dentro l’infuso della tisana.
«Io sono un uomo d’Amore»
«E da amare» sussurrai abbassando lo sguardo.
«Eh? Hai detto qualcosa?»
«Niente»
«Cosa stavamo dicendo?»
«Stavi parlando di Epicuro e del piacere»
«Te l’ho detto che quando ero al liceo era uno dei miei filosofi preferiti?»
«Sì me lo hai detto… a quanto pare non lo disdegni neanche adesso e s’è visto, sei un tipo godereccio tu»
«Eh no, non mi svilire Epicuro per cortesia perché se dici queste cose vuol dire che non hai capito proprio niente. Epicuro non rincorreva il piacere in quanto piacere anzi, una persona saggia deve imparare a vivere il presente, ad assaporare ogni istante di quello che ha, nella giusta misura e senza strafare. Non si può trascorrere la vita con un occhio al passato e con un altro proiettato verso il futuro. Che ce ne facciamo allora del presente? Te lo dico io che facciamo: adesso ci sediamo sul divano qui vicino al tavolino, ci beviamo questa bella tisana, io e te, e siamo felici perché ci godiamo questo momento e perché abbiamo la possibilità di godere di questa tisana squisita. Senti, senti, che bellezza! Che piacere! La senti come scorre liscia, calda, giù per la gola? E la vuoi sapere un’altra cosa? Questa tisana è buonissima, è ancora più buona di quanto mi aspettassi perché la sto bevendo con te»
«Veramente è una fetecchia»
«Ecco, lo vedi come sei? Concentrati sul sapore, sul momento, su noi due, sul senso di relax che ti concede la bevanda rilasciato dal suo torpore, vai dritto ai sensi, vai dritta, vai dritta, senti come scende?»
«Lucià, tu mi sa che hai scambiato la tisana per un’altra cosa»
«E io qua ti volevo!»
«Volevi cosa? Consumare in cucina?»
«No. Farti capire che se bevo una borraccia, una vasca, un pozzo di questa tisana non faccio del male a nessuno, solo piacere a me stesso»
«Ma ti gonfi come un pallone, come hai fatto questa sera a cena a casa dei tuoi amici!»
«E che sarà mai, al massimo mi butterò venti volte fuori dal letto per fare pipì ma senza aver ammazzato qualcuno»
«Ma tra le cose necessarie che annovera Epicuro… per caso, fare pipì o pupù è da considerarsi come piacere primario?»
«Se fare pipì e fare cacca ti fa star bene sì, direi proprio di sì. Perché me lo chiedi?»
«Perché tra un po’ se non vado a svuotare la vescica quella che si sentirà male sarò io, per adesso però posso ancora reggere, e poi il fatto qua⁷ è interessante. Quando sarò in bagno però tu diglielo a Epicuro che questa tisana è una vera fetenzia»
«Va bene, visto che in tema di piacere stiamo se ti fa piacere glielo dico, ma sappi che non sono d’accordo»
«Senti Lucià, io non discuto del momento fine a sé stesso che, come sai, è molto bello ed interessante come tutti i discorsi che ho il piacere di avere quando sono con te»
«Ma…?»
«Ma ‘sta tisana…» cominciai.
«… è ‘na vera schifezza!» concludemmo insieme ridendo come due stupidi.
«No davvero… fa proprio schifo!» dissi coprendomi la faccia con una mano e con l’altra poggiando la tazza sul tavolino accanto al piccolo divano della cucina dove sedevamo.
«Dissento. È buona e me ne verso pure un’altra tazza»
«Sul serio ti piace oppure hai già digerito e ti rimetteresti a mangiare di nuovo?»
«Per oggi ho dato col cibo»
«Ci hai dato veramente sotto… per un attimo ho avuto paura che ti sentissi male a tavola, mannaggia a te»
(to be continued)
³ “Bisogna pregare affinché ci sia una mente sana in un corpo sano”.
⁴ Mangiare in quantità smisurata.
⁵ Tratto da Così parlò Bellavista edito da Mondadori di Luciano De Crescenzo.
⁶ Tratto da Il Dubbio edito da Mondadori di Luciano De Crescenzo.
⁷ Il tema.